“IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON”

Immagine da: giulianacampisi.wordpress.com

E CRESCENDO IMPARI…

E crescendo impari che LA FELICITA’ non è quella delle grandi cose.

Non è quella che si insegue a vent’ anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi…

LA FELICITA’ non è quella che affannosamente si insegue credendo che l’ amore sia tutto o niente…

non è quella delle emozioni forti che fanno il “botto” e che esplodono fuori con tuoni spettacolari…

LA FELICITA’ non è quella di grattaceli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.

CRESCENDO impari che LA FELICITA’ è fatta di cose piccole ma preziose…

…e impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.

E impari che LA FELICITA’ è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi, e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’ inverno, e che sederti all’ ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l’ amore è fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,

e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, cucinare, leggere una poesia, scrivere un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato son piccoli attimi felici.

E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo è una deliziosa felicità.

E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami…

E impari che c’è LA FELICITA’ anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c’è qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese,

nonostante il tuo volere o il tuo destino,

in ogni gabbiano che vola c’è nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston.

E impari quanto sia bella e graziosa la semplicità.

Dal libro:IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON” di RICHARD BACH.

Approfondimento

Chi non ha amato …Jonathan

«Era di primo mattino, e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle scaglie del mare appena increspato.»
Comincia così, come una fiaba, “Il gabbiano Jonathan Livingston”, romanzo di Richard Bach pubblicato nel 1970.

Il gabbiano Jonathan Livingston, alcune curiosità sulla favola diventata libro cult

Bestseller in tutto il mondo negli anni’70, Jonathan Livingston è essenzialmente una storia a alto contenuto morale e spirituale. Ecco alcune cose che forse non sapevate

di Alessandro Bianchi

 

Il protagonista
La storia ruota intorno alla vita di Jonathan Livingston, dai suoi primi esperimenti acrobatici fino al raggiungimento della perfezione. Jon, infatti, non è un gabbiano come tutti gli altri:
«La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov’è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d’ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.»

L’autore
Richard Bach è uno scrittore statunitense che nasce nel 1936. Basta dare un’occhiata alla sua carriera precedente per capire come mai il volo e i suoi derivati compaiano così tanto frequentemente nella sua opera. Infatti, prima di essere uno scrittore, Bach è stato pilota riservista nell’aeronautica militare degli Stati Uniti, ha collaborato alla redazione di manuali tecnici per la Douglas Aircraft Company e, infine, è stato pilota acrobatico. Ed è senza dubbio da questa passione che nascono i desideri di volare, e di volare davvero, del gabbiano Jonathan...

Le ultime parole di Jonathan
«Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola.» L’ultima frase di Jonathan riporta subito alla mente un altro celebre romanzo, Il Piccolo Principe, anch’esso scritto da un aviatore: «Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.»
«Fa’ che non si spargano sciocche dicerie sul mio conto. E fa’ anche che non mi trasformino in un dio. Intesi, Fletch? Sono solo un gabbiano. E mi piace volare…»
Non sappiamo se Jonathan Livingston sarebbe contento dell’opinione che oggi ha il mondo di lui. Forse sì, o forse la troverebbe esagerata. Noi lo vogliamo immaginare così: solo un gabbiano a cui piace volare.

 

Alessandro Bianchi è nato a Lucca nel 1989. Dopo la Laurea in Informatica, si è trasferito a Torino per studiare Storytelling and Performing Arts alla Scuola Holden. Ha scritto per il teatro e continua a tenere un blog personale. Attualmente lavora in comunicazione.

>>>> ilmiolibro.kataweb.it/articolo/scrivere/218185/il-gabbiano-jonathan-livingston-una-favola-diventata-libro-cult

SAN VALENTINO

allora, avete tutti svaligiato gioiellerie, pasticcerie, e altri negozi vari per festeggiare San Valentino? Beh, va tutto bene solo se vi siete ricordati di festeggiarlo per gli altri 364 giorni dell’anno. Il che vuol dire che avete litigato, avete fatto pace, vi siete coccolati, vi siete stufati e vi siete galvanizzati stando insieme, che avete imparato a guardarvi dentro e avete visto il bello che vi ha unito e che vi unisce ancora. Che avete fatto di ogni giorno il vostro giorno, perchè ogni sera vi siete ritrovati e ogni mattina vi siete rialzati insieme. Perchè il vostro amore è cambiato piano piano, ma non ha mai smesso di esserci. e non ha le 40 o 50 sfumature di grigio o che altro. Continua ad essere rosso fuoco. perchè quando la fiamma si spegne, nel camino c’è ancora brace che arde. ed il matrimonio non è la tomba dell’amore. Siamo noi che scaviamo tombe.

Impariamo ad amarci senza fine. DIO lo fa costantemente. Lui è nostro sposo.

http://www.facebook.com/groups/fraternità di romena

💗Buon💕 San❣️ Valentino💝

Lago romantico

noncerosasenzaspine.files.wordpress.com

NON È IMPORTANTE! : A Valentine’s Tale

ilnestrosesansespine.blogspot.com

Giuliana Campisi

Domani è San Valentino.

Tanti auguri agli innamorati, a quelli che non lo sono ma presto lo saranno, a quelli che non sanno di essere innamorati ma presto lo sapranno, a quelli innamorati dell’amore e che non sono ricambiati.

Auguri a tutte le coppie che si amano a qualunque tendenza sessuale appartengano, perchè l’amore è unico e non conosce confini, sesso, religione o razza.

Auguri a quelli che amano nonostante tutto.

Auguri a quelli che hanno amato e per questo sono stati uccisi. Auguri a quelli che amano anche se non sono ricambiati e se ne fanno una ragione.

Auguri a quelli che vorrebbero amare e ne sono impediti.
Buon San Valentino

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Kintsugi

ORME SVELATE

Il kintsugi è l’arte giapponese di riparare un oggetto rotto riempiendo le fratture con oro o argento. Letteralmente la parola “kin” significa oro, mentre “tsugi” riparare, ricongiungere: riparare con l’oro.
L’oro, che risplende, ripercorre e sottolinea le fratture dell’oggetto, con linee dettate dal caso delll’ imprevedibile e irregolare rottura.
La pratica nasce dall’idea che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore.
A noi tutti è capitato di sentirci come quel vaso rotto.
Più volte mi è successo. Se chiudo gli occhi mi sembra di vedere una fitta rete dorata e lucente delinearsi nel mio volto.
Penso ad una seconda, terza, quarta, possibilità per rinascere più forte, unica e brillante di prima.
Quando soffro so che posso farcela.
In che modo? Cercando l’oro dentro di me, cercando condivisioni non del dolore ma in nuovi progetti che mi facciano sentire viva!

Giada

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A SIMONE – Alda Merini

Ieri Simone Cristicchi ha avuto l’onore di incontrare la poetessa Alda Merini. Aveva chiesto di poterlo incontrare, dopo aver ascoltato la canzone “Ti regalerò una rosa”. La poesia trascritta qui sopra è il prezioso regalo che gli ha voluto fare, prima dei saluti. E Simone mi ha chiesto di fare in modo di condividere con voi tutti, slacciati e non, questa inestimabile perla di parole, di sentimenti, di emozioni e di verità.

A SIMONE – Alda Merini (dedicata a Simone Cristicchi)

www.oggiscuola.com

A Simone

Non piangere mai
su chi ha abbandonato la sua vita nei manicomi
L’hanno fatto spontaneamente
per non essere molestati
E’ gente che ha un’anima sola
e se perde quella muore
Voi uomini avete più anime
e molte maschere sul vostro viso
Giocate in enormi teatri
e in enormi teatri del non senso
Ma noi eravamo felici
di andare verso la morte
tragica soluzione di una vita
che non volevamo
Alda Merini

Alda Merini scrisse questa poesia per Simone Cristicchi. Aveva chiesto di poterlo incontrare, dopo aver ascoltato la canzone

“Ti regalerò una rosa”.

NB:

l’intervista ad Alda Merini di Michela Tamburrino pubblicata su La Stampa del 5/3/2007

«Sono stata chiusa 15 anni in manicomio e per noi non ci sono rose, solo terrore»

Alda Merini è un poeta, come tale tentò di partecipare al Festival di Sanremo e per accidente, per una lite tv, ne è diventata icona mediatica. Ma non ne è contenta: «Non mi piace parlare del Festival che mi ha pugnalata in diretta. Non capita spesso di essere assassinati a favore di telecamera». 

Signora Merini, nonostante i suoi rapporti difficili con questa baudilandia, magari le sarà capitato di vederlo il Festival. Le è piaciuta la canzone di Cristicchi «Ti regalerò una rosa» che parla della follia? 
«No, non molto. Forse dovrei ringraziare, si parla di matti, di manicomi e io sono stata rinchiusa per quindici anni. Ma è un territorio di cui si dovrebbe parlare a ritmo di rap. Capisco il messaggio, mi compiaccio ma il manicomio è illegalità, disperazione, terrore. Una rosa io la vorrei mettere sulla tomba di quelli che non ce l’hanno fatta. A noi sopravvissuti, grazie al fato e a qualcuno che ci ha salvato, serve altro». 

Ma la canzone di Cristicchi almeno si prende la briga di parlare del problema riprendendo delle lettere vere, mai spedite, di persone con problemi di mente. 
«Troppo raccontata, non c’è poesia e non c’è musica. Sarebbe stata meglio più stringata. Mi sono piaciuti di più i vecchi come me. Dorelli, Al Bano. Siamo noi che teniamo in piedi l’Italia, con un ottimismo che è una follia. I giovani imparino ad essere felici di quello che hanno e a non chiedere molto di più». 

Dica la verità, con che animo ha visto il Festival? 
«Certo, ho il dente avvelenato per l’esclusione ma non ce l’ho con Pippo Baudo. Anzi gli sono ancora grata perché una volta, tanti anni fa, mi pagò la bolletta del telefono e lo fece in modo magnanimo, mi stese una mano che non trema. Ho guardato il Festival cercando di trovare qualcosa. Mi spiace per Milva, una grande ma la canzone era oscena. Mi spiace per Nada Malanima, troppo goffa rispetto a quello che era. Non sempre si è vincitori. Però non sono queste le sconfitte, cerchiamo piuttosto di non perdere le guerre». 

E la canzone contro la mafia di Fabrizio Moro le è piaciuta? 
La mafia è entrata nella storia della letteratura italiana. E dunque, che si canti. Vede, io sono di bocca buona, mica come la luna che si è fatta rossa dalla vergogna durante il Festival. Io sono felice, perché qualcuno ancora mi fa applausi. Non ha idea di cosa vuol dire uscire vivi da un manicomio. Tutto diventa stupendo, perfino Pippo Baudo. Anche in manicomio c’erano le rose, stupende, in giardino. Scavalcavamo il recinto di notte per sentire quel profumo intensissimo e nessuno che ci abbia mai regalato una rosa».

Approfondimento

Da:

22passi.blogspot.com/2007

PREGHIERA DI GIGI

Le favole sono l’unica verità della vita.

FraternitadiRomenaOnlus

NON UN CROCIFISSO MA IL VUOTO, IL RISORTO, L’INFINITO. UNICA EREDITÀ: L’ORO NELLE FERITE

(messa del 3 febbraio)

www.romena.it

Spesso fa meno freddo camminando, che dentro di noi. Spesso le nubi più dense sono dentro il cuore; nel cuore annebbiato di stanchezza e nella disperazione non ci sono fiori per fare miele, le notti sono interminabili quando si appoggiano nel letto di chi soffre.

Dio tu che ci doni sempre un angelo accanto, un po’ di pane, un po’ d’acqua, fa che il nostro cuore possa continuare ad andare e non smarrirsi.

C’è un Dio che ride dell’incenso e dell’oro delle nostre chiese, c’è un Dio che gioisce quando le madri, con le loro lacrime, chiedono una grazia per i loro figli.

Oh Dio fa che noi non perdiamo la nostra vita guardandoci indietro, e che noi possiamo guardare avanti, guardare i tuoi occhi profondi.

Luigi Verdi

le-favole-sono-l-unica-verita-della-vita

Antoine de Saint-Exupéry

www.romena.it

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