Il cardinale e il filosofo in dialogo su Amoris laetitia

Amoris Laetitia

dialogo su Amoris laetitia…

Il cardinale e il filosofo in dialogo su Amoris laetitia

di Andrea Tornielli (Vatican Insider)

Il cardinale e il filosofo in dialogo su Amoris laetitia
Un cardinale e un filosofo, Ennio Antonelli e Rocco Buttiglione, si siedono attorno a un tavolo e si confrontano su Amoris laetitia e sulla sua applicazione. Il porporato, già segretario della Cei e arcivescovo di Firenze, è stato Presidente del Pontificio consiglio per la famiglia per volere di Benedetto XVI. Il filosofo è uno dei maggiori conoscitori del pensiero di Giovanni Paolo II. Ne nasce un denso ed efficace libretto di 100 pagine a doppia firma (Terapia dell’amore ferito in “Amoris Laetitia”, Edizioni Ares, pag. 104, 10 euro), nel quale gli autori presentano con due distinti testi il loro contributo e una lettura attenta del documento di Papa Francesco. Dopo le indicazioni del cardinale Vicario di Roma Agostino Vallini e il recente testo della Conferenza episcopale della Campania, si tratta di un nuovo significativo passo per una comprensione dell’esortazione al di fuori degli opposti estremismi e delle letture semplicistiche sia di quanti affermano che nulla sia cambiato e sia di quanti dicono che tutto è cambiato in merito alla disciplina dei sacramenti per le persone che vivono in situazioni cosiddette «irregolari».
Situazioni di fragilità
Nella breve prefazione a doppia firma il cardinale e il filosofo, a proposito delle «situazioni di fragilità» delle coppie, scrivono: «Il Papa riconosce che nel recente Sinodo sulla famiglia è emersa una molteplicità di punti di vista e di preoccupazioni pastorali, che egli paragona alle molte sfaccettature di “un prezioso poliedro”. Questa immagine geometrica suggerisce che le diverse prospettive, nella misura in cui corrispondono alla realtà, si possono armonizzare tra loro. Lo abbiamo sperimentato noi stessi, confrontando le nostre interpretazioni dell’esortazione apostolica postsinodale sull’amore nella famiglia. Rilevando che la trattazione del tema dei conviventi senza matrimonio sacramentale è basata sulla distinzione tra l’ordine etico oggettivo e la responsabilità personale soggettiva, abbiamo potuto chiarire alcune affermazioni, che sono oggetto di discussione nel mondo ecclesiale, e trovare la convergenza su alcuni orientamenti per la prassi, che ci sembrano equilibrati e prudenti».
La novità di Amoris laetitia
Nel suo contributo, una trattazione sistematica, Antonelli afferma che «l’attenzione pastorale alla formazione della coscienza e alla responsabilità personale costituisce la novità principale» del documento. In relazione alla responsabilità delle persone «viene ripetutamente affermata una gradualità, che incide molto nella valutazione e nel trattamento delle convivenze extramatrimoniali… Altro è un comportamento oggettivo gravemente disordinato e altro è un peccato mortale personale. Il peccato, infatti, oltre il “grave disordine oggettivo”, comporta anche la “piena avvertenza” e il “deliberato consenso”. Quando i condizionamenti interni o esterni attenuano o annullano la responsabilità soggettiva, può accadere che una persona continui a vivere in grazia di Dio anche in una situazione oggettiva segnata dall’errore e dal grave disordine morale». Il cardinale ricorda che «fuori della Chiesa cattolica e più generalmente fuori del cristianesimo, in mezzo a molti errori teorici e pratici, si può vivere l’amore autentico e possono fiorire perfino santi eroici e grandi mistici. Analogamente, nella società secolarizzata di oggi, nella quale sono assai diffuse l’ignoranza e l’immaturità in campo etico-spirituale, si può riscontrare l’insensibilità ad alcuni valori morali e l’incapacità di apprezzarli e realizzarli, senza che, a motivo del condizionamento culturale, ci sia piena colpevolezza personale».
Contesto sociale e condizionamenti
«Dobbiamo renderci conto – scrive Antonelli – che il contesto sociale e culturale influenza profondamente la coscienza soggettiva delle persone e che ormai la società e la cultura dell’Occidente sono largamente scristianizzate e hanno bisogno di una nuova, coraggiosa e paziente evangelizzazione. La gerarchia dei valori interiorizzata nei cuori non corrisponde molto spesso alla verità oggettiva del bene e del male, neppure tra i cristiani praticanti. Pertanto la priorità pastorale, secondo Amoris Laetitia, è curare, risanare, ricostruire la mentalità, l’affettività, i criteri di giudizio e di azione in modo che si accordino sempre più con la ragione e con la fede». Si tratta di un cammino di maturazione «che richiede un impegno faticoso e difficile».
Le aperture sui divorziati risposati
Nei confronti dei divorziati in seconda unione, riconosce il porporato, Amoris Laetitia sembra voler aprire qualche ulteriore spiraglio». Antonelli osserva che il linguaggio usato dal documento «è prudente e sembra voler suggerire un’attuazione prudente. In alcuni casi è possibile che in una situazione oggettiva di grave disordine morale, come è l’unione adulterina, manchi la piena responsabilità soggettiva e quindi il peccato mortale. Allora si potrebbe arrivare anche a concedere l’assoluzione sacramentale e l’ammissione all’eucaristia. Mi pare che questa indicazione molto sobria e sfumata abbia bisogno di qualche ulteriore precisazione e motivazione». Dopo aver ricordato che «solo Dio vede il cuore delle persone e che la loro interiorità spirituale» e che «la Chiesa valuta innanzitutto il loro modo esteriore di vivere e la compatibilità di esso con l’eucaristia», il cardinale suggerisce che «in casi particolari, per motivi davvero importanti», si possano «fare delle eccezioni, in modo analogo a quanto già si fa con i cristiani non cattolici». Sebbene infatti «la comunione eucaristica in linea di principio esiga la piena comunione ecclesiale e la coerente espressione visibile di essa, tuttavia anche i cristiani non cattolici, specialmente gli ortodossi, che si trovano in comunione incompleta con la Chiesa cattolica, possono esservi ammessi in via eccezionale e a certe condizioni. La stessa prassi pastorale, per analogia, può applicarsi a coloro che vivono in una situazione di disordine morale oggettivo».
Possibilità, non rivendicazione di diritti
Amoris Laetitia, sostiene il cardinale Antonelli, «non concede al cristiano che convive diritti da rivendicare e non dà al sacerdote comandi da eseguire. Parla solo di possibilità. La decisione da prendere è affidata al discernimento prudente e alla carità pastorale, sapientemente illuminata, del sacerdote. In ogni caso, senza alcuna eccezione possibile, prima di ammettere all’eucaristia, il sacerdote deve discernere se ci sono almeno le disposizioni soggettive convenienti. Su di esse deve raggiungere una probabilità abbastanza solida, tale che possa essere considerata una certezza prudenziale». La coscienza del penitente – aggiunge il cardinale – «potrebbe essere retta, anche se, a causa di oggettive difficoltà, egli non riesce ancora a osservare la norma (per esempio, praticando la continenza sessuale), ma cerca di fare il possibile per superare le difficoltà». In presenza di queste «disposizioni soggettive, il sacerdote può concedere l’assoluzione sacramentale e la comunione eucaristica, essendo peraltro consapevole che si tratta di un’eccezione da non trasformare in prassi ordinaria». Per evitare di dare scandalo, precisa il porporato «l’ammissione ai sacramenti avvenga con riservatezza (per esempio, dove non si è conosciuti). Concedendo la comunione eucaristica solo in casi eccezionali, per importanti motivi e con discrezione, non si reca pregiudizio all’indissolubilità del matrimonio e alla doverosa completezza della comunione ecclesiale, né si dà approvazione alle convivenze extramatrimoniali».
Guida per i perplessi
Il professor Rocco Buttiglione, che già più volte è intervenuto sull’argomento, sia commentando il documento, sia rispondendo ai dubia dei quattro cardinali, sia mettendo in luce lo sviluppo del pensiero di Papa Wojtyla, nel suo contributo ha scelto di rispondere puntualmente a ben 22 obiezioni che sono state in vario modo sollevate nel dibattito successivo alla pubblicazione del documento. Ad esempio, alla domanda se sia lecito in alcuni casi «dare l’assoluzione a persone che, pur legate da un precedente matrimonio, convivano more uxorio e abbiano rapporti sessuali fra loro», risponde: «Sembra che, alla luce di Amoris Laetitia ma anche dei princìpi generali della teologia morale, la risposta debba essere positiva, almeno in qualche caso. Bisogna distinguere chiaramente fra l’atto, che è materia grave di peccato, e l’agente, che può trovarsi in condizioni che limitano la sua responsabilità per l’atto o, in alcuni casi particolari, possono perfino annullarla». Buttiglione propone quindi l’esempio di una donna che viva in condizioni di totale dipendenza economica e psicologica e alla quale i rapporti sessuali vengano imposti contro la sua volontà. «Mancano qui le condizioni soggettive del peccato (piena avvertenza e deliberato consenso)». E all’obiezione che per ricevere l’assoluzione è necessario il proposito di non peccare più il filosofo risponde: «Il penitente deve avere il desiderio di uscire dalla sua situazione irregolare e impegnarsi a compiere atti che gli consentano di uscire effettivamente. È possibile, però, che egli non sia in grado di realizzare questo distacco e di riconquistare la propria sovranità sopra se stesso immediatamente. È importante qui il concetto di “situazione di peccato”, illustrato da Giovanni Paolo II. Non si può credibilmente promettere di non commettere più un certo peccato se si vive in una situazione che espone alla tentazione irresistibile di commetterlo. Bisogna impegnarsi, per poter mantenere il proposito, a uscire dalla situazione di peccato».
«Trattano il Papa con sospetto»
Dopo aver puntualmente esaminato e risposto alle 22 obiezioni, Buttiglione offre al lettore alcune riflessioni conclusive sui critici di Amoris Laetitia. «Si nota a volte un atteggiamento di sfiducia a priori, una disponibilità a credere qualunque accusa, una voglia di cercare significati nascosti dietro parole il cui senso è evidente e facilmente comprensibile. Si accusa il Papa di negare tutte le verità della fede cattolica che egli non riafferma esplicitamente in questo testo, invece di collocare il testo nel contesto generale della tradizione e dell’insegnamento della Chiesa». Si tratta il Papa, continua il filosofo, «non come un maestro della fede ma come un sospetto chiamato a giustificarsi». Altre volte, spiega ancora Buttiglione, «non si intende il genere letterario scelto dal Pontefice. Papa Francesco ha scelto di scrivere un testo omiletico/pastorale, familiare e a tratti poetico. Chiedergli un livello di precisione appropriato per un testo giuridico è fuori luogo. Significa mettersi su di una lunghezza d’onda che non è la sua e porgli domande alle quali esso non intende rispondere. Altre volte ancora non si intendono le chiavi fondamentali del testo».
Due errori simmetrici
Ecco quali sono, secondo il filosofo, le due chiavi di lettura fondamentali per comprendere Amoris laetitia: «La prima è la misericordia. Il testo si rivolge a dei peccatori a cui offre misericordia. Molte cose che non possono essere date a chi le rivendica come giustizia e diritto possono essere concesse a chi le rivendica come misericordia. Stupisce vedere come manchi, in alcuni eminenti studiosi che hanno espresso posizioni critiche, la dimensione della gradualità (nel bene come nel male) e, di conseguenza, la comprensione della intera tematica delle condizioni soggettive del peccato (piena avvertenza e deliberato consenso). Manca l’intero tema delle circostanze attenuanti che non giustificano mai l’azione ma diminuiscono e qualche volta annullano la colpa di chi la commette». Ogni volta che il Papa riconosce una circostanza attenuante che diminuisce la colpa, osserva Buttiglione, «alcuni critici vedono una piena giustificazione che trasforma in buona un’azione cattiva. Manca la nozione (fondamentale) di peccato veniale. È l’errore simmetrico e opposto a quello dell’etica dell’intenzione. Quella pensa che l’intenzione dell’agente decida della qualifica morale dell’atto. L’etica oggettivistica pensa, al contrario, che il lato soggettivo dell’azione sia totalmente irrilevante».
La prospettiva classica e la storia
L’etica cattolica ci mostra, invece, afferma il filosofo, «che esiste una materia dell’azione che ci dice se l’atto sia buono o cattivo e un lato soggettivo dell’azione che ci dice quale sia il livello di responsabilità del soggetto per quella azione. I critici non considerano mai questa prospettiva, che è peraltro interamente classica ed è anche la prospettiva di san Giovanni Paolo II». La seconda chiave di comprensione del testo per Buttiglione è la storia. «Il Papa ci ha avvertiti fin dal principio: il tempo vale più dello spazio. Piuttosto che coprire spazi è importante attivare processi. I critici considerano sempre situazioni statiche, per dire se corrispondono alla regola oppure no. Il Papa considera, invece, sempre situazioni dinamiche, in via di evoluzione e si pone sempre la domanda: in che direzione va il cambiamento? Verso un’accettazione sempre più piena dell’amore (e della legge) di Dio oppure verso il suo abbandono? Non si può giudicare la persona concreta se non la si considera nel suo svolgimento storico».

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