“E Maria diede alla luce il suo figliuolo e lo fasciò e lo pose a giacere in una greppia”.

   

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B u o n   Santo N a t a l e

Message in a bottle
athensquare.blogspot.it/  

Buon Natale!

… a tutti voi, viandanti cibernauti che prendete la bottiglia. Cos’è il Natale? E’ Dio che si fa uomo e da questo momento nulla è più come prima. Nessuno può restare indifferente davanti al presepe: Dio si accetta o si rifiuta. Il Bambino è un segno di contraddizione, la Verità divide, ti chiede di scegliere. Chi lo accoglie, riceverà la pace di Dio.

Tutto, Signore, custodisci, nel palmo della tua mano; perché la vita – tutta la vita ch’io conosco, e anche la vita che non ho vissuta – è appena una goccia di rugiada, sopra il tuo palmo aperto. Però io ci ho nuotato dentro, a quella goccia; per me è stata grande come te perché, al di fuori, non ti avrei conosciuto né ti potrei conoscere. Questa vita che è tua, perché viene da te, questa vita che è mia, perché tu me l’hai data, è la goccia, il lago, il mare nel quale ho navigato, per tanti anni e dal quale non posso essere tolto perché boccheggerei, come fa un pesce, fuori della sua acqua…

Adriana Zarri

Da leggoerifletto

“E Maria diede alla luce il suo figliuolo e lo fasciò e lo pose a giacere in una greppia”.

La stalla fu la prima chiesa e la greppia il primo tabernacolo, dopo il seno purissimo di Maria. Ogni cosa può diventare un ostensorio del suo amore. Anzi, le più umili, le più spregiate ne rispettano meglio il mistero, lasciandone trasparire e conservandone il divino incanto.

don Primo Mazzolari

da: Il Vangelo del reduce, 1945

barocci

Immagine  L’essenziale é visibile agli occhi.

Il Natale è per sempre, non soltanto per un giorno, l’amare,
il condividere, il dare, non sono da mettere da parte
come i campanellini, le luci e i fili d’argento
in qualche scatola su uno scaffale.
Il bene che fai per gli altri è bene che fai a te stesso.

 – Norman Brooks –

 

                       

Francesco d’Assisi desiderò che il popolo potesse vedere, sentire e addirittura toccare quel meraviglioso evento: la nascita di Gesù a Betlemme. 
La mangiatoia, il bue, l’asino aiutarono Francesco a realizzare il suo desiderio. 
Quel Natale di Greccio restò memorabile. Era l’inizio della tradizione del presepio.

Nelle cronache del 1200 si legge…

Francesco un giorno incontrò un nobiluomo di nome Giovanni che gli chiese cosa doveva fare per seguire le vie del Signore. 

Francesco gli disse di prepararsi ad accogliere Gesù nel suo cuore e preparare il Natale. Allora quel tale fece costruire una stalla, vi fece portare del fieno e condurre un bove e un asino. 

Poi arrivò dicembre… La notte di Natale del 1223 molti pastori e contadini, artigiani e povera gente si avviarono verso la grotta che Giovanni da Greccio aveva preparato per Francesco. Alcuni avevano portato doni per farne omaggio al Bambino e dividerli con i più poveri. Francesco disse di volere celebrare un rito nuovo, più intenso e partecipato; per questo aveva chiesto il permesso al papa. Su un altare improvvisato un sacerdote celebrò la Messa.
Francesco, attorniato dai suoi frati, cantò il Vangelo.
Stando davanti alla mangiatoia, egli aveva il viso cosparso di lacrime, traboccante di gioia. 

Allora fu visto «dentro la mangiatoia un bellissimo bambino addormentato che il beato Francesco, stringendo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno». 

Fra i testimoni del miracolo molti erano personaggi degni di fede e questo contribuì a divulgare la notizia in tutto il Lazio, l’Umbria e la Toscana fino a Genova e Napoli. 

Da quel miracolo molti trassero benefici spirituali e corporali: alcuni si convertirono e diventarono più buoni, altri guarirono da malattie, altri trovarono forza e pace interiore. 

Tutto il paese sapeva di questi prodigi e teneva memoria di quella notte santa, quando un Bambino era apparso a Francesco, che aveva voluto ricostruire l’ambiente del primo Natale in un bosco dell’Appennino.

Nel Natale noi incontriamo la tenerezza e l’amore di Dio che si china sui nostri limiti,

sulle nostre debolezze, sui nostri peccati e si abbassa fino a noi. 

– Papa Benedetto XVI – 

La mangiatoia

L’immagine consueta del Presepio contiene dei particolari che in Luca non sono menzionati: la grotta, il bue e l’asino. Essi sicuramente sono racchiusi nell’immagine evocata dal vocabolo «mangiatoia», faine in greco: essa designa un bacino, una cavità ricavata dalla parete della grotta, per deporvi non solo il mangime del bestiame, ma anche il cibo degli operai e dei pastori che vi mettevano il loro pranzo che consumavano insieme.
In un resto della Mishnah che risolve alcuni problemi di casistica alimentare, si parla di un sito ove venivano appoggiate le cibarie degli operai e dei pastori: esso è chiamato ebus, mangiatoia, stalla, truogolo. 

In questa prospettiva, le parole dell’Angelo ai pastori: «Questo sarà il segno», il «segno» rivelatore del mistero del Fanciullo – un neonato è deposto nella mangiatoia, nell’incavo ove siete soliti appoggiare le vostre vivande durante il lavoro -, acquistano un più pertinente significato: il Fanciullo nella mangiatoia è: «II Pane disceso dal cielo. Chi mangia della mia carne, avrà la vita » (Gv 6,51. 54).

– Giovanni Vannucci –

Viene per chi sta dietro la porta chiusa – don Primo Mazzolari

“Ecco sto alla porta e busso…”

Egli non viene né per onorare il suo nome
né per salvare la sua dignità:
viene per chi sta dietro la porta chiusa.
E chi ci sta dietro la porta chiusa?
Io ci sto: in tanti ci stanno; ci sta il mondo.
Il quale mi sembra ancor più sprangato
in questo Natale…
Da secoli, non da decenni, Egli attende…
Ma anche se tardasse un po’…, aspettatelo:
Egli verrà e lo vedrete tutti e ne godrà il vostro cuore
poiché Egli viene a portare la pace al suo popolo
e a restituirgli la vita.

– don Primo Mazzolari –

Buona giornata a tutti 🙂
 

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