“Kintsugi.”

L’oro e le ferite

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L’alba colorata mi ricorda che anche oggi si riprende il cammino, e seppur sia appena cominciato Gesù ci fa già intravvedere la fine: “Il figlio dell’uomo dovrà soffrire, essere accusato, esser messo a morte e risorgere”. Non dimentichiamocelo mai: noi non siamo salvati dall’onnipotenza di Dio, non così gli è piaciuto fare, ma dal suo ‘fallimento e dal suo risorgere’.

Ecco allora la prima lezione: se per Dio il fallimento è un’opportunità, se a Lui così piace scrivere la storia di salvezza, forse possiamo provare a crederlo anche noi!

Gibran la direbbe così: “Non si può toccare l’alba se non si sono percorsi i sentieri della notte”, mentre Leonard Cohen la canta: “C’è una crepa in ogni cosa, ma è da lì che entra la luce”. Il mio Bobin conclude: “In cielo c’è una stella per ciascuno di noi, sufficientemente lontana perché i nostri errori non possano mai offuscarla.”

Per spiegare meglio, lasciamoci aiutare dalla saggezza orientale.
Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro.

Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello.

Questa tecnica è chiamata “Kintsugi.”

Oro al posto della colla. Metallo pregiato invece di una sostanza adesiva trasparente.

E la differenza è tutta qui: occultare l’integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione?

Chi vive in Occidente fa fatica a fare pace con le crepe.

“Spaccatura, frattura, ferita” sono percepiti come l’effetto di una colpa, perché il pensiero digitale ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto, o è rotto. Se è rotto, è colpa di qualcuno.

Il pensiero mitico, simbolico, invece, rifiuta le dicotomie e ci riporta alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo fluire della vita.

La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ri-composizione costante ed eterna. Rendere belle e preziose le “persone” che hanno sofferto……questa tecnica si chiama “amore”.

Il dolore è parte della vita. Ti insegna, ti dice che sei vivo. Poi passa e ti lascia cambiato. E ti lascia più saggio, a volte. In alcuni casi ti lascia più forte. In entrambe le circostanze, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita lo comporterà in un modo o nell’altro.

I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi l’hanno capito secoli fa e ce lo ricordano sottolineando in oro le ferite.

Fra Giorgio Bonati

http://ilnestrosesansespine.blogspot.com/2017/03/leonard-cohen-la-canta-ce-una-crepa-in.html
Leonard Kohen

 

Leonard Cohen – Anthem

Non solo orrore, non solo buio. L’apocalisse su cui tante volte Cohen indugia riesce a sciogliersi, come nei celebri versi di Anthem: “Ogni cosa ha la sua fessura/ è così che entra la luce”. “C’è una crepa – ha spiegato Cohen – in ogni cosa che può mettere insieme oggetti fisici, oggetti materiali, costruzioni di qualsiasi tipo. Ma è proprio lì che la luce entra e permette la resurrezione, è lì che nasce il confronto con le cose che si rompono e il pentimento”.

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