Qui – Wislawa Szymborska

la poesia e.. altre poesie di Wislava…

 
Wislawa%20Szymborska

by leggoerifletto

Ad alcuni piace la poesia e.. altre poesie – Wislawa Szymborska

Ad alcuni piace la poesia

 

ad alcuni cioè non a tutti.

 

E neppure alla maggioranza ma alla minoranza.

 

Senza contare le scuole dove è un obbligo

e i poeti stessi

ce ne saranno forse due su mille.

Piace

mi piace anche la pasta in brodo,

piacciono i complimenti e il colore azzurro

piace una vecchia sciarpa

piace averla vinta

piace accarezzare un cane.

La poesia

ma cos’è mai la poesia?

Più d’una risposta incerta

è già stata data in proposito.

Ma io non lo so,

non lo so e mi aggrappo a questo

come alla salvezza di un corrimano.

– Wislawa Szymborska –


La mano

Ventisette ossa,

trentacinque muscoli,
circa duemila cellule nervose in ogni polpastrello delle nostre cinque dita.
È più che sufficiente
per scriver Mein Kampf
o Winnie the Pooh.

– Wislawa Szymborska –

Un male incurabile ha spento il 1° febbraio 2012 la fiamma diWislawa Szymborska, una delle più grandi poetesse dei nostri tempi. Nata il 2 luglio 1923, la Szymborska ha attraversato e accompagnato con le sue opere tutta la travagliata storia novecentesca del suo Paese, la Polonia, contribuendo a costruirne una letteratura di qualità, che ha valicato i confini nazionali. Nel 1996 ha ricevuto il Premio Nobel con la seguente motivazione: “per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d’umana realtà”. 




Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.


– Wislawa Szymborska –


La moglie di Lot – Wislawa Szymborska

Ho guardato indietro, è vero.
Dicono per curiosità.
Non pensano neppure che potessi avere altri motivi:
il rimpianto di una coppa d’argento
lasciata nella mia casa di Sodoma.
La voglia di non vedere più il mio probo marito
che mi camminava davanti.
La voglia di verificare se si sarebbe fermato,
qualora fossi morta (non si fermò).
La disubbidienza degli umili.
La speranza che Dio ci avesse ripensato,
e non facesse morire migliaia di innocenti.
La solitudine e la vergogna di fuggire così di nascosto.
Ma forse fu solo un colpo di vento
che mi sciolse i capelli
e che istintivamente mi fece girare la testa.
È possibile che io sia caduta, e poi divenuta di sale
con il viso rivolto alla città.

– Wislawa Szymborska –

La moglie di Lot

“Ora la moglie di Lot si voltò
indietro a guardare e diventò
una colonna di sale”
Genesi 19, 26


E andava il giusto dietro il messo di Dio,
enorme e radioso, sulla nera montagna,
ma sonora parlava l’angoscia alla moglie:
“Non è troppo tardi, puoi ancora scorgere
le rossi torri della tua Sodoma natia,
la piazza ove cantavi, la corte ove filavi,
le finestre vuote dell’alta dimora,
dove al caro marito partorivi i figli”.

Si volse, e serrati da una stretta mortale,
non poterono i suoi occhi più guardare;
di sale si fece il corpo diafano,
e strinsero alla terra gli agili piedi.

Chi vorrà piangere questa donna?
Non sembra forse la più lieve delle perdite?
Il mio cuore solo non potrà mai scordare
chi la vita dette per un unico sguardo.

– Anna Achmatova –

Ogni punizione è cattiveria; ogni punizione in sé è male.

  1. Bentham

Filosofo inglese, 1748-1832

Maria silenziosa,

che tutto immaginasti
senza parlare,
oltre ogni visione umana,
aiutami ad entrare
nel mistero di Cristo
lentamente e profondamente,
come un pellegrino arso di sete
entra in una caverna buia
alla cui fine oda un lieve correr d’acqua.
Fa’ che prima di tutto m’inginocchi
ad adorare,
fa’ che poi tasti la roccia fiducioso,
e m’inoltri sereno nel mistero.
Fa’ infine ch’io mi disseti
all’acqua della Parola
in silenzio
come Te.
Forse allora, Maria,
il segreto del Figlio Crocifisso
mi si rivelerà
nella sua immensità senza confini
e cadranno immagini e parole
per fare spazio solo all’infinito.
– +Cardinale John Henry Newman – 

>>> Torture – Wisława Szymborska

Nulla è cambiato.
Il corpo prova dolore,
deve mangiare e respirare e dormire,
ha la pelle sottile, e subito sotto – sangue,
ha una buona scorta di denti e di unghie,
le ossa fragili, le giunture stirabili.
Nelle torture di tutto ciò si tiene conto.
Nulla è cambiato.
Il corpo trema, come tremava prima

e dopo la fondazione di Roma,
nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,
le torture c’erano e ci sono, solo la Terra è più piccola
e qualunque cosa accada, è come dietro la porta.
Nulla è cambiato.
C’è soltanto più gente,
alle vecchie colpe se ne sono aggiunte di nuove,
reali, fittizie, temporanee e inesistenti,
ma il grido con cui il corpo
ne risponderà, e
e sarà un grido di innocenza,
secondo un registro e una scala eterni.
Nulla è cambiato.
Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze.
Il gesto delle mani che proteggono il capo
è rimasto però lo stesso,
il corpo si torce, si dimena e si divincola,
fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,
illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.
Nulla è cambiato.
Tranne il corso dei fiumi,
la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai.
Tra questi paesaggi l’anima vaga,
sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,
a se stessa estranea, inafferrabile,
ora certa, ora incerta della propria esistenza,
mentre il corpo c’è, e c’è, e c’è
e non trova riparo.
– Wisława Szymborska –
in “Gente sul ponte” [Ludzie na moście], 1986,

traduzione in italiano  di P. Marchesani

foto di Sergio Larrain

Qui – Wislawa Szymborska

 

Domande poste a me stessa – Wislawa Szymborska

Qual è il contenuto del sorriso
e d’una stretta di mano?
Nel dare il benvenuto
non sei mai lontana
come a volte è lontano
l’uomo dall’uomo
quando dà un giudizio ostile
a prima vista?
Ogni umana sorte
apri come un libro
cercando emozione
non nei suoi caratteri,
non nell’edizione?
Con certezza tutto,
afferri della gente?
Risposta evasiva la tua,
insincera,
uno scherzo da niente,
i danni li hai calcolati?
Irrealizzate amicizie,
mondi ghiacciati.
Sai che l’amicizia va
concretata come l’amore?
C’è chi non ha retto il passo
in questa dura fatica.
E negli errori degli amici
non c’era colpa tua?
C’è chi si è lamentato e consigliato.
Quante le lacrime versate
prima che tu portassi aiuto?
Corresponsabile
della felicità di millenni
forse ti è sfuggito
il singolo minuto
la lacrima, la smorfia sul viso?
Non scansi mai
l’altrui fatica?
Il bicchiere era sul tavolo
e nessuno lo ha notato,
finché non è caduto
per un gesto distratto.

Ma è tutto così semplice
nei rapporti fra la gente?

– Wislawa Szymborska – 

“Noi tutti siamo schiavi in un periodo della nostra vita. 

Non sappiamo cosa cercare né dove. 

Ci abituiamo alla nostra condizione e andiamo avanti per quello che ci sembra il percorso più facile, senza chiederci perché. 

Procediamo fustigatoci attraverso la vita, contando le ore, anche se in fondo al nostro cuore sappiamo che la via più stretta e ardua ci condurrebbe alla libertà. 

Abbiamo sentito dire tante volte che la libertà può essere pericolosa, perciò preferiamo restare al buio, attorniati da estranei, con le mani legate. 

Non ci ribelliamo: abbassiamo la testa e seguiamo rassegnati la massa, sordi alla Voce, al Richiamo. 

E quando moriamo, lo facciamo in silenzio, e i nostri padroni si occupano delle nostre tombe, assicurandosi che restiamo anonimi. Tuttavia ricorda, nessuno è più schiavo di chi si sente libero, ma non lo è. 

E nessuno è più schiavo di chi ode il Richiamo, ma per paura di andare controcorrente chiude il proprio cuore e zittisce per sempre la voce di Amore…”

 

Un appunto – Wislawa Szymborska

La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;
essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;
distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;
stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.

Un’occasione eccezionale

per ricordare per un attimo

di che si è parlato

a luce spenta;

e almeno per una volta

inciampare in una pietra,

bagnarsi in qualche pioggia,

perdere le chiavi tra l’erba;

e seguire con gli occhi

una scintilla nel vento;

e persistere nel non sapere

qualcosa d’importante.

  (Wislawa Szymborska)

Immagine di Alain Laboile

Le persone si instupidiscono all’ingrosso, 
e rinsaviscono al dettaglio.

Dunque amiamo e sosteniamo i casi al dettaglio.

– Wislawa Szymborska –

 “Finché quella donna del Rijksmuseum 

nel silenzio dipinto e in raccoglimento
giorno dopo giorno
versa il latte dalla brocca nella scodella,
il Mondo non merita
la fine del mondo.”

– Wisława Szymborska vs Vermeer –

Buona giornata a tutti. 🙂

www.leggoerifletto.it

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