MARCELLO…

” una parte di me verrà con te  sempre , dovunque andrai “. 

Gianmaria Testa – Lasciami Andare

Una emozionante versione unplugged di “Lasciami andare” (VITAMIA 2011).

                                             A SERA
 
In questa sera placida,
seduto sotto gli alberi grandi e vecchi d’anni,
il mio pensiero corre a Te o compagna
 di tante ore serene e spensierate.
 
Oh, possa il tempo mai mutar l’affetto
che il cuore mio ti porta!
poiché se grave
talvolta è il peso degli affanni umani,
già mi sembra più lieve
se diviso con te.
 
E se pure un giorno,
per altra via dovrai volgere i passi,
una parte di me verrà con te 
sempre , dovunque andrai…
 
Alta nel cielo, su sopra il mio capo,
viva si è accesa già la prima stella,
ch’ella ti porti il mio saluto
e possa, col suo raggio gentile,
dirti le cose ch’io non ti so dire. 
 immagini dal web

Dirsi addio con dolcezza

Dirsi addio. O, forse, arrivederci, con dolcezza. Stando vicino. Accarezzando con tenerezza, a lungo, il volto, i capelli, la mano. Stare vicini, uno alla volta, parlando dolcemente, invece di stare in crocchio in quattro o in dieci, fuori dalla porta del morente, parlando di tutto fuorché di quel che conta. Stare vicini, da solo a solo, da sola a sola, anche in silenzio, perché la mano che accarezza può dire, e consolare, e dare calore all’addio, più di mille discorsi.

Accompagnare, senza trattenere con discorsi angoscianti, o colpevolizzanti, o strazianti. Quando è giunto il tempo della morte, è saggio saperlo rispettare, cercando di creare una atmosfera il più possibile serena. Questo è essenziale. E’ difficile, a volte arduo e doloroso, specie con le persone più giovani e i bambini. Eppure è proprio lo stare vicini con tutto l’amore, ma anche con il giusto senso del passaggio ineludibile, che noi possiamo addolcire e acquietare le ultime ore. Sempre verificando che, in caso di dolore, la terapia antalgica sia fatta nel modo più efficace possibile. Perché siamo nel 2006 e non nel Medioevo.

Perché parlare dell’accompagnare nel morire? Perché la morte irrompe continuamente nel nostro mondo: incidenti, terremoti, attentati, cicloni. La maggioranza delle notizie danno cifre di morte. Eppure, e purtroppo, raramente dedichiamo un pensiero, o una nota, a come accompagnare un morente nei suoi ultimi giorni. Da questo rifuggiamo come dalla peste. Eppure l’accompagnare con amore e dolcezza può pacificare il morente. E noi stessi, nonostante il dolore e lo strazio, a volte, che la perdita di una persona amata ci dà.

Può aiutarci, in questo percorso ultimo e delicato, il cercare quel piccolo segno di vita che sia speciale per la persona che stiamo accompagnando nel morire, e le regali ancora un sorriso. Qualcosa che appartenga alla sua storia, ai suoi ricordi più belli.

A volte, nella fase terminale, non hanno più spazio i dolci, o i libri, o i giornali. Ma può regalare un’emozione di gioia far sentire piano la musica preferita. Parlare dolcemente, ricordando momenti belli di vita. O far sentire un profumo amato.

Nei giardini antichi delle vecchie case, in Veneto, c’è (quasi) sempre un grande arbusto di calicanthus, che fiorisce nell’inclemente gennaio. I suoi piccoli, quasi invisibili fiori, appena osano schiudere le loro corolle giallo pallido, dal minuscolo cuore rosso cupo, contro i cieli grigi e i venti del nord. Ma il suo profumo straordinario può risvegliare le emozioni più dolci. Perché è profumo di casa, di giovinezza, di inverno che si apre ancora al sorriso della primavera che verrà. Perché nel clima asettico – o odoroso di farmaci – dell’ospedale o della casa di riposo, il profumo del calicanthus va dritto al cuore della memoria e degli affetti, con una vibrazione antica, che profuma di fresco e di vita che rinasce.

Per una zia molto amata, vicina all’ultimo giorno, ho raccolto un mazzo di calicanthus nel giardino di casa. Gli occhi chiusi, il respiro affaticato, estenuata dall’età e dalla malattia, non rispondeva già più alle voci, al richiamo del nome. Ma le carezze gentili sui capelli e  il calicanthus che pian piano spargeva il suo profumo nel tepore della stanza, hanno fatto l’ultimo miracolo. La zia, già assopita sull’orlo dell’ultimo sonno, ha aperto gli occhi, con quel lampo che dice ancora “Sei tu, sei qui…”. E con un ultimo sorriso, già lontana, ha sussurrato: “Oh, il calicanthus…”.

Morire è ineludibile. Ma è di gran conforto, per chi ci lascia, sentire che quel profumo, e una carezza amata,  hanno reso più dolce il partire, lenendo l’altrimenti tremenda solitudine delle ultime ore. Per noi, che restiamo ancora per un po’, è consolante pensare che forse, sulla porta del giardino che ci aspetta, si può passare sorridendo, se ci scalda il cuore un ultimo abbraccio e il profumo di un fiore che abbiamo amato.

di Alessandra Graziottin

L’arcobaleno


Malinconia


E’ strano in una notte come questa

sentire il mio Cuore che batte,
mi sembra, se stendo la mano,
toccare il tuo volto tremante.

Tristezza di un fragile sogno 

che resta soltanto un bel sogno…

Talvolta il profumo di un fiore

mi parla di te con passione,
le stelle che brillano in cielo
son simili agli occhi che hai tu.

Tristezza di un fragile sogno

che rivela di averti vicino,
ma sfuma lontano nel nulla
al raggio del primo mattino.

Poesie di “Marcello”  Davide B.

Dal cassetto dei ricordi… 


Talvolta il profumo di un fiore

mi parla di te con passione…


le stelle che brillano in cielo… 



GIORNO DOPO GIORNO SIGNORE DELLA MIA VITA …

Giorno dopo giorno, o Signore della mia vita,
sosto davanti a Te, faccia a faccia.
 
Con le mie mani giunte, sotto il grande cielo, Signore delle stelle,
in solitudine e silenzio, con umile cuore,
sosto davanti a Te, faccia a faccia.
 
In questo mondo che è tuo, o Signore che conosci il soffrire,
nel dolore e nella disperazione,
sosto davanti a Te, faccia a faccia.
 
In questo mondo operoso, nel tumulto del lavoro e della lotta
Tra la folla che si agita e si affretta,
sosto davanti a Te, faccia a faccia.
 
E quando il mio lavoro in questo mondo sarà terminato, o mio
Signore e mio Dio, solo e senza parole,
sosterò davanti a Te, faccia a faccia.
 
                                                           Tagore

Ciao Marcello…ciao Davide.

http://ilnestrosesansespine.blogspot.com/

La morte non è niente.

Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

www.aforismario.net

 Henry Scott Holland (1864- 1918).

Se mi ami non piangere è del gesuita Giacomo Perico (1911-2000)

One thought on “MARCELLO…

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