La vita non un avere è un prendere, ma un essere è un diventare.

AMARSI


Ai ragazzi – don Tonino Bello

Voi siete testimoni di tutto quello che sta succedendo oggi. Immagino che anche nel vostro cuore c’è tanta tristezza perché vedete questa sofferenza del mondo. Però ricordatevi… il fatto più tragico non è la guerra ma tutto ciò che ha preceduto la guerra.

E io vi vorrei.., felici di vivere, capaci di innamorarsi delle cose belle della vita, del cielo, della terra, del mare, delle persone che vi attraversano la strada, quelli che camminano insieme con voi, poveri e ricchi, quelli che abitano nel vostro condominio e quelli che sono lontani.

Amate la gente senza chiedere nulla in contraccambio. Anche quando l’altro non vi potrà dare nulla di buono, amatelo. Non vogliate bene ai vostri compagni soltanto perché sono bravi, perché scambiano con voi tante cose; vogliate bene anche a coloro che non vi danno nulla.

Alla stazione di Bolzano, nella sala d’aspetto, c’era tanta gente quella notte di Capodanno al termine della marcia per la pace. Era venuta lì a dormire perché c’era il riscaldamento. Io aspettavo il treno.

Si è seduta accanto a me una vecchietta. Era sporca e maleodorante. Ha mangiato qualcosa imbrattandosi tutta la faccia. Poi si è messa a russare. E io ho detto: questa è un frammento di santità, una reliquia. I poveri! Capite? Bartolo, mio amico! Quando andate a Roma, salutatelo. A Piazza S. Pietro, subito dopo l’editrice Ancora, sulla sinistra ci sono dei cartoni e lì ogni notte, da anni ormai, Bartolo, con la barba lunga, va a dormire. Se lo volete sapere quei cartoni sono come certi ostensori delle chiese; dentro ci sono reliquie di santità.

Oh Dio! Ma come si fa allora ad approvare una guerra? Come si fa a starsene zitti? Come si fa a non urlare con tutta la forza dell’animo? Basta un solo uomo che venga ucciso ed è già un’atrocità assurda. Perché la vita di ogni uomo è disponibile solo per essere amata.

Sapete qual è l’opposto del verbo amarsi? Aggiungete una R: armarsi. Quando ci si arma, inesorabilmente ci si odia.

Ve lo dico con molta fermezza, con molta libertà e con molto rispetto: quando si costruiscono le armi, necessariamente devono essere usate. Chi fabbrica le armi vuole che siano vendute e consumate. E le armi si consumano uccidendo.

Io sono andato a parlare nelle fabbriche d’armi. Agli operai ho detto che il lavoro che loro fanno non può avere sotto stampigliata la sigla che c’era sotto le opere che uscivano dalle mani di Dio creatore: e Dio vide che era molto buono. Fece la luce, fece gli alberi.., e vide che erano cosa molto buona. Ho detto che delle loro opere non si poteva dire: è molta buona.

Dissi anche che sapevo che lavoravano come gli altri per guadagnarsi il pane… E che se avessero il coraggio…

Io pensavo che mi avrebbero fischiato. Invece fu bellissimo. Venne al microfono un uomo e disse che era stato mandato dalla ditta fornitrice d’armi in Iraq per una revisione tecnica; aveva visitato l’ospedale con un suo amico medico e aveva visto su una branda un giovane nero inciampato in una mina antiuomo. Gli erano saltati tutti e due i piedi. Quest’operaio in fabbrica metteva l’ultima spoletta a quelle mine. Tornato in Italia si è licenziato e ha cercato altro lavoro aiutato nel frattempo dalla comunità parrocchiale.

Ricordatevi sempre: AMARSI.

Ci troviamo in un momento molto molto triste, in cui questa parola, questo verbo spesso è sostituito da quell’altro: ARMARSI.

Sulla terra c’è ancora da promuovere una grande e incontenibile opera di giustizia perché ognuno abbia il suo pane e lo mangi insieme con gli altri. Vedete! Su questo tavolo consideriamo tutte le ricchezze della terra, immaginiamo che siano cento panini, cento pezzi di pane. Ne mettiamo qui trenta, qua trenta, lì venti e ancora più in là venti. Tutte le ricchezze della terra sono qui: l’energia, l’oro… Tutte le ricchezze della terra le riduciamo in cento pezzi di pane. Mettiamo ora attorno al tavolo tutti gli uomini della terra; i cinque miliardi e più li riduciamo a cento persone. Tutti attorno al tavolo: qui trenta, più in là altri trenta, lì venti e più lontano altri venti.

Guardate cosa succede.

Queste trenta persone che stanno qui, stendono le mani e mangiano anche i pani che stanno di qua; allungano poi le mani e mangiano più della metà dei pezzi di pane che stanno lì. Così il trenta per cento degli uomini mangia l’88% dei pani, della ricchezza. Le altre 70, il 70% dell’umanità deve accontentarsi del 12% della ricchezza.

Come si fa a non urlare, a rimanere zitti! Ma voi, amate la vita, amate i vostri giorni; aiutate gli altri a vivere.
E quando succede qualche discussione tra voi, non risolvetela con la mano chiusa a pugno, ma sempre con la mano nella mano dell’altro.
don Tonino Bello


«Asciugati le lacrime, fratello che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire». 
– don Tonino Bello –


 Individuare gli ultimi è difficile, perché ci sono quelli che vanno in divisa (…) e ci sono quelli che vestono in abito impeccabile, tagliato sulla moda dei nostri giorni, e lasciano intravedere solo un piccolo distintivo della loro povertà.  
– Don Tonino Bello –

(Misericordia, servizio, missione)


Buona giornata a tutti. 🙂

www.leggoerifletto.it

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