Parlare della propria vulnerabilità è l’unico mezzo per consentire agli altri di conoscerci davvero e di poterci amare

http://www.romena.it

Più mi affido più sono leggero.

Erri De Luca

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L’Aramaico non conosce il nostro congiuntivo, il suo tempo è il presente: non dobbiamo leggere venga il tuo regno, ma il tuo regno viene, non sia fatta la tua volontà, ma la tua volontà è fatta, non dacci oggi il nostro pane quotidiano, ma tu dai a noi il pane di oggi e di domani.

Giovanni Vannucci

NON UN CROCIFISSO MA IL VUOTO, IL RISORTO, L’INFINITO. UNICA EREDITÀ: L’ORO NELLE FERITE

La mia agenda oggi riporta le parole di Paolo D’Ors: “Parlare della propria vulnerabilità è l’unico mezzo per consentire agli altri di conoscerci davvero e di poterci amare”.

Il nostro mondo è fragile, come lo siamo noi. Ma è proprio per la nostra fragilità che cerchiamo legami e amore. Io sono tanto fragile da aver sempre bisogno de¬gli altri. Ed è appoggiando una fragilità sull’altra che sosteniamo il mondo.

La fogliolina di fico che annuncia una stagione nuova della vita è come uno slancio, come una forza che da dentro spinge.

La mia Singer lo dice così:

“Io oso sostenere che se, in questo istante, in vari punti del mondo, delle donne non si slanciassero verso i loro mariti, dei bimbi nelle braccia di una madre, di un padre, degli amici l’uno verso l’altro, dei caprioli verso la sorgente; se in ogni istante non fosse rinnovato questo slancio…

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