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Cerchiamo di non guardare indietro con rabbia o avanti con paura, ma intorno con consapevolezza.
leggoerifletto

da: La Danza della Realtà – Alejandro Jodorowsky

Più tardi compresi che tutte le malattie, perfino le più crudeli, erano un genere di spettacolo. 

Alla base c’era la protesta per una carenza affettiva e per il divieto di pronunciare qualunque parola o fare un gesto che rivelasse tale mancanza. 

Il non detto, il non espresso, il segreto, poteva addirittura trasformarsi in malattia. 

L’animo infantile, soffocato dai divieti, elimina le difese organiche per consentire l’ingresso al male, perché soltanto così avrà l’opportunità di esprimere la propria desolazione. 

La malattia è una metafora. E’ la protesta di un bambino trasformata in rappresentazione.

Ogni atto straordinario abbatte i muri della ragione. 

Distrugge la scala dei valori e costringe lo spettatore a giudicare da solo. Agisce come uno specchio: ciascuno si vede con i propri limiti. Eppure questi limiti, manifestandosi, possono suscitare un’improvvisa presa di coscienza. “Il mondo è come penso che sia. I mie mali derivano da una visione distorta. Se voglio guarire, non è il mondo che devo cercare di cambiare ma l’opinione che ho di esso”.

I miracoli sono paragonabili alle pietre: si trovano ovunque e offrono la loro bellezza, ma nessuno ne riconosce il valore. 

Viviamo in una realtà dove abbondano i prodigi, ma li vedono soltanto coloro che hanno sviluppato le proprie percezioni. Senza tale sensibilità tutto è banale, l’evento meraviglioso viene chiamato casualità e si cammina per il mondo senza avere in tasca quella chiave che si chiama gratitudine. 

Quando si verifica un fatto straordinario lo consideriamo un fenomeno naturale di cui approfittare come parassiti, senza dare niente in cambio. Invece il miracolo richiede uno scambio: ciò che ti è stato dato devo farlo fruttificare per gli altri. 

Se non viviamo uniti agli altri non possiamo captare il portento. 

I miracoli non li provoca nessuno, vengono scoperti. 

Quando colui che credeva di essere cieco si toglie gli occhiali scuri, vede la luce. 

Questa oscurità è il carcere della ragione.

La finalità dell’arte è curare. Se l’arte non fa guarire, non è vera arte.

La realizzazione artistica era il risultato di scelte dettate dalla passione. 

Ci veniva offerta una torta: noi dovevamo soltanto vederla, prenderne una porzione e mangiarla. Era il biscotto di Alice: mangiandolo, o cresceva o rimpiccioliva. Così era la vita, l’arte, una faccenda di punti di vista e di scelte. E lo stesso succedeva anche in negativo. Lo spirito di autodistruzione offriva all’individuo un menù con tutte le malattie fisiche e mentali. 

L’individuo sceglieva il proprio male. Per curarlo, bisognava indagare su che cosa lo avesse spinto a scegliere quel problema e non un altro.
Ci sono mille modi per rompere un vaso, ma soltanto uno per costruirlo!

– Alejandro Jodorowsky – 

da: La Danza della realtà

Tentai di materializzare l’astratto.

L’odio: cornucopia chiusa in un forziere di cui abbiamo perduto la chiave.

L’amore: strada dove le nostre impronte invece di seguirci ci precedono.

La poesia: escremento luminoso di un rospo che ha inghiottito una lucciola.

Il tradimento: persona priva di pelle che si muove saltellando da una pelle all’altra.

La gioia: fiume pieno di ippopotami che spalancano le fauci azzurrine per offrire i diamanti che hanno trovato scavando nel fango.

La fiducia: danza senza ombrello sotto una pioggia di pugnali.

La libertà: orizzonte che si stacca dall’oceano per volare formando labirinti.

La certezza: una foglia solitaria divenuta il rifugio di un bosco.

La tenerezza: vergine vestita di luce che cova un uovo violaceo.

Le immagini che ero in grado di creare potevano essere gioielli, ma il forziere in cui le conservavo, vale a dire la mia persona, era privo di valore.

… consideravo il cambiamento come un malcelato aspetto della morte.

“La spada che tutto trancia, non trancia te quando diventerai una spada”.

– Alejandro Jodorowsky – 

da: La Danza della realtà


Invece di “mai”: pochissime volte.

Invece di “sempre”: sovente.

“Infinito”: estensione ignota.

“Eternità” fine impensabile.

“Fallire”: cambiare attività.

“Mi ha deluso”: l’ho immaginato in modo errato.

“Io so”: io credo.

“Bello, brutto: mi piace, non mi piace.

“Sei fatto così”: ti percepisco così.

“Ciò che è mio”: ciò che ora possiedo.

“Morire”: cambiare forma. …

Poi abbiamo passato in rassegna le definizioni e siamo giunti alla conclusione che era assurdo definire affermando.

Invece era giusto definire negando.

“Felicità”: essere ogni giorno meno triste.

“Generosità”: essere meno egoista.

“Coraggio”: essere meno vigliacco.

“Forza”: essere meno debole. E così via.

– Alejandro Jodorowsky – 

da: La Danza della realtà



Buona giornata a tutti. 🙂

www.leggoerifletto.it


Il secondo avvento – William Butler Yeats

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