E’ da tanto che ci penso, ma quest’anno lo farò: di cenere e carbone le calze riempirò. “A chi?”

– Patrizio Righero – 

By leggoerifletto

La Befana per la catechesi: carbone e cenere 

– don Tonino Lasconi

E’ da tanto che ci penso,

ma quest’anno lo farò:

di cenere e carbone

le calze riempirò.

“A chi?”, voi mi chiedete.

A quelle catechiste

che han gli occhi sempre fissi

sui testi e i contenuti,

ma troppo poco sanno

sul conto dei bambini:

chi sono, cosa fanno,

da dove sono venuti.
Ai parroci  che spendono

per coppi e per mattoni,

ma non hanno una lira

per foto, dia e visori

che rendono efficaci

i messaggi più audaci.
A tutti i genitori

che scarrozzano i figli

a ginnastica artistica

ritmica e correttiva,

al karatè e alla scherma,

al calcio e a pallavolo,

a corsi di inglese,

ma per educarli nella fede,

tempo trovar non sanno.
Da tanto lo prometto

quest’anno lo farò:

a tutta questa gente

di cenere e carbone
le calze riempirò.

La Befana

Fonte: “Doppio clic sulla catechesi, buone idee, stimoli, spunti..” 
Tonino Lasconi, Ed. Paoline 2003

…Dio è vita, come è anche stupendamente rappresentato da alcune pitture che impreziosiscono questa Cappella Sistina. Non sembri però fuori luogo se accostiamo subito, all’esperienza della vita, quella opposta e cioè la realtà della morte. Tutto ciò che ha inizio sulla terra prima o poi finisce, come l’erba del campo, che spunta al mattino e avvizzisce la sera. Però nel Battesimo il piccolo essere umano riceve una vita nuova, la vita della grazia, che lo rende capace di entrare in relazione personale con il Creatore, e questo per sempre, per tutta l’eternità…

– papa Benedetto  XVI – 

dalla “Omelia del 13 gennaio 2008” – Festa del Battesimo del Signore –



Epifania del Signore 

«Tribus miraculis ornatum, diem sanctum colimus: 

Hodie stella magos duxit ad praesepium:
 Hodie vinum ex aqua factum est ad nuptias:
 Hodie in Jordane a Joanne Christus baptizari voluit,
 ut salvaret nos, alleluia.»


Buona giornata a tutti. 🙂

www.leggoerifletto.it

don Giovanni Berti”Smog a Gerusalemme”

 Smog a Gerusalemme
don Giovanni Berti
Epifania del Signore (06/01/2017)
Vangelo: Mt 2,1-12
Clicca qui per la vignetta della settimana.
E’ sempre più difficile oggi vedere bene le stelle, e per diversi motivi.

L’inquinamento luminoso delle nostre città unito al crescente inquinamento atmosferico rendono il cielo più spento ai nostri occhi. Ricordo bene le volte che mi sono ritrovato di notte in qualche rifugio in alta montagna in una notte limpida, fredda e senza luna, e rimanere incantato per la luminosità della volta celeste con le sue stelle, riuscendo a volte anche a vedere la Via Lattea.
Ma è anche la poca abitudine ad alzare gli occhi al cielo per la fretta a non farci trovare più il tempo per rimanere con calma a guardare il cielo, abituando pian piano gli occhi al buio della notte.
L’inquinamento luminoso, atmosferico e del nostro stile di vita, ci fa pian piano dimenticare la bellezza del cielo fisico che sta sopra di noi ma che richiama lo spazio infinito dentro di noi.
Questi magi, misteriosi personaggi fuori da ogni cornice della storia biblica, entrano nella scena con lo sguardo rivolto in alto, capaci di vedere le stelle e in particolare una, quella di Gesù. Secondo le tradizioni del tempo, ogni uomo quando veniva al mondo aveva la sua stella in cielo. Ed è questa stella, tra le migliaia che ricoprono la volta celeste, che i magi vedono e seguono. I magi rappresentano l’umanità tutta, senza alcuna distinzione di appartenenza culturale, religiosa, etnica. Rappresentano la capacità che c’è in ogni uomo di guardare in alto, verso Dio e verso l’immensità della vita umana.
Sembra davvero che sopra la loro città non ci sia quel velo di smog che impedisce di vedere le stelle, e riescono così a seguire quella giusta. Una cappa scura di smog aleggia invece pesantemente proprio sulla città santa, Gerusalemme, dove nonostante il Tempio e i suoi esperti religiosi, la stella di Gesù non viene vista. Non si vede ma sembra che nemmeno ci sia la preoccupazione di vederla. Il potere politico e quello religioso (Erode, i capi dei sacerdoti e gli scribi) non vogliono alzare lo guardo per riconoscere la venuta del Messia. E quando viene loro offerta la possibilità di farlo, con i magi che vengono proprio da loro, essi si chiudono in discussioni e finzioni. La stella di Gesù infatti non è sorta sopra Gerusalemme ma sopra un piccola città fuori dalle sacre mura.
Solo i magi proveranno la gioia di guardare il cielo riflesso negli occhi del bambino Gesù, e sperimentare la gioia di essere chiamati a una relazione speciale con Dio, offerta a tutti gli uomini e non solo a pochi eletti. L’unica cosa che viene chiesta, e non è cosa da poco, è saper guardare il alto e lasciarsi guidare dalle stelle, eliminando il più possibile l’inquinamento spirituale che ci impedisce di vedere e gioire del cielo che abbiamo dentro.
In questo nuovo anno che si è aperto con la violenza di una strage in una discoteca in Turchia, con l’infinita guerra in Siria, con la paura del terrorismo e la crisi economica che non vuole finire, lo sguardo fiducioso dei magi verso il cielo mi riempie di speranza e mi invita a fare altrettanto.
San Paolo nella lettera ai Colossesi al capitolo terzo scrive: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra…”.
Pensare al cielo non significa estraniarsi dalla vita che viviamo, ma non farsi schiacciare da essa, perdendo slancio e speranza, cadendo poi nella paura.
Alzare lo sguardo significa non perdere di vista la grandezza della vita di Dio che si manifesta (“Epifania” significa proprio “manifestazione”) realmente nel mondo e nella nostra vita. Anche noi come questi uomini venuti da chissà dove possiamo sentire Dio vicino (incenso della preghiera), possiamo far parte del suo Regno di amore (oro dei re) e coltivare una relazione da amanti e non da schiavi (mirra, il profumo della sposa).
Tutto questo è possibile per ogni uomo non solo per me. Quindi con ogni uomo, da qualsiasi luogo provenga, di qualsiasi razza e religione sia, posso entrare in relazione e condividere con lui l’incontro con Dio.

Fonte:http://www.qumran2.net/

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