Auguri Gianmaria

Gianmaria Testa, oggi avresti compiuto 60 anni. E, lo so, avresti fatto finta di niente.

Lo so, avresti fatto finta di niente, avresti sorriso piano a tutti quelli che ti avrebbero fatto gli auguri, abbassando un po’ la testa, come per dire “va beh, dai”. Ma 60 anni sono importanti Gianmaria, “Si, ma esageruma nen”. E saresti scivolato via da ogni clamore, da ogni voglia di notizia. Perché va bene essere famoso sul palco, quando fai il tuo lavoro, ma nella vita, no, lasciatemi tranquillo. La mia voce, la mia musica sono per il pubblico, quando sono lì che suono forse sono un po’ speciale, ma per il resto no, il resto è roba mia.

Sessant’anni non sono molti oggi, ma te ne ha rubati due la “grande consolatrice”. Due anni e ci manchi, Gian, ci manchi davvero e non solo per le tue canzoni, quelle rimangono e rimarranno ancora, sei tu a mancarci. Tu con la tua timidezza, il tuo essere seriamente ironico o ironicamente serio. Tu con la memoria mai spenta della tua terra e delle tue origini, nemmeno un po’ offuscata dalla celebrità. “Perché continui a fare il capostazione?” ti aveva chiesto l’intervistatore “Sai, qui a Cuneo se uno ti chiede cosa fai e rispondi ‘il cantante’, ti dicono ‘no, ma come lavoro’” Eri così. Nemmeno quando ad applaudirti erano platee nobili, internazionali, non hai mai scordato la semplicità, il tuo venire da una provincia.

www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/17/gianmaria-testa-oggi-avresti-compiuto-60

Auguri Gianmaria

La voce dei nostri SILENZI

La voce dei nostri silenzi

 

 

PERSONA E COMUNITA’.

Gianmaria Testa,
Da questa parte del mare

Da questa parte del mare di Gianmaria Testa è uscito per Einaudi nell’aprile 2016, poco dopo la morte del cantautore, avvenuta il 30 marzo. E’ un libro molto particolare, attraversato da tre correnti calde: la prima è quella autobiografica che si sviluppa secondo una sorta di flusso della coscienza, senza una successione cronologica univoca, come semplice riaffiorare dei ricordi apparentemente privi di un ordine. La seconda corrente calda è quella tematica dell’emigrazione, che ha impegnato il cantautore piemontese in un progetto preparatorio all’album Da questa parte del mare dell’ottobre 2006 (divenuto anche il titolo del libro). C’è infine la terza corrente calda, quella dei volti – il violinista, il venditore di tappeti, l’italocanadese, il questuante, Tino, lo scrittore… – che emergono dall’anonimato della storia, perché chiamati ad essere e a vivere nella memoria.

«Forse qualcuno domani dimenticherà
alla porta di casa il suo nome dimenticherà

perduto alla notte e perduto anche al giorno che arriva

perduto alla notte e al giorno che passa e consuma

perché un nome è perduto per sempre se nessuno lo chiama»
(p. 21)

Davide Bonazzi,
Aspettando il sole

Come si può capire da questo breve stralcio, il cemento di tutti gli intrecci è la forza poetica che attraversa l’intero libro e che si allarga in luminosi squarci nelle canzoni che accompagnano ogni capitoletto e nei testi posti al termine del libro. Per esempio la toccante poesia che ricordo di aver ascoltato nei giorni successivi alla morte di Gianmaria Testa (p. 90):

La Bellezza esiste

Nel becco giallo-arancio di un merlo

In un fiore qualunque

Nell’orizzonte perduto e lontano dal mare

La Bellezza esiste

è un mistero svelato

un segreto evidente

la vita

la Bellezza esiste

e non ha paura di niente

neanche di noi

la gente
(p. 90).

Davide Bonazzi,
Eliminazione

E’ solo per questo respiro poetico che Gianmaria Testa può parlare delle migrazioni – quelle nostre italiane che appartengono ad un passato dimenticato e quelle odierne, nella loro terribile tragicità – senza cadere nella retorica di un discorso superfluo, di un rito che non tocca più i cuori e finisce per diventare inutile chiacchiera.

«Mi è capitato di guardarlo questo mare nostro, di perdermi nel suo orizzonte infinito, di vederci albe e tramonti infuocati e lune bianche e talmente luminose da riverberare sulle onde.

Ora non ci riesco più. Ogni volta che guardo l’acqua mi viene in mente una coperta chiusa, un lenzuolo bianco a coprire occhi e membra» (p. 25).

Davide Bonazzi,
Una speranza per i migranti

In Da questa parte del mare i migranti hanno un nome e hanno lacrime vere, amori struggenti, speranze concrete, e paure, tutte le paure che abbiamo e avremmo anche noi. E li sentiamo vicini, uomini come noi, davvero fratelli.

«Ho viaggiato molto grazie alla musica, sono stato in paesi che mai avrei visto, ma è sempre stato il viaggiare privilegiato di chi è consapevole di essere atteso […]. Proprio per questo mi sono chiesto infinite volte come sarei stato io se avessi dovuto gestire un’emergenza così definitiva da impormi la decisione di lasciare i miei luoghi, la mia gente, i colori e gli odori che mi accompagnano anche nei sogni» (p. 18).

Davide Bonazzi,
Illustrazioni per una terra giusta

La storia più bella la troviamo al centro del libro ed è quella di Tinockika – soprannominato “Tino” -, l’africano che ama visceralmente la sua terra ma deve partire, costretto dalla guerra. E quando si trova sul barcone insieme con tanti altri in fuga e ormai non pensa più di potersi salvare, tanto il viaggio si è fatto lungo, pericoloso e faticoso, anzi forse è così stanco che vorrebbe morire, ecco che incrocia uno sguardo di donna, due “occhi neri di sabbia e di sale” che lo guardano. E da quel momento – sotto l’incanto di quegli occhi – Tino trova un motivo per vivere e lottare. Arrivano a Lampedusa, uomini e donne vengono separati, non si ritrovano più. Tino finisce in Francia, trova un lavoro in una fabbrica di pneumatici, può andare avanti. Ma si sente spaesato, estraneo a tutto e a tutti. Gli mancano quegli occhi, quell’unico motivo per cui rimanere attaccato alla vita. Decide di tornare a Lampedusa.
A questa vicenda commovente, intrecciata di immaginazione, Testa riserva due canzoni che si possono ascoltare (mettendo in pausa la musica del blog):

Il passo e l’incanto (clicca qui)

Volevo tenere per te (clicca qui).

 

Davide Bonazzi,
Ritorno al vinile

Quel che si tocca con mano, nella lettura, è la stoffa umana di Gianmaria Testa, la delicatezza dei suoi sentimenti, la ruvida ricchezza interiore fatta di “poche parole  e di una porta sempre aperta”, secondo l’espressione con cui egli stesso raffigura sua madre, in quel capitolo della memoria che chiude il libro. Per questo Erri De Luca, suo caro amico, dice nella prefazione:

Gianmaria Testa (dal sito)

«Hai messo insieme pezzi del tuo tempo senza ricavarne un’autobiografia, perché non riesci a dire di te senza gli altri. Ti scansi dal centro, lasci il tuo capitolo all’ospite di turno. La tua diventa una multi biografia di persone e di luoghi, dove sei anche tu. Leggo la tua vita numerosa di altri, la tua scrittura a maglia di catena che li tiene insieme» (dalla quarta di copertina, ripresa dalla Prefazione).

 

  • Post e iconografia di Rossana Rolando (per le immagini si rimanda al sito di Davide Bonazzi – qui – e alla nostra presentazione dell’illustratore in questo post).

Pubblicato da: mzavattaro.blogspot.com/

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