Se non puoi essere una via maestra, sii un sentiero. Se non puoi essere un sole sii una stella. Sii sempre il meglio di ciò che sei.


By leggoerifletto

La tartaruga sciocca

Un giorno, in una valle lontana, cominciò a piovere, e piovve tanto che tutta la campagna fu inondata. Ancora un po’ e solo le montagne sarebbero spuntate dall’acqua, che saliva, saliva sempre.
A un tratto si udì qualcuno che piangeva. Era una tartaruga: la più lenta, la più sciocca del mondo, gracchio un’oca che volava sopra di lei:
“Perché piangi? ”
singhiozzo la tartaruga:
“Affogherò! per te è facile, tu puoi volare. Ma le mie gambe son così corte, che mi ci vorrà un mese per arrivare sulle montagne!”.
Tagliò corto l’oca:
“Quante storie! Vado a chiamare mia sorella e ti porteremo noi sulle montagne!”
Quando le due oche tornarono, l’acqua arrivava già al collo della tartaruga. Si abbassarono, portando nel becco un ramo. La tartaruga vi si afferrò con la bocca e le oche la sollevarono con un gran sbattere d’ali.
Volarono così sopra le acque, in direzione delle montagne, dove la tribù delle tartarughe si era già radunata.
Infatti, le altre tartarughe, meno sciocche, si erano subito dirette sui monti non appena avevano visto l’acqua salire. Ma erano comunque molto felici nel vedere i due uccelli portare in salvo la più lenta, la più sciocca tra loro.
Lanciarono alte grida di evviva e cantarono in coro per festeggiare i due volatili.
“Viva, viva e poi urrà. Su cantiamo tutte in coro. Per le oche salvatrici…”.
Ma mentre era ancora in volo, la più lenta, la più sciocca di tutte le tartarughe non poté fare a meno di unirsi al coro.
Aprì la bocca e cantò:
” Hip hip hip e poi urrà.. AAAAAAAH!!! “

“Prima pensa, poi parla, perché parole poco pensate portano pena “

 

Imparare a controllare la propria bocca non è cosa da poco!

adattamento dalla favola 

““Le anatre selvatiche e la stupida tartaruga” di Gianni Rodari

La strada maestra

Rabbi Mendel soleva lamentarsi: “Fino a che non c’erano ancora le strade maestre, la notte bisognava interrompere il viaggio. E allora nella locanda si dicevano in pace salmi, si apriva un libro e si ragionava tra ebrei. 

Ora si viaggia sulla strada maestra notte e giorno, e non vi è più pace”.

– Martin Buber – 

Storie e leggende chassidiche, Mondadori

Quando Adamo ed Eva si nascosero dalla sua presenza, il Signore chiamò: “Dove sei?”.
Questo richiamo risuona senza tregua. E’ l’eco impalpabile di una flebile voce, non compresa nella categoria dei sensi, mai tradotta in parole, ineffabile e misteriosa… 

Soffocata, attutita, si ammanta di silenzio, ma è come se tutto ciò che esiste fosse l’eco di questa domanda: dove sei?

– Abraham Eschel – 

teologo ebreo

 

Se non puoi essere una via maestra, sii un sentiero. Se non puoi essere un sole sii una stella. Sii sempre il meglio di ciò che sei.


Buona giornata a tutti. 🙂

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