Considero valore…

Considero valore
ogni forma di vita,
la neve, la fragola,
la mosca.
Considero valore
il regno minerale,
l’assemblea delle
stelle.
Considero valore
il vino finché dura
il pasto, un sorriso
involontario, la
stanchezza di chi
non si è risparmiato,
due vecchi che si
amano.
Considero valore
quello che domani
non varrà più niente
e quello che oggi
vale ancora poco.
Considero valore
tutte le ferite.
Considero valore
risparmiare acqua,
riparare un paio di
scarpe, tacere in
tempo, accorrere a
un grido, chiedere
permesso prima di
sedersi, provare
gratitudine senza
ricordare di che.
Considero valore
sapere in una stanza
dov’è il nord, qual è
il nome del vento
che sta asciugando
il bucato.
Considero valore
il viaggio del
vagabondo, la
clausura della
monaca, la
pazienza del
condannato,
qualunque colpa
sia.
Considero valore
l’uso del verbo amare
e l’ipotesi che esista
un creatore.
Molti di questi valori
non ho conosciuto.
Erri de Luca

ISACCO, IL FIGLIO IMPERFETTO

Treviso #FestivalBiblico

👉 DIALOGO sabato 19.06 ore 18:00
📍Treviso – Auditorium Palazzo Bomben
ISACCO, IL FIGLIO IMPERFETTO
Presentazione di una lettura “originale” della figura biblica di Isacco
con Gianni Marmorini (autore), Davide Busato e Stefania Zorzi (lettori), don Mirko Pozzobon (biblista)
modera don Michele Marcato

Il volume di Gianni Marmorini ipotizza che Isacco, il figlio di Abramo e Sara, tanto atteso, poi “legato” per un misterioso sacrificio che si è realizzato in maniera diversa da come si poteva immaginare, non avendo un ruolo da vero e proprio protagonista, possa essere “imperfetto”, ossia portatore di qualche forma di disabilità che non è facile precisare. L’autore, in dialogo con un biblista, che ci aiuterà a valuterà la pertinenza di tale lettura, e di una coppia di sposi impegnata in Cooperative di servizio a persone diversamente abili, metterà in luce la questione cruciale – per tutti – dell’accettazione del limite e dell’imperfezione.

ISACCO, IL FIGLIO IMPERFETTO

www.festivalbiblico.it/programma-giugno-2021/

ℹ️ Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite:
https://www.eventbrite.it/e/157710387013

fb2021 #fratellanza #sietetuttifratelli #diocesiditreviso

Il Miracolo Mancato #AmolaTuaParola

Perché avete paura ? Non avete ancora fede?

#Amo la Tua Parola


Consigliamo un piccolo sforzo per una lettura non consuetudinaria e non “consumistica” del vangelo di questa dodicesima domenica dal Tempo ordinario (anno B – Marco 4, 35-40). Una lettura attenta soprattutto al rimprovero da parte di Gesù verso i suoi che, nel pieno di una tempesta, incapaci a gestire l’evento, cercano una fuoriuscita “miracolistica”: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Gesù li rimprovera: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
Qui Gesù pone un’alternativa drastica tra la Fede e la Paura! Alternativa drastica non solo per le prime comunità cristiane, ma anche per noi cristiani del terzo millennio.
Secondo gli esegeti, Marco riporta questo fatto perché lo riteneva altamente significativo per la sua prima comunità. La barca è la comunità cristiana che nei tempi delle persecuzioni, dopo l’Ascensione di Gesù, era come una barca che andava a fondo. Gesù non c’era, i piccoli gruppi di credenti, in mezzo alle persecuzioni che portarono anche Pietro in prigione, erano attraversati dalla paura. Amaro è il commento di padre Balducci: «Questa immagine della barca, che ha avuto un grande destino nella metafora cristiana, ci richiama ai tempi in cui i cristiani per vincere la paura hanno trovato altri accorgimenti: hanno fatto una corazzata, si sono garantiti tutte le protezioni. Ma nel seguire la paura essi hanno così vinto la paura nei modi con cui la vince il mondo» (Gli ultimi tempi, Vol. 2°, pag. 245). Il riferimento è agli accordi con il potere, a partire da Costantino per finire con Mussolini…
Di fronte a questo brano evangelico, dunque, ci si pone una serie di domande: come porci, noi cristiani, di fronte alle inedite paure di questo ventunesimo secolo? Fondiamo le nostre sicurezze sul conto in banca, sugli appoggi di potere, sui privilegi di casta? Speriamo in un intervento miracolistico che prescinda dalle nostre responsabilità? O sappiamo stare, senza paura ma con amore responsabile e combattivo dentro le tempeste della vita e della storia?
Dico “senza paura” perché trovo una radicale impossibilità di convivenza tra la Fede e la Paura. E trovo assurda la “fede” che si nutre di paure per sottomettere e abbonire uomini e donne di ogni tempo. E non è senza motivo se, su questo tema, papa Francesco si esprime con questi termini: «La paura viene alimentata, manipolata… Perché la paura, oltre ad essere un buon affare per i mercanti di armi e di morte, ci indebolisce, ci destabilizza, distrugge le nostre difese psicologiche e spirituali, ci anestetizza di fronte alla sofferenza degli altri e alla fine ci rende crudeli». (Discorso ai partecipanti al 3° Incontro mondiale dei movimenti Popolari – 5.11.2016)
Così come ci avvertiva, negli anni novanta del secolo scorso, don Tonino Bello: «Lo sappiamo, oggi le paure hanno traslocato. Si sono trasferite dalla fascia cosmica (Il buio, il lampo, il tuono, i terremoti, le tempeste ecc.) alla fascia antropologica. Non si articolano più attorno al cuore della natura: si articolano attorno al cuore dell’uomo. Oggi, cioè, non si ha più paura della carestia provocata dalla avarizia della terra, ma della carestia prodotta dall’avarizia dell’uomo. È dal cuore umano che nasce e si sviluppa la nube tossica delle paure contemporanee» (Sui sentieri di Isaia, p. 116).
Il vero miracolo sarebbe, allora, una comunità di uomini e donne liberi da ogni paura, responsabili delle proprie azioni e coscienti che il “Paradiso” non ci sta alle spalle, come nella lettura fondamentalista della Genesi, né sulla testa, come nel sogno di troppi “credenti”, ma davanti, come dono di Dio affidato al lavoro responsabile dell’uomo.
Don Aldo Antonelli

E ricordati, io ci sarò.

“E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell’aria.

Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami.

Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.“

🦋LeggiAmo 🦋i libri che ho letto / leggerò🦚promemoria🦚

E se cominciassi io ad usare gentilezza verso i lupi?
E se cominciassi io ad essere più sobrio?
E se cominciassi io a non odiare sui social, a non giudicare chi la pensa diversamente?
E se cominciassi a rendermi conto che la vita è troppo breve per restare egoista…. [d. Francesco]

noncerosasenzaspine.wordpress.com/2021/06/11/13-06-21-commento-di-francesco-fiorillo

“E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell’aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.“
Tiziano Terzani

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Le promesse vanno nutrite ogni giorno e l’universo benedice chi riconosce la fine e lascia andare.

“Non necessariamente
devi fornire spiegazioni
a chi non ha capito.
Puoi agire e tacere le tue ragioni.
Non necessariamente
devi restare nei posti
dove i tuoi fiori appassiscono.
Non esiste un solo giardino
e tu sei fatta per ergerti al sole migliore.
Non necessariamente
devi accontentarti
della compagnia di chiunque.
La solitudine non è una punizione
se la scegli per la tua pace.
Non necessariamente
devi raccogliere ogni provocazione.
Non tutto merita
la tua attenzione e il tuo tempo.
Non necessariamente
devi mantenere fede a promesse antiche.
Le promesse vanno nutrite ogni giorno
e l’universo benedice
chi riconosce la fine
e lascia andare.

Non necessariamente
devi essere la casa stabile
di ogni emozione.
Puoi lasciarti attraversare.
Non necessariamente
devi confermare le aspettative altrui.
Puoi restare imprevedibile
e libera
e grata.”
Manuela Toto

www.facebook.com

Indossiamo calzari leggeri,
apriamo la nostra fortezza
alle colombe,
spingiamo verso l’alto,
con tutta la nostra forza,
il cielo oscuro che ci opprime.

Preghiera

Ritroviamo la leggerezza
del respiro e il passo
di un ritmo ballabile
oltre l’inutile calcolo dell’esperienza
e prepariamoci affinché
il cuore, lo spirito i sensi
diano inizio a una nuova danza.

Luigi Verdi

DOMENICA 13 GIUGNO: COMMENTO AL VANGELO DI LUIGI VERDI & PAOLO COSTA

www.romena.it

“È il più piccolo di tutti i semi, ma diventa più grande di tutte le piante dell’orto”. (Mc 4,26-34)
#AmolaTuaParola

Possa la via crescere
con voi, il vento essere
alle vostre spalle, il sole
scaldare il vostro viso
e possa Dio tenervi nel
palmo della sua mano.
Prendetevi tempo per
amare, perché questo
è il privilegio che Dio
vi dà.
Prendetevi tempo per
essere amabili, perché
questo è il cammino
della gioia.
Prendetevi tempo per
ridere, perché il sorriso
è la musica dell’anima.
Prendetevi tempo per
amare la vita, amare
Dio, amare le persone
che avete accanto e
fatelo con molta, molta
tenerezza, perché la
vita è troppo corta….
per essere egoisti.
(Luigi Verdi)
www.romena.it/

In principio

Il cardinale Gianfranco Ravasi sarà ospite con una riflessione su Genesi, Giobbe e Salmi ‒ fra i più antichi testi occidentali anarrare l’origine dell’universo edella vita ‒ accompagnata dalle letture di un‘interprete tanto amata quanto ammirata: Nicoletta Braschi.

Il commento al vangelo di don Gigi >>> a Le ragioni della speranza

Dal 26 giugno, per sei settimane, potremo seguire il commento al vangelo di Luigi Verdi su Rai 1 nella rubrica “Le ragioni della speranza”, all’interno del programma di approfondimento religioso “A Sua immagine”.
Apputamento su Rai1 sabato alle 15.45, domenica alle 05.45 (replica). Il link al video sarà disponibile ogni sabato sul nostro sito e sulla pagina facebook della Fraternità.

Don Luigi Verdi

IL TUO 5×1000 A ROMENA:

C.F. 9 2 0 4 0 2 0 0 5 1 8

un modo semplice e immediato per sostenerci

Incontro Simone Cristicchi & Massimo Orlandi

girobloggando.wordpress.com/2021/06/02

IL TUO 5×1000 A ROMENA:

C.F. 9 2 0 4 0 2 0 0 5 1 8

un modo semplice e immediato per sostenerci

Romena esiste, cresce, matura grazie all’incontro con ogni nuova storia. Ma vive anche per il sostegno silenzioso di chi crede che nella vita si possa trovare uno spazio dove ritrovare se stessi e gli altri. E dove si possa respirare sentendosi, finalmente, a casa.

Diventare amico e sostenitore di Romena è semplice ed immediato. Devolvere la quota del 5×1000 non costa nulla: viene detratta dall’imposta che comunque versi ed è sufficiente inserire il codice fiscale di Romena 9 2 0 4 0 2 0 0 5 1 8 nello spazio riservato al sostegno delle Onlus nei modelli per la dichiarazione dei redditi (UNICO, 730 e CU), insieme alla tua firma.
Un modo per aiutare concretamente Romena, sostenere il nostro cammino e mantenere il sogno della Fraternità.

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Asino

Asino

è esattamente la parola giusta, in quanto nessuna persona sana di mente si sognerebbe mai di odiare un mulo. È una bestia utile, testarda, simpatica e smaniosa, che merita ora il bastone, ora la carota: patetica e assurdamente bella allo stesso tempo. Così è il corpo. Non potremo convivere con lui finché non riconosceremo che una delle sue funzioni nella nostra vita è quella di recitare la parte del buffone.
C.S, Lewis, I quattro amori

www.sullastradadiemmaus.it

Beato Angelico (1387-1455), Entrata in Gerusalemme, Armadio degli argenti, Firenze, Museo di S. Marco.

Beato Angelico (1387-1455), Entrata in Gerusalemme, Armadio degli argenti, Firenze, Museo di S. Marco.

Ecco viene a te il tuo re, giusto, vittorioso, umile, cavalca un asino…

Farà sparire il carro da guerra e il cavallo, e l’arco da guerra sarà spezzato.
(Zaccaria, 9, 9-10)”

L’asino e il cavallo del re

Siamo abituati a connettere questo oracolo del profeta Zaccaria a una scena a noi familiare, quella dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme. Ed effettivamente Cristo avanza su un’asina accompagnata da un puledro e l’evangelista Matteo subito annota: «Questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta…» (21,4-5) e si fa seguire la prima parte del frammento che stiamo esaminando insieme. Ebbene, vorrei porre innanzitutto l’accento proprio su quella cavalcatura che ai nostri occhi risulta modesta, l’asino, e sull’altro animale che per noi sarebbe molto più degno di un sovrano, il nobile ed elegante cavallo.

Ora, si deve ricordare che l’asino era la cavalcatura dei principi e dei re in tempo di pace, mentre il cavallo col suo incedere potente e fulmineo era più adatto alle campagne militari. Di quest’ultimo Giobbe ci ha lasciato un ritratto folgorante: «Scalpita nella valle superbo, con impeto va incontro alle armi. Disprezza la paura, non teme né retrocede davanti alla spada. Su di lui tintinna la faretra, luccica la lancia e il giavellotto. Eccitato e furioso, divora lo spazio; al suono del corno non riesce a trattenersi. Al primo squillo nitrisce: Aah…! E da lontano fiuta la battaglia, le urla dei comandanti, il grido di guerra» (39,21-25).

Il re che Zaccaria tratteggia ha ormai i lineamenti messianici, e la sua non è un’opera di distruzione ma di pacificazione e per questo sceglie l’asino come cavalcatura. Significativi sono, infatti, due gesti che egli compie. Primo atto: abolisce l’esercito e gli armamenti, eliminando carri da guerra e archi da combattimento. È un po’ quello che sognava Isaia come ultima meta messianica: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, trasformeranno le loro lance in falci. Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra, non ci saranno più esercitazioni militari» (2,4). C’è, però, anche un secondo atto che questo re atteso e sperato metterà nel suo programma di governo.

Egli darà il via a una diplomazia della pace, come si legge nella riga che segue il testo da noi citato: «Annuncerà la pace alle nazioni ». Si inaugura, così, un nuovo ordine di rapporti internazionali, «da mare a mare, dal Fiume ai confini della terra», ossia in tutta la mappa geopolitica di allora, dal mar Morto al Mediterraneo, dall’Eufrate fino all’attuale Gibilterra, considerata come la frontiera estrema della terra. Che questo sovrano sia ben diverso dai politici della storia – e quindi dagli stessi re di Giuda – appare dai tre titoli che il profeta gli assegna.

Il primo attributo è «giusto», non solo perché «renderà giustizia al popolo e ai poveri secondo il diritto» (Salmo 72,2), ma soprattutto perché in lui brillerà la giustizia divina che è sinonimo di salvezza e benedizione. In secondo luogo egli è «vittorioso», in ebraico si ha la radice del verbo “salvare”, perché su di lui risiede la protezione divina che lo custodisce dal male che lo assedia.

Infine, il re messianico sarà «umile», in ebraico ’anî, cioè povero, semplice, lontano dall’arroganza e dalle prevaricazioni del potere, simile al «popolo umile e povero» (Sofonia 3,12). Quando all’orizzonte avanzerà un tale sovrano, si udrà un canto di gioia corale: «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme», dichiara infatti Zaccaria in apertura al nostro frammento biblico.

Gianfranco Ravasi

Qual è il vero significato della sillaba OM?

Il simbolo della OM è probabilmente il più antico, il più conosciuto e il più venerato dei simboli al mondo (e forse uno dei più tatuati 🙂 )

Ma qual è il suo vero significato, al di là delle spiegazioni ufficiali che si trovano un po’ ovunque?

Me lo sono chiesto per tanti anni, finché un giorno ho avuto una vera e propria folgorazione.

Ma partiamo dall’inizio.

Come sai, basta andare su Wikipedia o su uno dei tanti siti web che parlano della OM per trovare più o meno sempre la stessa spiegazione. La Om, la Sillaba Sacra, è un termine sanscrito che compare già nei Veda (i testi sacri degli Arii) dal XX secolo avanti Cristo e forse molto prima.

Il simbolo rappresenta la Creazione dell’Universo e il suono della Om viene associato alla Vibrazione Primordiale dell’Universo stesso e di tutta la Creazione.

Nella Māṇḍūkya Upaniṣad, la OM viene scomposta nelle tre lettere (fonemi) A U M, che rappresentano i tre aspetti fondamentali della realtà in continuo mutamento (Creazione, Conservazione, Dissoluzione) in tutte le loro varianti simboliche:

>>>

www.supernaturalcafe.it

Om_(induismo)

Il significato del simbolo OM (ॐ), sillaba sacra e mantra per eccellenza

>>>Il simbolo OM ()

#Amolatuaparola

Domenica 6 Giugno 2021

CORPUS DOMINI


Alla fame dell’uomo non è bastata la parola di Dio. Dio ha voluto dare la sua carne e il suo sangue, perché nelle nostre vene scorra la vita e nel nostro cuore possa mettere radici il coraggio: il coraggio di diventare pane, il coraggio di spezzarlo e donarlo, il coraggio di scomparire donando.
LUIGI VERDI

Don Gianni Marmorini

SIAMO TUTTI COLLEGATI: Simone Cristicchi ci raccontata …

Siamo tutti collegati – Monastero San Magno – Maggio 2021

io-che-amo-solo-te

HappyNext: Alla ricerca della felicità

🌹Luciana quando sorride illumina il 🌈mondo💌

Quello che ci diciamo diventiamo.
Il pensiero è un’energia che se impariamo ad usare sarà per sempre nostra alleata.
È la condizione indispensabile per riuscire nella vita, non solo un buon incoraggiamento o una visione positiva di sé. Purtroppo spesso sprechiamo tanta
energia invece a rifiutare quello che non ci piace di noi, a volte passiamo un’ intera vita a cercare di allontanare tutto quello che abbiamo, con scarsi risultati, quando basterebbe accogliere il proprio dolore, il proprio aspetto, la propria condizione, la propria persona; e più che cambiare noi stessi, potremmo usare ciò che stiamo rifiutando per trasformare ciò che malediciamo in una benedizione per noi. don Francesco