Storie dell’albero di Natale…

Il  nostro Albero di Natale 2016
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VIDEO COLLABORAZIONE – La leggenda dell’albero di Natale – Storytelling

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By leggoerifletto

La leggenda dell’abete di Natale

In un remoto villaggio di campagna, la Vigilia di Natale, un ragazzino si recò nel bosco alla ricerca di un ceppo di quercia da bruciare nel camino, come voleva la tradizione, nella notte Santa. 

Si attardò più del previsto e, sopraggiunta l’oscurità, non seppe ritrovare la strada per tornare a casa. 

Per giunta incominciò a cadere una fitta neve. Il ragazzo si sentì assalire dall’angoscia e pensò a come, nei mesi precedenti, aveva atteso quel Natale, che forse non avrebbe potuto festeggiare.

Nel bosco, ormai spoglio di foglie, vide un albero ancora verdeggiante e si riparò dalla neve sotto di esso: era un abete. Sopraggiunta una grande stanchezza, il piccolo si addormentò raggomitolandosi ai piedi del tronco; l’albero, intenerito, abbassò i suoi rami fino a far loro toccare il suolo in modo da formare come una capanna che proteggesse dalla neve e dal freddo il bambino. 

La mattina si svegliò, sentì in lontananza le voci degli abitanti del villaggio che si erano messi alla sua ricerca e, uscito dal suo ricovero, poté con grande gioia riabbracciare i suoi compaesani. Solo allora tutti si accorsero del meraviglioso spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi: la neve caduta nella notte, posandosi sui rami frondosi, che la piana aveva piegato fino a terra, aveva formato dei festoni, delle decorazioni e dei cristalli che, alla luce del sole che stava sorgendo, sembravano luci sfavillanti, di uno splendore incomparabile.
In ricordo di quel fatto, l’abete venne adottato come simbolo del Natale e, da allora, in tutte le case, viene addobbato e illuminato, quasi per riprodurre lo spettacolo che gli abitanti del piccolo villaggio videro in quel lontano giorno.

Fonte non specificata

La Verità che regge il mondo intero
è sorta dalla terra perché
fosse sorretta da mani di donna.

– Sant’Agostino –


Guido Reni – ‘San Giuseppe con Gesù Bambino’ – 1635
San Pietroburgo – Hermitage


Il primo tabernacolo

“E Maria diede alla luce il suo figliuolo e lo fasciò e lo pose a giacere in una greppia”.

La stalla fu la prima chiesa e la greppia il primo tabernacolo, dopo il seno purissimo di Maria. Ogni cosa può diventare un ostensorio del suo amore. Anzi, le più umili, le più spregiate ne rispettano meglio il mistero, lasciandone trasparire e conservandone il divino incanto.

– don Primo Mazzolari – 




…Rinfrancate i vostri cuori”. Il cammino verso la Grotta di Betlemme è un itinerario di liberazione interiore, un’esperienza di libertà profonda, perché ci spinge ad uscire da noi stessi e ad andare verso Dio che si è fatto a noi vicino, che rinfranca i nostri cuori con la sua presenza e con il suo amore gratuito, che ci precede e ci accompagna nelle nostre scelte quotidiane, che ci parla nel segreto del cuore e nelle Sacre Scritture. 
Egli vuole infondere coraggio alla nostra vita, specialmente nei momenti in cui ci sentiamo stanchi e affaticati e abbiamo bisogno di ritrovare la serenità del cammino e sentirci con gioia pellegrini verso l’eternità…

– papa Benedetto XVI – 

dalla “Omelia del 16 dicembre 2010
Buona giornata a tutti. 🙂

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La fiaba dell’abete di natale

C’era una volta, nel bosco, un giovane abete, il cui unico desiderio era crescere e diventare grande come gli altri alberi; e cresceva, di anno in anno, ma nella sua impazienza non gli sembrava mai abbastanza.
Di quando in quando nel bosco arrivavano degli uomini muniti di pesanti accette, che abbattevano proprio gli alberi più alti e maestosi, facendoli crollare a terra con uno schianto pauroso; poi segavano i rami e i tronchi, e tutto veniva caricato su lunghi carri.
“Dove li porteranno?” si chiedeva il giovane abete. “Che cosa ne faranno?”
Nessuno, nel bosco, sapeva rispondergli; ma a volte, una delle rondini, grandi viaggiatrici che andavano in ogni parte del mondo, portava notizie di un abete che era diventato palo del telefono oppure albero di una nave.
“Potesse toccare anche a me una sorte simile!” sospirava l’alberello, sognando il momento in cui avrebbe solcato i mari, sostenendo grandi vele bianche.
Altri abeti invece venivano tolti da terra con le radici e caricati tutti interi su carri con molti riguardi, senza che un solo rametto venisse danneggiato; e di quelli i passeri, che andavano a spiare attraverso le finestre delle case, dicevano che venivano ripiantati in bei salotti illuminati e vestiti di nastri d’argento, candeline, palline colorate, dolci, giocattoli, e che i bambini, felici, facevano un gran chiasso attorno a quelle meraviglie.
“Potesse toccare anche a me una simile sorte!” sospirava l’alberello; ma né a lui né ai suoi compagni venne mai in mente di chiedere ai passeri che cosa succedesse dopo, a quegli abeti fortunati.
Passò un altro anno e il giovane abete divenne ancora un po’ più alto. Vennero i taglialegna e portarono via gli alberi più alti e solidi, ma lui fu lasciato ancora nella foresta. Vennero i boscaioli a prendere gli alberi più giovani e ben formati, e stavolta fu scelto anche lui. Quasi morì dalla gioia quando udì il capo degli uomini ordinare agli altri, indicando proprio lui: “Prendete anche questo!”
Soffrì però terribilmente quando i loro arnesi di ferro penetrarono nel terreno e gli colpirono le radici, e quando corde e catene lo legarono e lo strapparono a forza dalla sua casa e dal suo ambiente, non fu più in grado di resistere alla sofferenza, tanto che svenne.
Riprese i sensi sentendosi toccare e rigirare da ogni parte. Aprì gli occhi e capì di essere nell’angolo di una grande piazza, con decine di altri abeti come lui ammucchiati contro il muro di un palazzo. Udì una voce femminile: “Sì, è veramente bellissimo. Prendo questo.”
Due domestici in livrea lo presero e lo portarono in uno splendido salone, dove tutto era bello e ricchissimo. Lo trapiantarono in un grande vaso di coccio rivestito di stoffa bianca e ornato di fiocchi rosati; lo innaffiarono, lo curarono amorevolmente, e il giovane abete continuava a ripetersi che era stato proprio fortunato a capitare in quella casa, tra quella gente che lo ammirava e lo aveva messo al posto d’onore.
Un mattino, intorno all’abete si svolse una straordinaria attività. Le cameriere e la stessa padrona di casa portarono grossi scatoloni e ne tirarono fuori,, un pezzo dopo l’altro, rilucenti palline di vetro di tanti colori e forme diverse, nastri e fili d’argento, una stella che venne fissata proprio sulla punta dell’abete … e l’alberello, che poteva rimirarsi in uno specchio, non stava più in sé dall’orgoglio e dalla gioia. Capì che questa doveva essere la famosa festa del Natale, di cui gli avevano parlato i passerotti.
Ma non era ancora finita: la sera, la padrona di casa pose sotto l’albero i pacchetti dei doni e la governante accese le candeline. Allora i bambini si precipitarono nel salone pieni di gioia e curiosità. Che sera straordinaria fu quella per il giovane abete!
Non l’avrebbe più dimenticata, anche se in effetti la sua gloria durò solo pochi minuti: non appena i bambini ebbero scartato i regali, l’alberello rimase nel suo angolo, dimenticato da tutti.
Se ne ricordarono giorni dopo i giardinieri, che andarono a prenderlo e lo portarono nel parco, dove lo interrarono sotto il muro di cinta. E dal suo esilio l’abete riprese a osservare gli enormi cedri, le colossali querce, gli innumerevoli alberi maestosi che lo circondavano e riprese ad augurarsi di diventare presto grande e bello come quelli.
Nella sua solitudine andavano a consolarlo e a tenergli compagnia, di quando in quando, ora un passerotto, ora una coppia di topolini.
A tutti raccontava la sua fantastica storia della sua vita e di quella magica notte di Natale: ma i topolini preferivano favole che parlavano di dispense dove si entra magri e si esce grassi; e i passeri avevano visto, volando per il mondo, ben altre meraviglie.
E il giovane abete cominciò a rimpiangere la sua foresta, da dove lo avevano portato via per la festa di una sola notte.

 
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La leggenda dell’albero di natale

Durante la vigilia di Natale del 1611 una nobildonna tedesca, la duchessa di Brieg, si aggirava per le sale del suo castello.
Tutto era pronto per la Vigilia: le ghirlande sempreverdi da appendere alle pareti, le candele, il grande ceppo da mettere nel camino. Tuttavia la duchessa non era contenta perché c’era un angolo che le sembrava spoglio.
Avvolgendosi nel suo scialle scese nel suo immenso giardino, sicura che la natura generosa le avrebbe offerto qualcosa. E infatti notò un piccolo abete e subito pensò che era quello che occorreva per il suo angolo spoglio e, chiamando il giardiniere, gli ordinò di scalzare la pianta con tutte le radici e metterla in un bel vaso pieno di terra. Poi fece portare l’albero nel grande salone e questo sparse il suo buon profumo ovunque.
La duchessa fu molto soddisfatta dell’idea avuta.
Ella non sapeva di aver inventato il primo albero di Natale.

 
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Altre leggende cristiane sull’albero di natale

Molte di queste dicono che l’Abete è uno degli alberi del giardino dell’Eden
Un’altra narra che l’Abete è l’albero della Vita le cui foglie divennero aghi quando Eva colse il frutto proibito e non fiorì più fino alla notte in cui nacque Gesù Bambino.
Un’altra ancora racconta che Adamo portò un ramoscello dell’albero del bene e del male con lui dall’Eden. Questo ramoscello più tardi divenne l’abete il cui legno fu usato per la Santa Croce, e in seguito divenne l’Albero di Natale

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