Guida ai naviganti

guida-ai-naviganti-gianfranco-ravasi

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<<Io sono la via>>

Gv. 14,6

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<<“M’ero sperso. Annaspavo. / Cercavo uno sfogo. / Chiesi a uno. “Non sono”, / mi rispose, / “del luogo”>>.

Bisogno di guida-Giorgio Caproni

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<< Guardai: non c’era nessuno capace di consigliare, nessuno sa interrogare per avere una risposta>> 41,48

Kafka

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<< A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, solitamente rispondo che so quel che fuggo, ma non quel che cerco>>.

Montaigne Saggi

 

 

 

Navigare è da sempre sinonimo di vivere e conoscere. Più che mai incerta, tuttavia, si è fatta la rotta per un’umanità spaesata. Ha ancora senso, allora, inseguire un approdo o bisogna rassegnarsi a procedere a vista? Gianfranco Ravasi ci propone un percorso di ricerca in cui una sapienza antica si confronta criticamente con i dubbi dell’uomo contemporaneo. La nave con cui l’autore ci invita a solcare l’oceano tempestoso della storia «batte bandiera cristiana» e la sua bussola è la Bibbia, ma lungo l’itinerario si possono incrociare compagni di viaggio provenienti dalle più svariate esperienze: scrittori e drammaturghi, filosofi, artisti, cantautori che, in ogni epoca, hanno dato voce alle domande fondamentali sul nostro destino. Con la consueta profondità intellettuale e la propensione al dialogo, Ravasi affronta anche gli scogli più insidiosi dell’attualità, come quello dei rapporti tra Chiesa e Stato o tra ricerca scientifica e religione; immergendosi nell’inquietudine e nelle lacerazioni del nostro tempo disegna le coordinate per un viaggio ricco di suggestione, che coinvolgerà credenti e non credenti accomunati dal desiderio di continuare a interrogarsi.

Uscito nel del 2012

www.oscarmondadori.it/libri/guida-ai-naviganti-gianfranco-ravasi/

 

 

Gianfranco Ravasi ci propone un percorso di ricerca in cui una sapienza antica si confronta criticamente con i dubbi dell’uomo contemporaneo. Il tragitto si snoda, in un crescendo emotivo e spirituale, lungo la direttrice che collega tre grandi porti: la «città secolare», la moderna metropoli, vorticosa e disincantata, che ha relegato il sacro fuori dai suoi confini e nella quale anche Dio, se dovesse presentarsi sulla sua piazza principale, «al massimo verrebbe fermato come un estraneo a cui chiedere di esibire i documenti d’identità»; la «città dell’uomo», «affascinante e scintillante di luci» ma spesso «devastata dalle sue scelte storiche», un luogo dal forte valore simbolico, che può diventare segno e anticipazione dell’incontro col divino o inaridirsi nell’illusione di bastare a se stessa; (e infine) «la città di Dio», il traguardo ultimo della nostra peregrinazione che si può abbracciare solo con lo sguardo della fede. La nave con cui l’autore ci invita a solcare l’oceano tempestoso della storia, infatti, «batte bandiera cristiana» e la sua bussola è la Bibbia, ma lungo l’itinerario si possono incrociare, anche solo per un attimo, compagni di viaggio provenienti dalle più svariate esperienze: scrittori e drammaturghi come Borges, Pirandello e Ionesco, filosofi come Pascal, Kierkegaard e Nietzsche, artisti come Gauguin e Chagall, cantautori come Guccini e De André, e altre grandi personalità che, in ogni epoca, hanno dato voce alle domande fondamentali sul nostro destino. Gianfranco Ravasi, consacrato arcivescovo e creato cardinale da papa Benedetto XVI, è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e delle Pontificie Commissioni per i Beni culturali della Chiesa e di Archeologia sacra. Esperto biblista ed ebraista, è stato Prefetto della Biblioteca- Pinacoteca Ambrosiana di Milano e docente di Esegesi dell’Antico Testamento alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. Per anni ha tenuto la rubrica Il Mattutino sul quotidiano «Avvenire», attualmente collabora a vari giornali, tra cui «L’Osservatore Romano » e «Il Sole 24 Ore». Conduce inoltre la rubrica domenicale «Le frontiere dello Spirito » su Canale 5. La sua vasta opera ammonta a circa centocinquanta volumi riguardanti argomenti biblici, teologi e letterari.

 

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<<Il mondo non perirà per mancanza di meraviglie, ma di meraviglia>>.

Gilbert K. Chesterton

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<<Gesù, vieni in cerca di me sui sentieri dei miei travisamenti dove io mi nascondo a te e agli altri>>

Diario – Kierkegaard

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<<Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie – oracolo del Signore.
9 Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.>>

Isaia 55,8-9

This Word is not Conclusion:

<<

Questo Mondo non è Conclusione.

Un seguito sta al di là –

Invisibile, come la Musica –

Ma concreto, come il Suono –

Accenna, e sfugge –

La filosofia, non lo conosce –

E attraverso un Enigma, alla fine –

La sagacia, deve procedere –

Risolverlo, confonde gli studiosi –

Per ottenerlo, gli Uomini hanno sopportato

Il disprezzo di Generazioni

E la Crocifissione, esibito –

La fede scivola – e ride, e si ricompone –

Arrossisce, se qualcuno la vede –

Si aggrappa a un filo di Evidenza –

E chiede alla Banderuola, la direzione –

Un gran Gesticolare, dal Pulpito –

Forti Alleluia si accavallano –

I narcotici non possono calmare il Dente

Che rode l’anima –

>>

www.emilydickinson.it/j0501-0550

2 thoughts on “Guida ai naviganti

  1. This World is not Conclusion.
    A sequel stands beyond –
    Invisible, as Music –
    But positive, as Sound –
    It beckons, and it baffles –
    Philosophy, dont know –
    And through a Riddle, at the last –
    Sagacity, must go –
    To guess it, puzzles scholars –
    To gain it, Men have borne
    Contempt of Generations
    And Crucifixion, shown –
    Faith slips – and laughs, and rallies –
    Blushes, if any see –
    Plucks at a twig of Evidence –
    And asks a Vane, the way –
    Much Gesture, from the Pulpit –
    Strong Hallelujahs roll –
    Narcotics cannot still the Tooth
    That nibbles at the soul – Questo Mondo non è Conclusione.
    Un seguito sta al di là –
    Invisibile, come la Musica –
    Ma concreto, come il Suono –
    Accenna, e sfugge –
    La filosofia, non lo conosce –
    E attraverso un Enigma, alla fine –
    La sagacia, deve procedere –
    Risolverlo, confonde gli studiosi –
    Per ottenerlo, gli Uomini hanno sopportato
    Il disprezzo di Generazioni
    E la Crocifissione, esibito –
    La fede scivola – e ride, e si ricompone –
    Arrossisce, se qualcuno la vede –
    Si aggrappa a un filo di Evidenza –
    E chiede alla Banderuola, la direzione –
    Un gran Gesticolare, dal Pulpito –
    Forti Alleluia si accavallano –
    I narcotici non possono calmare il Dente
    Che rode l’anima –
    Emily Dickinson
    Poesia bifronte. Nella prima parte un fulmineo trattato di teologia (bella la metafora della musica, la cui astrattezza è concretizzata nel suono). Sapere il seguito che sta al di là non è affare che appartenga alla filosofia (etimologicamente intesa: amore della sapienza) ma solo alla sagacia di saper risolvere intuitivamente un enigma (che, probabilmente, rimarrà sempre tale per gli uomini). Per questo gli studiosi non sanno risolverlo e, per riuscire a vincerne la resistenza, gli uomini hanno dovuto esibire una crocifissione, un prova concreta (un suono) che dimostra l’esistenza di questa cosa che sta al di là (la musica).
    Ma ecco che appaiono le difficoltà. La fede, nutrita dalla crocifissione, scivola, ride financo della propria caducità e cerca di ricomporsi. Si vergogna a essere guardata, vede da lontano un filo di evidenza, di concretezza e vi si aggrappa (“pluck” veramente significa “spingere con forza”, forse ED intendeva qualcosa come “spinge all’estremo qualsiasi piccola parvenza di prova concreta”), ma si confonde subito dopo, visto che chiede la direzione a una banderuola. E non è solo questione di fede come intuizione metafisica. Se andiamo a vedere cosa fanno gli uomini per coltivarla, apriti cielo! Si agitano, gesticolano a vuoto da un pulpito, intonano gli alleluia più forte che possono, probabilmente per non sentire il fragoroso silenzio dei loro dubbi, delle loro incertezze; ma poi, quando cala il silenzio e si ritorna a guardare in se stessi, ci si accorge che quei gesti sono solo rituali, solo blandi narcotici che non hanno alcun effetto sul dente che rode l’anima dentro.

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  2. L’ha ribloggato su giro blogando nel Web…e ha commentato:

    Questo Mondo non è Conclusione.
    Un seguito sta al di là –
    Invisibile, come la Musica –
    Ma concreto, come il Suono –
    Accenna, e sfugge –
    La filosofia, non lo conosce –
    E attraverso un Enigma, alla fine –
    La sagacia, deve procedere –
    Risolverlo, confonde gli studiosi –
    Per ottenerlo, gli Uomini hanno sopportato
    Il disprezzo di Generazioni
    E la Crocifissione, esibito –
    La fede scivola – e ride, e si ricompone –
    Arrossisce, se qualcuno la vede –
    Si aggrappa a un filo di Evidenza –
    E chiede alla Banderuola, la direzione –
    Un gran Gesticolare, dal Pulpito –
    Forti Alleluia si accavallano –
    I narcotici non possono calmare il Dente
    Che rode l’anima –
    Emily Dickinson

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