「置かれた場所で 咲きなさい」“Dove sei stato posato, fiorisci”

By Laura Imai Messina

Domenica 19 Settembre 2021… don Francesco & don Gigi

Francesco Fiorillo

Monastero San Magno Fondi Latina

Fedeli nel poco, ai gesti, agli incontri che ogni giorno contiene, per accogliere la tenerezza come la foglia trattiene l’ultimo raggio di sole. Fedeli nel poco, come i contadini devoti che potano e zappano avendo nel cuore l’umana nostalgia dell’impossibile. Fedeli nel poco, come tutti i cercatori dell’assoluto, a cui non importa della rotta, perché hanno su di loro il Suo vento di vita.
LUIGI VERDI
Preghiera
Padre abbracciami,
mentre io sono così prodigo
e mio fratello è chiuso
nelle mura di casa.
Padre abbracciami,
Tu che stai facendo
ciò che l’amore può fare,
come il vento che s’ insinua
sottile nelle spine.
Padre abbracciami,
in questo chiaro di luna desolato,
io ti saluterò sulla porta
con la lanterna oscillante.
Padre abbracciami
tu che vieni con i tuoi piedi leggeri
e con quelle gentilezze così dolci,
aprimi la porta del futuro
quando davanti c’è
così poco da vedere.
Luigi Verdi
http://www.romena.it

Chi accoglie e abbraccia un bambino accoglie Dio

XXV Domenica
Tempo ordinario – Anno B

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». […] Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. […]

Ermes Ronchi

Un’alternanza di strade e di case: i tre anni di Galilea sono raccontati così da Marco. Sulla strada si cammina al ritmo del cuore; si avanza in gruppo; qualcuno resta un po’ indietro, qualcun’altro condivide chiacchiere leggere con un amico, lasciando fiorire parole autentiche e senza maschere. Gesù ha lasciato liberi i discepoli di stare tra loro, per tutto il tempo che vogliono, con i pensieri che hanno, con le parole che sanno, senza stare loro addosso, controllare tutto, come un genitore ansioso. Poi il Vangelo cambia ambientazione: giungono in casa, e allora cambia anche la modalità di comunicazione di Gesù: sedutosi, chiamò i dodici e disse loro (sedette, chiamò, disse sono tre verbi tecnici che indicano un insegnamento importante): di cosa stavate parlando? Di chi è il più grande. Questione infinita, che inseguiamo da millenni, su tutta la terra. Questa fame di potere, questa furia di comandare è da sempre un principio di distruzione nella famiglia, nella società, nella convivenza tra i popoli. Gesù si colloca a una distanza abissale da tutto questo: se uno vuol essere il primo sia il servo. Ma non basta, c’è un secondo passaggio: “servo di tutti”, senza limiti di gruppo, di famiglia, di etnìa, di bontà o di cattiveria. Non basta ancora: «Ecco io metto al centro un bambino», il più inerme e disarmato, il più indifeso e senza diritti, il più debole e il più amato! Proporre un bambino come modello del credente è far entrare nella religione l’inaudito. Cosa sa un bambino? Il gioco, il vento delle corse, la dolcezza degli abbracci. Non sa di filosofia, di teologia, di morale. Ma conosce come nessuno la fiducia, e si affida. Gesù ci propone un bambino come padre nella fede. «Il bambino è il padre dell’uomo» (Wordsworth). I bambini danno ordini al futuro, danno gioia al quotidiano. La casa ha offerto il suo tesoro, un cucciolo d’uomo, parabola vivente, piccola storia di vita che Gesù fa diventare storia di Dio: Chi lo abbraccia, abbraccia me! Gesù offre il suo tesoro: il volto di un Dio che è non onnipotenza ma abbraccio: ci si abbraccia per tornare interi (A. Merini), neanche Dio può stare solo, non è “intero” senza noi, senza i suoi amati. Chi accoglie un bambino accoglie Dio! Parole mai dette prima, mai pensate prima. I discepoli ne saranno rimasti sconcertati: Dio come un bambino! Vertigine del pensiero. L’Altissimo e l’Eterno in un bambino? Se Dio è come un bambino significa che devi prendertene cura, va accudito, nutrito, aiutato, accolto, gli devi dare tempo e cuore (E. Hillesum). Non puoi abbandonare Dio sulla strada. Perché Dio non sta dappertutto, sta soltanto là dove lo si lascia entrare (M. Buber).

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/chi-accogliee-abbraccia-un-bambinoaccoglie-dio

*Viaggio fuori porto* il nuovo accade

VEGLIE INCONTRO con:

Luca Mauceri e Francesco Fiorillo

Chiesa di Sant’Antonio Abate Martedì 21 settembre ore 21

Schio – Vicenza

Riprende il nostro viaggio fuori porto con tre serate per tutti gli amici ed i viandanti 
del nord Italia. 
Porteremo l’atmosfera e lo stile del nostro Monastero con le veglie itineranti tra preghiera, musica, recitazione, arte e riflessioni. 
Se siete da queste parti vi aspettiamo

www.monasterosanmagno.it/

PREGHIERA A ROMENA dalla messa del 12 settembre 2021


Preghiamo.
Il vento si alza presto e
ad ogni ora ringiovanisce.
E senza patria mi sradica
e trascina, non ha in
sé domande e, come
ha sempre ha fatto,
inaspettatamente mi
denuda, mi apre
interamente di fronte
alla notte nera.
Scavo per estrarre dal suo
ventre la luce, mi immergo
nel profondo, là nella notte
e quando il sole e il sangue
si depurano, e dove la vita
quietamente si rivela.
Con le nostre ferite
divenute oro, facciamo i
segni alle porte, apriamole
alla vita che transita,
passiamo quello stretto e
scorgiamo quant’è vasto il
regno di chi non ha luogo.
Amen
Luigi Verdi
Paolo Costa Ermes Ronchi Luigi Verdi

Papianoinsieme 12/9/21 Commento alle letture di don Gianni Marmorini

«Ma voi, chi dite che io sia?/ Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.

🦋LeggiAmo 🦋i libri che ho letto / leggerò🦚promemoria🦚

Mc 8,27-35 / Domenica 12 settembre
XXIV Domenica del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana!…

View original post 59 altre parole

Lodi del mattino 12 Settembre 2021 e incontro con Ermes Ronchi

Lodi del mattino – Luigi Verdi e i collaboratori di Romena

Vedi anche Lodi della sera 11/09/21

Stamane mi sono svegliato con questo pensiero: ho come l’impressione che la nostra vita sempre più veloce, e che influenzi pure il clima.
La rapidità dei cambiamenti sembra seguire questa nostra vita troppo spesso ‘di corsa’.
Ecco perché ci sarà sempre più bisogno di fare delle soste, altrimenti si arriverà a quel…’fermate il mondo, voglio scendere’.
La mattina quando riesco a fare un poco di meditazione sento il beneficio del corpo che si rilassa: la notte il tutto avviene in modo naturale, ma è di giorno che sento la necessità di fare soste benefiche.
Bastano alcuni minuti, basta chiudere gli occhi, lasciare che i pensieri passino e ascoltarsi, semplicemente mettere l’attenzione sul respiro, sugli occhi che si fanno sempre più delicati e liquidi, sulla bocca che si ammorbidisce, le orecchie sensibili al più piccolo rumore…e poi si torna al daffare, un poco più nuovi.
Vado in cerca di una poesia del mio amico Marco Guzzi, l’insegnante migliore che abbia avuto a riguardo, e te la dono.
“Può sembrare strano, ma
è la lentezza
l’arte da apprendere
per divenire veloci
in tutto; ed è
l’affievolirsi di ogni ambizione
mondana
la condizione per esercitare
il vero potere. La gratuità
e la bellezza
rovesciano d’incanto
i troni e le illusioni
del mondo.” +fra Giorgio 2017

L’11 settembre, la tragedia delle Torri e l’atroce fallimento della guerra al terrorismo – Famiglia Cristiana

Le Torri gemelle
Prima del 11 Settembre
11 Settembre 2001 8,46

L’11 SETTEMBRE, LA TRAGEDIA DELLE TORRI E L’ATROCE FALLIMENTO DELLA GUERRA AL TERRORISMO Quel giorno New York vide morire 2996 persone di 90 Paesi …

— Leggi su m.famigliacristiana.it/articolo/l-11-settembre

papa Giovanni Paolo II leva la voce contro l’ uso della fora («Mai le vie della violenza conducono a vere soluzioni dei problemi dell’umanità», dice già meroledì12 settembre 2001, all’udienza generale)….
L’11 settembre, la tragedia delle Torri e l’atroce fallimento della guerra al terrorismo – Famiglia Cristiana

L’esibizione di Bruce Springsteen al memoriale del World Trade Center

La mattina dell’11 settembre 2021, venti anni dopo l’attacco terroristico alle Torri Gemelle di New York, si sono tenuti alcuni eventi commemorativi a Manhattan (vicino al memoriale del World Trade Center), al Pentagono e in Pennsylvania, cioè nei luoghi dove quel giorno ci furono gli attentati aerei. Tra le varie esibizioni, si è fatta molto notare quella di Bruce Springsteen, che a New York ha cantato “I’ll See You In My Dreams” accompagnato solo da chitarra e armonica. www.ilpost.it/flashes/bruce-springsteen

L’Amore è gratis

Fra Giorgio Bonati (11 Settembre 2017)

Mi ha sempre fatto storcere il naso quella frase di Gesù: ‘voi farete cose più grandi di quelle che faccio io’.
Poi per commentare le sue parole di ieri leggo quelle di Francesco, e penso che si, se lo vogliamo possiamo andar oltre quello che Lui ci ha insegnato, possiamo volare ancora più alto.
Francesco, al frate che vuole farsi eremita per fuggire dai suoi confratelli con i quali proprio non ce la fa, scrive queste parole:
“Io ti dico, come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di impedimento nell’amare il Signore Iddio, ed ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri anche se ti coprissero di battiture, tutto questo devi ritenere come una grazia.
E ama coloro che agiscono con te in questo modo, e non esigere da loro altro se non ciò che il Signore darà a te. E in questo amali e non pretendere che diventino cristiani migliori.
E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti comporterai in questa maniera, e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore.”

Se Francesco ha ‘superato’ Gesù, perché non potrei provarci anch’io oggi a osare l’impossibile?
Solo per oggi… +fra Giorgio

Domenica 12 Settembre Riflessioni

Francesco Fiorillo

Monastero San Magno


Luigi Verdi

Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.

MC 8,34-35


Dio cammina a piedi – lode della sera

Pieve di Romena

Preghiera

Mi piace sentire

la delicatezza

con cui mendichi

le mie ferite,

come accarezzi

la mia mano monca

per far cadere

e spargere semi e grano.

Mi piace perdermi

nella larghezza,

lunghezza

e profondità delle tue vie.

Vorrei avere tanto

i tuoi occhi sensibili

dilatati d’amore.

Vorrei la tua trasparenza

il tuo cuore che nulla cela.

Luigi Verdi

Un bacio sulla fronte

Domenica 12 settembre – p. Ermes Ronchi

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. (…) Mc 8,27-35

commento per i social

E io, cosa dico di te? Ti faccio la mia dichiarazione con le parole più belle che ho: tu sei stato l’affare migliore della mia vita.

UN BACIO SULLA FRONTE

Silenzio, solitudine, preghiera: è un momento carico di intimità per questo gruppetto di uomini. È una di quelle ore speciali in cui l’amore si fa tangibile, lo senti sopra, sotto, intorno a te, come un manto luminoso; momenti in cui ti senti «docile fibra dell’universo» (Ungaretti).

In quest’ora importante, Gesù pone una domanda che sarà un bivio per le scelte di fede e di vita dei suoi amici: ma voi, chi dite che io sia?

Le sue domande sono sempre scintille che accendono, sono bivacchi impazienti di partire. Gesù vuole i suoi poeti incamminati nella vita.

La domanda inizia con un “ma voi”, una avversativa in opposizione a ciò che dice la gente, a dire non accontentatevi di una fede “per sentito dire”, mai!

Ma voi con le barche abbandonate, voi che avete camminato con me per tre anni, voi miei amici, che ho scelto a uno a uno, chi sono io per voi?

Gesù aveva fame di domande, come i bambini. Parole aperte che rompono i recinti, forse le prime parole assetate e affamate attraverso le quali respiriamo, mangiamo, baciamo ed esprimiamo desideri.

Con le domande, Gesù si comporta come fanno gli innamorati: che cosa ti è successo quando mi hai incontrato? Quanto posto ho nella tua vita, quanto conto per te? E l’altro risponde: tu sei la mia vita! Sei la mia donna, il mio uomo, il mio amore.

Gesù non ha bisogno di Pietro per sapere se è più bravo dei profeti di prima, lui vuole sapere se è innamorato, se gli è sbocciato quel cuore che può essere la culla o la tomba di Dio, che può fare grande o piccolo l’Immenso nella misura in cui gli fai spazio, se gli dai tempo e passione.

La gente, chi dice che io sia? Che sei un profe­ta, una creatura di fuoco e roccia, come Elia e il Battista; voce e respiro di Dio. Ma Gesù non si attarda sui sondaggi d’opinio­ne, ed ecco la grande domanda: voi, chi dite che io sia? Un salmo lo chiama «roccia e ni­do» (84,4); un altro «sole e scudo» (5,13), ma è ancora e sempre ciò che la gente dice. Gesù vuole di più.

C’è un ultimo nome, quello che gli dà il mio patire e il mio gioire. E’ la mia croce che contiene il mio sa­pore di Dio per a­verlo molto cercato, qualche volta sentito, in qualche mo­do sfiorato con le dita dell’a­nima. Non u­na persona di ieri, come i profeti, non un ricordo, lui non è tra le cose passa­te.

Volete sapere davvero qualcosa di me e di voi? Vi do un appuntamento: un uomo in croce. E prima ancora, uno che si china a lavare i piedi ai suoi. Amore che dà tutto, come quello dei bambini.

E io, cosa dico di te? Ti faccio la mia dichiarazione con le parole più belle che ho: tu sei stato l’affare migliore della mia vita: sei per me quello che è la primavera per i fiori e il vento per l’aquilone; quello che è il porto per la mia nave al largo.

Sei venuto con il soffio di un bacio sulla fronte, e hai fatto risplendere la mia vita.

Vai al commento pubblicato su Avvenire

puoi leggerlo qui
— Leggi su blog.smariadelcengio.it

Siamo tutti peccatori, tutti in ricerca, tutti imperfetti e forse sarebbe l’ora di imparare a guardare a noi stessi e agli altri così come ci vede Dio: come esseri in divenire.

twitter.com/

c’è dell’oro in questo tempo strano

Padre Ermes Ronchi

Cosa possiamo salvare di questo tempo di incertezza e di crisi? Durante un incontro a Romena lo scorso autunno, padre Ermes Ronchi ha selezionato i frammenti d’oro, per parafrasare una poesia di Mariangela Gualtieri – “C’è dell’oro in questo tempo strano” – che possiamo coltivare in questa fase impensabile. Ne è nato un libro (Edizioni Romena) scritto a due mani insieme a Marina Marcolini (scrittrice e docente universitaria), che ci invita a rileggere quest’epoca di pandemia attraverso la lente della nostra interiorità.

Ermes Ronchi presenterà il suo ultimo lavoro editoriale nell’incontro guidato da Massimo Orlandi, in programma domenica prossima 12 settembre, alleore 15.30 in auditorium.

>>> http://www.romena.it

“Innanzitutto – racconta padre Ermes – ho scoperto che c’è dell’oro nel tempo. In questi mesi ho cercato di ridiventare amico del tempo, che è l’unico materiale che nessuna azienda sulla terra riesce a produrre”.

>>>

c’è dell’oro in questo tempo strano
Credo che quello che ci fa paura non è soffrire ma essere soli mentre soffriamo. Amando una persona che ha una ferita scopriamo che ci stiamo prendendo cura della ‘nostra’ ferita, perché riconosciamo in chi amiamo quella ferita che noi stessi abbiamo. Credo non sia più il tempo delle guide ma il tempo di illuminarci vicendevolmente. la Sapienza è divina, è Dio al femminile. La nostra vita sta in pace solo se può comunicare con la Sapienza e lei ci viene incontro tutti i giorni e tutti i giorni cambia, all’aurora, ora dell’oro (c’è dell’oro in questo tempo strano). La Sapienza viene anche attraverso le persone e l’essenza del divino è abbondanza per tutti! Lei è sovversiva, mette le cose sottosopra perché tutto ciò che è divino non lascia mai le cose come stanno, persino nelle nostre cellule. Alla chiesa auguro e chiedo di essere mondo e di non essere più ‘il centro del mondo’, con i riflettori puntati su di lei, perché non è ‘lei’, si chiama al femminile ma è ancora tanto maschile. Grazie con tutto il cuore. c’è dell’oro in questo tempo strano

Nove Marzo Duemilaventi

Questo ti voglio dire

ci dovevamo fermare.

Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti

ch’era troppo furioso

il nostro fare. Stare dentro le cose.

Tutti fuori di noi.

Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare

e non ci riuscivamo.

Andava fatto insieme.

Rallentare la corsa.

Ma non ci riuscivamo.

Non c’era sforzo umano

che ci potesse bloccare.

E poiché questo

era desiderio tacito comune

come un inconscio volere –

forse la specie nostra ha ubbidito

slacciato le catene che tengono blindato

il nostro seme. Aperto

le fessure più segrete

e fatto entrare.

Forse per questo dopo c’è stato un salto

di specie – dal pipistrello a noi.

Qualcosa in noi ha voluto spalancare.

Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che succede.

E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.

Forse ci sono doni.

Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.

C’è un molto forte richiamo

della specie ora e come specie adesso

deve pensarsi ognuno. Un comune destino

ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.

O tutti quanti o nessuno.

È potente la terra. Viva per davvero.

Io la sento pensante d’un pensiero

che noi non conosciamo.

E quello che succede? Consideriamo

se non sia lei che muove.

Se la legge che tiene ben guidato

l’universo intero, se quanto accade mi chiedo

non sia piena espressione di quella legge

che governa anche noi – proprio come

ogni stella – ogni particella di cosmo.

Se la materia oscura fosse questo

tenersi insieme di tutto in un ardore

di vita, con la spazzina morte che viene

a equilibrare ogni specie.

Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,

guidata. Non siamo noi

che abbiamo fatto il cielo.

Una voce imponente, senza parola

ci dice ora di stare a casa, come bambini

che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,

e non avranno baci, non saranno abbracciati.

Ognuno dentro una frenata

che ci riporta indietro, forse nelle lentezze

delle antiche antenate, delle madri.

Guardare di più il cielo,

tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta

il pane. Guardare bene una faccia. Cantare

piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta

stringere con la mano un’altra mano

sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.

Un organismo solo. Tutta la specie

la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

A quella stretta

di un palmo col palmo di qualcuno

a quel semplice atto che ci è interdetto ora –

noi torneremo con una comprensione dilatata.

Saremo qui, più attenti credo. Più delicata

la nostra mano starà dentro il fare della vita.

Adesso lo sappiamo quanto è triste

stare lontani un metro. Mariangela Gualtieri www.doppiozero.com

🙏🏻Ciao Mauri… 🦋resterai sempre nella stanza accanto del nostro 💗cuore❤️🌹🌹

Giuni Russo Franco Battiato

La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu.

Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

La morte non è niente
di Henry Scott Holland

fate all’amore
in quell’amore che non è fatto di verbi

ma che è fatto di gesti
di sguardi che trovano il confine
di respiri che si accordano
di carezze che scaldano l’anima
di labbra che si sfiorano
di abbracci che si fondono
un amore coraggioso
come il coraggio del fante che difende il confine

slacciate il vostro cuore
perché ne sia dono
non permettete al tempo
di prendersi intervalli

abbandonatevi in quell’amore
che non è fatto di domande
di risposte
di aspettative
ma che dice solamente io ci sono Maurizio Bagnoli

🦋Ciao Maurizio🦋

“Mi piace il respiro del sole che sorge, la rondine che trova il suo nido, la lucciola che illumina il sogno, il falò della notte che canta i verbi del giorno”.Cominciava così una poesia di Maurizio, che più avanti si concludeva mettendo in due righe il suo programma di vita: “mi piace sognare, mi piace vivere”. Tanti, tantissimi viandanti di Romena hanno goduto della presenza discreta, viva, affettuosa di Maurizio, tanti hanno conosciuto i suoi sogni e la sua gioia di viverli. Tutte queste persone oggi lo ricordano e lo piangono, perché Maurizio ha iniziato il suo volo verso il cielo 🦋🦋🦋🦋infinito 🦋🦋🦋🦋🦋

www.romena.it

padre-nostro-di-giovanni-vannucci

Controvento

Luccio Dalla

Navigando controvento
Non sai cosa troverai
Ma se hai qualcosa dentro
CapiraiCerto, se vuoi stare in pace
Così serve navigare
Se vuoi solo star tranquillo
Basta galleggiareE se poi davvero parti
E getti le tue cime in mare
Chiudi gli occhi, non le orecchie
E sta ad ascoltarePuoi capire quali venti
Spingeranno la tua barca
E puntare i piè potenti
Per non farla rovesciareConosciti, controllati, ricordati
Non lasciare mai il timone
Vai dove vuoi tuIl vento non sarà mai il tuo padrone
La vita è come il mare sì
Il mare che hai davanti
AcceleriamoMa se la barca tocca il porto
E le vele abbasserai
Stai attento quando scendi
A quali venti incontreraiE ai potenti della terra
Tra banditi e tra sciacalli
Che neanche un briciolo di pane
Lasceranno lì per teGesù Cristo era un pezzente
Tutto meno che potente
Nudo e sporco e sulla croce
Per non diventare reNon aveva in tasca niente
Per camminare sopra il mare
Non seguiva la corrente
Né i venti da sfruttareConosciti, controllati, ricordati
Non lasciare mai il timone
Vai solo dove vuoi tuIl vento non sarà mai il tuo padrone
La vita è un grande mare, sì
Il mare che hai davanti a teE il vento non sarà mai il tuo padrone
La vita è come il mare, sì
Il mare che hai davanti a te Lucio Dalla