Omaggio ad Altavilla Vicentina

L’alta e isolata collina della Rocca, col castello in testa, era come una nave ancorata al verde della pianura. Oggi la prua divide strada e ferrovia, quasi tentando di frangere l’onda di case e capannoni. Nel cuore, la collina è di nuovo la nave antica, forse ormeggiata ad un molo invisibile dentro una pianura sgombra, forse in navigazione su un mare che non si vede, ma s’indovina senza ostacoli. Così la nave va per il suo mare.

In cima a questa tolda potete fingere che quel rumore sordo proveniente dal basso sia il movimento incessante di un oceano grigio attorno: autostrada, ferrovia, e tutto quel che gli va dietro.

Fingete di navigare, pensate ad altro, pensate a questo strambo e affascinante ex borgo contadino dove fino a sessanta anni fa l’unico vero problema per uno fragile di nervi era crearsi almeno un rumore comprensibile, domestico, giusto per ostacolare quel silenzio inestricabile, inquietante.

Pensate a questo borgo che è stato per secoli arrampicato su una collina e ha coltivato il piano stando attento a sorvegliare quei due corsi d’acqua, il Riello e il Retrone, capaci di tanto in tanto di minacciare.

Pensate a quella radura magica attorno alla chiesetta del Malon, una ventina di metri quadri compresa la sagrestia, costruita nel 1600, con una cantinetta sotto il piano del prato. Tutto in giro, a ridosso dei Vigri, una luce irreale da visioni, oppure quasi la promessa di grandi sorprese.

Una delle meraviglie è il quadro che vi si presenta guardando oltre la chiesetta: un’inquadratura “funzionante” solo nei mesi invernali vi offre lo scorcio da cartolina rappresentato dalla Rocca e da Villa Morosini.

Oppure pensate a quella fontanella che ha funzionato da sempre per il rifornimento d’acqua del paese mai smettendo di fornire acqua a getto continuo e neppure oggi si è arrestata. Ma il cartello è perentorio: acqua non potabile.

Pensate al borgo di Valmarana e ai boschi che lo circondano. Ai sentieri che tagliano tutta la collina e le colline vicine, ai percorsi conosciuti e meno conosciuti che servivano per portare legna. Pensate al passo che scavalca il confine con Brendola, prezioso cordone di comunicazione. Oppure pensate a quel rovere che non abbracciate il tronco se non siete almeno in quattro, o a quella strada detta della Febbre perché costeggiava, verso Sant’Agostino, tutta la zona di pianura ancora immersa nella palude malarica. Pensate alla vecchia ghiacciaia, oggi in pieno centro, ma al momento di massimo splendore proprio al limite basso dell’abitato.

Quante cose si possono immaginare standosene al timone di una grande nave che taglia d’inverno un oceano di nebbia.

Cose come queste.

(estratto da Altavilla ha gli occhi azzurri)

www.facebook.com/Altavilla-Vicentina-storia-cultura-arte-e-tradizioni

Il brolo della Rocca

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