🔅BUONA GIORNATA A TUTTI E BUONA CANDELORA ðŸ”†âœ¨

Divenire ...

Divenire Ludovico Einaudi 432 Hz by G S

Musica portata a 432 Hz di Frequenza di Intonazione by Giuliano Scolesi

Oggi è la festa della Candelora, o festa della luce, in ricordo della presentazione di Gesù al tempio decorsi quaranta giorni dalla Sua nascita. Infatti, la legge mosaica prevedeva l’offerta a Dio di ogni maschio primogenito, e le madri considerate impure per il tempo del puerperio non potevano accedere ai luoghi sacri prima dei 40 giorni dal parto. In quella occasione Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, secondo la promessa avuta da Dio, incontrò nel tempio Giuseppe e Maria con il bambino in braccio e profetò:

(lc 2,29-32)

«Ora lascia, o Signore, che il tuo servo

vada in pace secondo la tua parola;

perché i miei occhi han visto la tua salvezza,

preparata da te davanti a tutti i popoli,

luce per illuminare le genti

e gloria del tuo popolo Israele».

La tradizione popolare, da tale affermazione: ”Gesù luce per illuminare le genti”, nel tempo, sostituì il valore della preesistente festa dei Lupercali (antichissima festa romana) con i nuovi valori cristiani, conservando nel rituale l’uso di torce o candele a simboleggiare la Luce del Cristo. Effettivamente Gesù, con la sua morte e risurrezione ha dato luce e speranza ai nostri passi e ci ha aperto una strada per un nostro nuovo rapporto con DIO, un rapporto di figliolanza e di amore, che ci fa riconoscere Dio come un Papà infinitamente buono.

Accettare e riconoscere Gesù come figlio di Dio fa instaurare nel Cristiano un nuovo rapporto con Dio: “rapporto di fede e di Amore” che gli dà da subito la consapevolezza dello stato nuovo di figliolanza e gli fa avvertire in sé il perdono totale delle mancanze passate nonché la libertà dell’agire futuro sotto l’occhio vigile dello Spirito che lo mantiene ben legato alla famiglia di Dio ed il Cristiano stesso comincia ad osservare le cose come le osserverebbe Dio. Quanto più il Cristiano mantiene vivo tale rapporto di Amore tanto più riesce a far luce a se stesso ed agli altri, tale cammino è certamente irto di ostacoli, infatti Gesù stesso nel vangelo di Giovanni affermava: “V’ho dette queste cose, affinché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Giovanni 16, 33).

Nel giorno della candelora è usanza pure disfare e riporre il presepe in quanto con la presentazione di Gesù al mondo, con l’epifania, e con la presentazione di Gesù al Tempio, la luce che promana dalla culla del presepe dovrebbe albergare nei nostri cuori.

www.romena.it

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Ludovico Einaudi – Una Mattina guitar 432 hz

“E’ bastato assentarmi tutto il giorno: al ritorno ho scoperto i tulipani chinati verso la luce, piegati verso la luce, tesi verso la luce con una tale intensità che ne sono quasi imbarazzato e ho l’impressione di carpire un segreto, di assistere a qualcosa di proibito”.

Sempre unico il mio Bobin, e non potevo che chiedere a lui di illuminare questa giornata: la ‘candelora’, la festa della luce, la luce di una candela che illumina il volto, che lo dà alla luce e lo rende caldo, vivo.

Imparerò dai tulipani, oggi, a cercare la luce, lasciando che illumini tutto quello che c’è in me, provando a non aver paura della mia luce!

“La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.

La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite.

E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.

Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?”

In realtà chi sei tu per non esserlo? Siamo figli di Dio!

Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo.

Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi

Cosicché gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.

Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini.

Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi: è in ognuno di noi.

E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere,

inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso.

E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.” (Nelson Mandela)

Fra Giorgio Bonati

SPOSATI DA CRISTO SULLA CROCE, SIAMO “PRESENTATI” CON LUI AL PADRE PER SVELARE IL SUO AMORE A OGNI UOMO

Oggi festeggiamo la Presentazione al Tempio del Signore, il dono di se stesso a ciascuno di noi per mano di Maria, immagine della Chiesa. Quando ci è predicato il Vangelo che svela i pensieri malvagi dei nostri cuori, e quando ci nutriamo dei sacramenti, lo accogliamo tra le nostre braccia come Simeone. E vediamo in noi e nei fratelli la sua salvezza che aspettiamo sperimentando il perdono dei peccati. Così, divenuti figli della Pasqua, possiamo andare in pace nella storia. La Festa di oggi illumina infatti la nostra vita, il senso di tutto quanto ci accade: “Quando tuo figlio domani ti chiederà: Che significa ciò?, tu gli risponderai: Con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire dall’Egitto, dalla condizione servile. Per questo io sacrifico al Signore ogni primo frutto del seno materno… per ricordare che con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire dall’Egitto” (Es, 13). Queste parole del Signore a Mosè sono la risposta ad ogni domani della storia, perché in essi si compie il domani sorto dalla notte di Pasqua. Cristo è risorto, primogenito dei riscattati dalla morte! Perdonandoci, ha scritto per l’eternità i nostri nomi in Cielo, facendo di noi, risorti con Lui in una vita nuova, i primogeniti di una nuova creazione. Per questo, contraddicendo quella del mondo, i cristiani sono in esso un segno di contraddizione. Non con la violenza, non con la polemica, ma con lo splendore della bellezza di una vita riscattata e pacificata. Tutti si sbracciano per essere i primi? I cristiani si accomodano sereni all’ultimo posto. Tutti inseguono il denaro? I cristiani vivono in pace nella precarietà. Tutti si mascherano per apparire diversi? I cristiani sono limpidi, trasparenti, perché vivono nella Verità. Tutti cercano un nemico su cui addossare le colpe della propria frustrazione, del proprio dolore o dei propri peccati? I cristiani amano i nemici e si addossano i loro peccati. Perché sono eroi? No, perché stati consacrati in Cristo nel battesimo, cioè scelti, “presentati” con Lui al Padre per salvare l’umanità. Ti pare poco? Ti capita che al lavoro non ti comprendono? Accade che i figli siano emarginati perché non fanno come gli altri? Ti ha lasciato il fidanzato perché volevi un rapporto casto? Non ti stupire e non ti spaventare, ovunque siamo inviati perché siano svelati i pensieri di molti cuori e possano così accogliere la predicazione e la misericordia. Tutto quello che ci accade è perché ciascuno di noi è la risposta che Dio rivela all’umanità, il segno del suo amore nascosto tra le lacrime che bagnano la storia. Al mistero del male tu risponderai con la tua vita crocifissa con Cristo e con Lui risuscitata. Tu sei la risposta di Dio a ogni perché, il suo amore fatto carne in un uomo come tutti gli altri, l’unico capace di contraddire il demonio, il peccato e la morte. Si comprende allora la “spada” che ha trafitto Maria: era la sua com-passione per ogni uomo. Pativa con il Figlio per salvare l’umanità. Essa è pronta anche per noi, perché quando l’amore di Cristo prende dimora in una persona comincia a bruciare di zelo il suo cuore, al punto che nulla gli è più indifferente. Anche oggi ci trafiggerà la “spada” nel vedere un fratello nel peccato, e quel dolore sarà il segno dell’amore autentico riversato nei nostri cuori che ci spingerà ad offrirci per lui, perché possa gustare in noi i frutti della misericordia.

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QUI IL COMMENTO AUDIO SU YOUTUBE

 

QUI IL FILE MP3 AUDIO DA SCARICARE 

https://api.spreaker.com/download/episode/13952829/2_febbraio_presentazione_di_gesu_al_tempio.mp3

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Dal Vangelo secondo Luca 2,22-40

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui. 

—-– padre Antonello Iapicca

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