Ma voi di Romena cosa volete?

Pieve_esterno_vivida

Ma voi di Romena, cosa volete?”

Pietro Ingrao si presentò così. Ero andato a trovarlo in albero alla vigilia dell’incontro organizzato con lui e Alex Zanotelli. Che cosa volete? Avevo arrancato, e non per l’emozione. Erano state le mie risposte, troppo articolate, a non essere convincenti.

Che cosa vogliamo? Ingrao lo capì il giorno dopo. A parlargli fu il respiro semplice della pieve e il calore della sua gente. In quella situazione l’anziano politico si sentì come tanti viandanti prima e dopo di lui: libero. E a casa. Così mise a nudo senza sconti la sua vita, il suo cammino, i suoi errori.

La scia di autenticità di quella giornata me la sento ancora addosso. E’ un ottimo modo per ricordare Pietro. Fa parte dell’eredità, però, anche quella domanda che, da allora, ho sempre tenuto aperta.

In questi giorni ho riascoltato un intervento fatto a Romena tre anni fa dall’amico scrittore Maurizio Maggiani. Prima dell’incontro, a  pranzo, Maurizio mi aveva fatto una specie di terzo grado sulle nostre attività e sul loro significato. Pensavo di essermi difeso con onore.

Invece durante l’incontro, pubblicamente, mi aveva restituito il senso di quello che gli avevo detto sotto forma di un’altra domanda: ma voi di Romena, volete essere una pieve o una clinica? Lì per lì mi era sembrata solo una provocazione. Era molto di più. Evidentemente gli avevo presentato le nostre attività, corsi, gruppi, incontri, soprattutto in funzione di un miglioramento della qualità di vita delle persone, di un tentativo di cura di alcune ferite interiori.

“Ma questo – mi voleva far capire Maurizio – è clinica: è in una clinica che si va per curarsi e per star meglio. Voi invece siete una pieve. Una pieve è semplicemente un luogo che deve attrarre anche solo perché esiste, perché è lì, perché è per tutti” (non a caso pieve viene da plebs, popolo).

Siamo pieve, ne sono convinto. Ma, aveva ragione Maurizio, ci siamo spesso presentati come clinica: perché è più facile rappresentare un luogo secondo la sua capacità di risposta a bisogni concreti, più facile valorizzarlo illustrando la gamma delle  attività messe in campo o indicandone i risultati.

E’ il momento di potare, direbbe il nostro don Gigi. E i 25 anni della Fraternità sono l’occasione giusta. Stiamo lavorando a un cammino che ci accompagnerà nel 2016 proprio per guardare la nostra anima di pieve e per capire meglio come viverla.

Abbiamo scelto gli otto punti della nostra “via della resurrezione”: umiltà, fiducia, libertà, leggerezza, fedeltà, perdono, tenerezza e amore come tappe di un cammino profondo di incontro con le nostre radici, e di costruzione di uno stile condiviso che le sappia armonizzare.

Come è accaduto anche in altri momenti ci libereremo da qualche attività che rischia di appiattirsi nell’abitudine, per camminare più liberi nel cammino di ricongiunzione con la nostra anima di pieve.

La strada ce l’avete indicata voi, molti di voi, indicandoci cosa, dell’esperienza della Fraternità, vi resta di più: “Speranza” ci avete detto, “questo è un luogo da cui si riparte portando con sé un po’ di speranza”. Questa speranza non è figlia di una persona, di un incontro o di una attività: nasce, credo, per il semplice contatto con un’atmosfera. Questo è pieve.

Questo risponderei, oggi, a quella domanda: a Romena vogliamo essere una lanterna accesa, accesa per tutti. Vogliamo essere uno spazio dell’anima dove ciascuno possa stare, in qualunque passaggio della sua vita, per sentire che si può ancora accendere un fuoco nel cuore.

Massimo Orlandi

Archivio “Lettere da Romena”

www.romena.it/la-fraternita/la-via-della-resurrezione

www.romena.it

www.romena.it/15-news/news-da-romena/2951-i-gesti-dell-amore-domenica-7-ottobre-ritorna-la-giornata-dedicata-alle-famiglie

Dove appoggiano le radici di Romena?

Certamente in una storia antica, ma ci sono anche radici più fresche: sono le radici contadine della fraternità, è l’impronta di chi ha custodito e conservato la pieve e il suo territorio sino a pochi anni prima della nascita della Fraternità.

Massimo Orlandi ha dedicato alcuni pensieri a queste bellissime figure contadine, con un’attenzione speciale a due di loro: Tonio e Beppa, che vissero a lungo in quella che è la canonica della pieve. Gli ultimi custodi, prima di noi..

romenablog.wordpress.com/2014/04/24/le-radici-di-romena/

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