Samaritano (seconda parte)

il risveglio si fa duro, ma ci si prova…2 parte

Una fresca mattina si apre, mentre il cielo gioca a nascondino tra nuvole chiare a scure.

Siamo rimasti a metà, ieri, e allora ecco la seconda parte dei ‘nuovi comandamenti’ alla scuola di un samaritano.
6) VERSANDOVI OLIO E VINO: chiedo aiuto al mio Tonino Bello:

“Versare olio e vino significa questo: mentre tu te ne stai a ridere sul ciglio della strada, io sto mettendo olio e vino e sto dicendo a te civiltà, che vai di corsa sulle strade a scorrimento veloce, che non fai bene.

Si sa che l’olio e il vino non risolvono il problema, però in tutto questo vi è un grosso insegnamento: collocando un segno, obblighiamo gli altri a pensare, a muoversi. Io voglio essere un richiamo per te. E’ questo il potere dei segni che va dalla parte opposta dei segni del potere. L’olio è l’olio della misericordia, e noi vogliamo bene alla gente in termini di misericordia, con cuore grande? O le nostre rigide chiarezze intellettuali passano sopra ai bisogni struggenti della gente?”  
7) LO CARICO’ SULLA SUA CAVALCATURA: 

“Non c’è in un’intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi.” 

Sono parole di un giornalista laico e ateo, Luigi Pintor. Che forse un altro lontano, come il samaritano, oggi ci regali in una frase il succo di tutta questa parabola?
8) LO PORTO’ IN UN ALBERGO: a volte non basta quello che posso fare io, devo chiedere aiuto a qualcuno, che ne sa di più, lo sa meglio. Io so solo dare quello che sono, quello che ho imparato dalla vita, ma può essere poco per qualcuno: non mi è chiesto di salvare il mondo, ma di fidarmi degli altri, si.
9) SI PRESE CURA DI LUI: quando uno sconosciuto ha bisogno, ci chiediamo: ‘Che cosa centra con me? Cosa mi capiterà se mi fermo ad aiutare questa persona?’ Forse è tempo di cambiare domanda: ‘Che cosa accadrà a questa persona, se non mi fermo ad aiutarla?’ 

Prendersi cura può essere un piccolo gesto, una parola, come chiamare per nome, guardare negli occhi, toccare con tenerezza, abbracciare. Questo basta.
10) TIRÒ FUORI DUE DENARI E LI DIEDE ALL’ALBERGATORE: non è giocare a scaricare su altri i problemi, ma fare in modo che qualcuno continui quello che tu fai, quello che ti sta a cuore. Ognuno di noi lascerà un’eredità nella vita, e come dice il mio amico Gigi, è molto diverso se quando muori lasci dietro di te “terra innamorata o terra disperata”.
Ad ognuno di riscrivere con la propria vita i 10 comandamenti. Se l’ha fatto un samaritano, perché non ci devo provare anch’io?


mmagine e testo Giorgio Bonati

Fra Giorgio Bonati

www.romena.it

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