Davanti a noi stanno cose migliori di quelle che ci siamo lasciati alle spalle.

Davanti a noi stanno cose migliori di quelle che ci siamo lasciati alle spalle.

By leggoerifletto:

Il presepe vuoto – Patrizio Righero

A poco più di un’ora dalla mezzanotte la sconcertante scoperta: la statuetta di Gesù Bambino è sparita!

Don Mimmo ha un bel predicare calma e sangue freddo, ormai le catechiste, con addosso l’agitazione delle grandi occasioni, hanno convocato l’unità di crisi.

E adesso che cosa si fa?

Andarne a comprare una nuova? Troppo tardi. I negozi sono già chiusi e poi trovarne una a grandezza naturale non è mica facile.

Chiederla in prestito alla parrocchia vicina? Tanto vale provare.

«Don Giuseppe, ha per caso una statua di Gesù bambino da prestarci?»

«Spiacente. Ne abbiamo una sola. E la usiamo noi…»

Le suore del convento di santa Lucia?

No, troppo lontane. Impossibile farcela per mezzanotte.

Intanto il coro prosegue con le prove: astro del ciel, adeste fideles, gloria gloria… I bambini a far chiasso in sacrestia. I pastori in pole position per la sfilata. E don Mimmo?

Da quando è iniziata la riunione di emergenza più nessuno l’ha visto.

Passi perdere il bambinello («al limite – aveva suggerito una mamma di quelle che sanno sempre aggiustare le cose – ci mettiamo un cicciobello!»); ma perdere anche il parroco è davvero troppo.

Il campanile, impietoso, suona le 23.

Dovrebbe iniziare la veglia. Sì, ma come?

Il direttore del coro taglia corto e dà disposizioni per partire: avanti con i canti, le poesie dei bambini, una sgambettata danzante delle ragazze della cresima, un testo di Tonino Bello che non guasta mai.

23.30. E ancora niente. Né bambinello, né parroco.

«Non risponde nemmeno al telefonino… gli sarà successo qualcosa?». L’inquietante dubbio inizia a serpeggiare tra i fedeli assiepati nei banchi nella chiesa.

«Se non arriva ce ne torniamo a casa? Stiamo qui? Che cosa si fa?»

23.45. Il coro la tira lunga con canti natalizi a sedici strofe ciascuno.

23.50. Il rombo inconfondibile della panda di don Mimmo.

Le catechiste si lanciano nel cortile dell’oratorio come proiettili di una catapulta. Ed ecco lì. Il don scende dall’auto. Con lui una ragazza diafana che sembra proprio la madonna. In braccio un fagotto di bambino.

In men che non si dica i tre hanno dribblato le zelanti catechiste e si sono infilati in canonica. Ma non abbastanza in fretta.

«Ma quella non è la Romina?»

«Chi? La figlia della Michela?»

«Proprio quella… che brutta storia. Incinta a 16 anni».

«Ma quella che faceva l’animatrice?»

«Ne sono sicura!»

«E il padre?»

«Chi lo sa… quel mascalzone è sparito chissà dove».

«Credevo che non l’avesse tenuto il bambino. Così dicevano».

«No, no. L’ha tenuto. Ma quando è nato la Michela e il Giovanni non han voluto che si sapesse in giro. Si vergognano…».

«E come si chiama la creatura?»

«Non saprei. Non l’hanno ancora battezzata»

«Forse è una bambina… chissà!»

23.59. Sfilza di chierichetti minuscoli, seguiti da chierichetti medi e due extra large. Poi don Mimmo e… quei due lì. La Romina e il suo fagotto che ha iniziato a gorgheggiare canti che conosce solo lui.

Don Mimmo li accompagna fino alla cappella del presepe e li fa accomodare proprio lì. Tra l’asino e il bue di cartapesta. Scostando perfino le antiche e preziose statue di Giuseppe e Maria.

Nel nome del Padre (quello che non è scappato, chiaro!)

Del figlio (che sta lì infagottato, in braccio a quella ragazzina).

E dello Spirito Santo (che ha già fatto il suo dovere soffiando su quell’assemblea radunata nella notte Santa un’inattesa capacità di accoglienza).

Amen.

E buon Natale.

Anche se il bambinello è una femminuccia e si chiama Lorena.

– Patrizio Righero – 

La Santa Eucaristia è la continuazione dell’incarnazione di Cristo sulla terra. Il mistero dell’Eucaristia ci dà la gioia di avere il Natale tutti i giorni. Quando arriviamo al Santissimo Sacramento, noi arriviamo a Betlemme, un nome che significa “Casa del Pane”. 

Gesù ha voluto nascere a Betlemme, perché Egli dimorerà con noi per sempre come il “Pane Vivo” disceso dal Cielo. 

Quando i pastori ed i Magi sono venuti per adorarLo, Gli hanno portato tanta gioia con la loro umile visita a Betlemme e quella loro visita è stata elogiata e raccontata attraverso i secoli. 

Dio non ha mai smesso di onorarli poiché era onorare Suo Figlio a Betlemme. E così anche oggi la tua umile visita a Gesù, nel Santissimo Sacramento, Gli reca tanta gioia che sarà raccontata per tutta l’eternità e porterà il mondo più vicino alla Sua promessa di pace sulla terra. 

– Madre Teresa di Calcutta –

Oh Padre, cosa mi manca 

quando tengo ben stretti i miei progetti, 

le mie speranze, i miei sogni? 

Aiutami a fidarmi di Te 

quando io non comprendo, 

quando avrei scelto un’altra strada 

rispetto a quella che Tu hai scelto 

per me o per i miei cari. 

Mentre cammino attraverso 

questo tempo con Te, oh Padre, io consegno a Te 

tutto quello che ho di più caro. 

Io voglio vivere Cristo come fece Maria, 

con fede, con fiducia e con speranza. 

La speranza nel Cristo a Natale!

Che cosa ti offriremo, o Cristo

“Che cosa ti offriremo, o Cristo,

per esserti mostrato sulla terra per noi quale uomo?

Ognuna delle creature uscite dalle tue mani

porta la sua testimonianza di gratitudine:

gli angeli il loro canto,

i cieli la stella,

i Magi i loro doni,

i pastori la loro adorazione,

la terra la grotta,

il deserto la mangiatoia.

Ma noi uomini ti offriamo una Vergine Madre”.

(liturgia bizantina)

«… e gli auguri Nostri riguardano ogni bene; ogni bene migliore; ogni bene desiderabile. Essi attingono alla sorgente di ogni bene, che è Dio; e non temono d’essere troppo abbondanti e troppo audaci. 
Essi osano aspirare anche ai beni più grandi e più difficili! 
Sì, Noi vogliamo con i Nostri voti confortare la speranza di ogni cuore; e la speranza del mondo. 

– Beato Paolo VI, papa – 

La strada che porta a colui che ci aspetta fra i poveri ……

…Che cosa è accaduto ai Magi? Hanno portato oro, incenso e mirra.

Non si tratta di doni di cui si sente la necessità tutti i giorni…

Questi doni sono un atto di giustizia. In base alle norme che a quel tempo vigevano in Oriente, significano che si riconosce che una persona è Dio-re. Questi doni sono un atto di sottomissione.

Dicono: ti accetto come sovrano. Sono a tua disposizione. Disponi di me. Questi doni vogliono dire che da quel momento i donatori appartengono al sovrano, riconoscono nella sua autorità il loro percorso e la loro salvezza.

E la conseguenza che ne deriva è immediata. Essi non possono più proseguire per la loro strada …

Sono stati condotti sulla strada del Bambino, e ormai la loro strada sarà per sempre quella strada, che farà loro trascurare i grandi e i potenti di questo mondo e li porterà a colui che ci aspetta fra i poveri.

La strada sarà la strada del Dio che si è fatto bambino, la strada dell’amore che solo può trasformare il mondo, per quanto inerme possa sembrare di fronte alla strada della forza…

– Card. Joseph Ratzinger  –

dall’ “Omelia per l’Epifania del 1987” 

Per un sorso di luce

attraversiamo il mondo

e attracchiamo ai più remoti

porti del cosmo.

Per un sorso di luce

ci giochiamo tutto.

Per un sorso di luce,

ci lasciamo alle spalle

anni di insipide certezze.

Per un sorso di luce

capace di appagare

quella violenta sete di felicità

che ci divora…

Per un sorso di luce…

– Patrizio Righero – 

Buona giornata a tutti. 🙂

www.leggoerifletto.it

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