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Maniera – Erri De Luca
Accosto la fronte alla tua, si toccano,

dico: “È una frontiera”.

Fronte a fronte: frontiera,

mio scherzo desolato, ci sorridi.

Col naso ci riprovo, tocco il naso,

per una tenerezza da canile:

“E questa è una nasiera”, dico

per risentire casomai

un secondo sorriso, che non c’è.

Poi tu metti la mano sulla mia

e io resto indietro di un respiro.

“E questa è una maniera”, mi dici.

“Di lasciarsi?”, ti chiedo. “Sì, così”.

– Erri De Luca –

da: “L’ospite incallito” Einaudi Editore


C’è il verbo snaturare, ci dev’essere pure innaturare,

con cui sostituisco il verbo innamorare

perché succede questo: che risento il corpo,

mi commuove una musica,

passa corrente sotto i polpastrelli,

un odore mi pizzica una lacrima, sudo, arrossisco,

in fondo all’osso sacro scodinzola

una coda che s’è persa.

Mi sono innaturato: è più leale.

M’innaturo di te quando t’abbraccio.
– Erri De Luca –


Ci si innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rivelato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore.

Ci si innamora da vicino, ma non troppo, ci si innamora da un angolo acuto un poco in disparte in una stanza, presso una tavolata, seduto su un gradino mentre gli altri ballano (p. 25-26)
– Erri De Luca –

Da: “Tu, mio”, editore Feltrinelli


Buona giornata a tutti. 🙂
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Valore  – Erri de Luca

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, 
riparare un paio di scarpe, 

tacere in tempo, accorrere a un grido, 
chiedere permesso prima di sedersi, 
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, 

qual’ è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, 
la clausura della monaca, 
la pazienza del condannato, qualunque  colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

(Erri de Luca)

>>> E disse – Erri De Luca

 

Si voltò verso di me. Per istinto volevo girarmi dalla parte opposta, ma una forza imprevista mi girò testa e collo dalla parte sua. Si fermò la parlantina che mi era uscita facile mentre non la guardavo.

Era così bellissima vicina, le labbra appena aperte. Mi commuovono quelle di una donna, nude quando si accostano a baciare, si spogliano di tutto, dalle parole in giù.

 “Chiudi quei benedetti occhi di pesce.”

 “Ma non posso. Se tu vedessi quello che vedo io, non li potresti chiudere.”

 “Da dove ti spuntano questi complimenti, piccolo giovanotto?”

 “Che complimenti? Dico quello che vedo.”

 “Ora basta.” Mi passò le dita sopra gli occhi e poi con quelle dita scese ai lati del naso, passando per la bocca, fino al mento. E mi posò le labbra sulla bocca mezza aperta dalla meraviglia.

 “Meraviglia,” dissi quando si staccò, facendolo pianissimo.

 “Questo era tuo. Te lo chiedo ancora, ti piace l’amore?”

 “Be’ sì, se è questo, sì.” Pensai che avrei capito tutti i libri da quel momento in poi.

 Se ne aggiunsero ancora, di baci tra le barche. Dopo ognuno mi accorgevo di crescere, più delle ferite. Non chiedeva più di chiudere gli occhi. Vedevo le sue palpebre abbassarsi, e poi serrarsi al momento preciso del contatto di labbra. Mi passò anche le dita tra i capelli, mi studiava la faccia, le spuntava un sorriso e poi di nuovo un bacio. Le mani si facevano carezze.

 Restammo seduti di fianco, le ginocchia tirate su. I baci spingevano dai talloni puntati nella sabbia. Risalivano le vertebre fino alle ossa del cranio, fino ai denti. Ancora oggi so che sono il più alto traguardo raggiunto dai corpi. Da lassù, dalla cima dei baci si può scendere poi nelle mosse convulse

dell’amore.

 Scorro da molto tempo sopra scritture sacre, senza spunto di fede. Nella lettura gusto l’alfabeto antico, la mia conoscenza avviene nella bocca. L’ebraico antico gira come un boccone tra lingua, saliva, denti e sella di palato. Aperto a ogni risveglio, è un avanzo di manna, prende i gusti desiderati sul momento, come succede ai baci.

 La prima coppia umana, creata in un giardino il giorno sesto, ebbe sopra di sé la prima notte sconfinata. A loro insaputa spuntò nei corpi l’appetito, la sete, l’entusiasmo e il sonno. La prima notte, sconosciuta, sembrò a loro il resto del giorno uno, sbriciolato in puntini luce. 
Non sapevano se sarebbe tornato il sole, allora si abbracciarono. Le bocche si trovarono accanto e inventarono il bacio, il primo frutto della conoscenza. Era mercurio quella conoscenza, un liquido sensibile alla temperatura dei corpi. So quella prima volta perché l’ho avuta anch’io quell’ora sulla bocca, nel loro identico istante, su una sabbia di mare, il cielo scoperchiato sulla testa.

 La stanza tra le barche fu schiarita dalla luna salita sulla prua di fronte. 
Ci staccammo, le labbra intorpidite. La via verso le case fu alla cieca, perdendola affiancati. A un bivio ci  separammo, sciogliendoci le mani senza necessità di altro saluto. Eva e lo sposo suo, usciti dal giardino, avevano già avuto tutto il bene del mondo. La vita aggiunta dopo, lontano da quel posto, è stata una divagazione.

 Adesso e qui sta bene la parola fine, sorella minore di confine e di finestra chiusa.

– Erri de Luca –

“I pesci non chiudono gli occhi” – Erri de Luca

>> approfondimento

>>> erri   Dal sito… www.mastrohora.it

 

L'ULTIMO LIBRO CHE HO LETTO di Erri De Luca- 2013

>>>LEGGIAMO  … ERRI DE LUCA

 
Libri & Libri: Racconti e poesie immortali
 

 

LeggiAmo  Pagine di Poesia

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