«Cari ragazzi, la Resistenza non è finita»

Carola Rackete durante la fase dell’arresto da parte della guardia di finanza

Vaticano: “Salvare vita è stella polare”. Francia accusa: “Chiusura porti vìola leggi del mare”, ma il vicepremier leghista: “Non prendiamo lezioni da Parigi”. Lussemburgo: “Rilasciatela”.  Zingaretti: “Finita la sceneggiata del ministro dell’Interno”. Saviano: “Grazie Carola per aver messo il tuo corpo in questa battaglia di civiltà”. Partigiani: “Violata Costituzione”. Sea-Wacht: “Vera violenza insulti e divieto attracco”. E Conte: “Non mi pronuncio”

di ALBERTO CUSTODERO e MONICA RUBINO

www.repubblica.it/politica/2019/06/29/news/sea_watch

SEA WATCH, IL SACRIFICIO DELLA CAPITANA SALVA I NAUFRAGHI

La comandante della nave è stata arrestata, i migranti hanno potuto sbarcare e ora sono in un centro di accoglienza. Carola Rackete rischia dieci anni di carcere. Un atto di disobbedienza civile e di disperazione pagato con coraggio di fronte alla chiusura dell’Europa intera.

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http://m.famigliacristiana.it/articolo/sea-watch-il-sacrificio-della-sbruffoncella-salva-i-naufraghi.htm

La lezione di padre Turoldo agli studenti:

“Non tradire più l’uomo”

Estratto dell’intervento che padre David Maria Turoldo tenne il 31 maggio 1985 all’Itis «Castelli» di Brescia per il ciclo di conferenze su «La lotta di liberazione in Italia», pubblicato dalla Fondazione Clementina Calzari Trebeschi.

Vi dirò proprio che io, rispetto a voi, ho due stati d’animo, uno uguale, uno contrario all’altro: non so mai se invidiarvi, oppure se compiangervi; e vi dirò proprio perché: sono portato a invidiarvi, per la ragione stessa della vita – voi siete nella giovinezza e io sono nel declino – ma, più che per questo, per la storia che io ho vissuto, e mi auguro molto diversa dalla storia che, dovreste, almeno spererei, vivere voi (…) invidiarvi, perché almeno voi, io spero, non vivrete quello che noi abbiamo vissuto: una guerra interminabile!

Pensate: avevamo il lezzo dei cadaveri nelle narici; io ho svuotato, insieme con le commissioni pontificie di liberazione, e le truppe di liberazione, 29 campi di concentramento, cominciando da Dachau, a Flossemburg, a Swabach Altenburg, a Mauthausen. Pensate voi, e si camminava – vi dico subito, allora si avevano le scarpe di caucciù.

Mi ricordo, arrivo a Dachau: entro nel recinto dei forni crematori: un giardino bellissimo; nel centro del giardino queste bocche di forni crematori che andavano giorno e notte, giorno e notte, e si bruciava ogni cadavere nello spazio di quattro-cinque minuti, perché altrimenti i cadaveri si ammucchiavano, e si buttava la cenere nei viali del giardino! (…)

Mi ricordo che da allora, guardate, per anni e anni, ogni volta che avevo quel tipo di scarpe e camminavo, magari, sulla sabbia, e faceva quello scricchiolio, mi veniva come freddo, e pensavo: non sarà mica cenere di morti!? (…)

Sapete che dopo, per anni, io non riuscivo a salire su una Volkswagen, perché era una macchina tedesca. Per anni, ogni volta che vedevo un tedesco, mi domandavo: quanti anni avrà? Capite? Quanti anni avrà! Per sapere quanti morti c’eran dietro! (…)

Non so appunto se invidiarvi o compiangervi, perché non avendo avuto queste esperienze, non vorrei che aveste la tentazione di fare quello che abbiamo fatto noi, di commettere gli stessi orribili errori, che abbiamo commesso noi! (…)

Per questo – ringrazio Iddio – appena mi invitano nelle scuole vado subito, perché sono i semenzai della coscienza, sono le oasi dove si forma o deforma la coscienza (…). Vi dirò come e perché ricordare (…).

Il motto con cui noi abbiamo fatto la Resistenza era questo: «Non tradire più l’uomo» (…).

Resistenza era la scelta dell’umano contro il disumano, quale presupposto di ogni ideologia e di ogni etica personale – ciò che valeva, e che dovrebbe sempre valere, è da che parte stare; se si è, appunto, dalla parte giusta.

In certe situazioni storiche, come quelle del fascismo e della guerra, io ho sempre stimato «beati coloro che avevano fame e sete di opposizione», giudizio che ritengo ancora valido, riscontrando il perdurare di sistemi altrettanto disumani.

E perciò io mi auguro che la Resistenza come valore possa diventare l’anima ispiratrice delle nuove generazioni.

Se fossero… ecco qui: qui è il mio problema più grande, rispetto ai giovani – se fossero educate, queste nuove generazioni, al costo della libertà, ad esempio – e anche al costo di questo malvissuto benessere – non saremmo certo al punto in cui siamo (…).

Oggi abbiamo giovani senza ricordi! Giovani astorici! (…). Non sanno nulla del primo Piazzale Loreto: in quel giorno io ho chiesto perdono di vivere – era nell’agosto 1944. Perché tutti sanno del secondo Piazzale Loreto, ma non sanno del primo (…) quando quindici poveri operai son presi da San Vittore e vengono presi, caricati su un camion, girata la città, sono scaricati in Piazzale Loreto, e vedono il plotone di esecuzione già schierato (…). Son morti tutti in un mucchio.

Ed io ricordo quel mucchio, tutto il giorno custodito dalle ausiliarie (…). E queste donne, con il fucile in spalla, la sigaretta in bocca, a custodire questo mucchio di cadaveri, e di tanto in tanto a pulirsi le scarpe sui cadaveri, mentre il sangue scorreva! (…)

Il 25 aprile, quando è venuto il secondo Piazzale Loreto, e i corpi pendevano da quegli artigli, da quelle travi del distributore di benzina, ho detto:

«Abbiamo fatto la Resistenza; oggi io non predico Vangelo di nessuna sorte; si stacchino quei cadaveri! Perché il cadavere, comunque, è sacro: non si gioca sui cadaveri! Staccate quei cadaveri!».

Anche se era il cadavere della Claretta e di Mussolini. E, ricordo, la sera stessa sono stati staccati. E tuttavia, si sa del secondo Piazzale Loreto: ma non si sa del primo Piazzale Loreto! (…)

Tra i morti della Resistenza vi erano seguaci di tutte le fedi – questa è cosa che dovreste tramandare, voi!

Ognuno aveva il suo Dio, ognuno aveva il suo credo, e parlavano lingue diverse, e avevano pelle di diverso colore, eppure nella libertà e nella dignità umana si sentivano fratelli. Volevano costruire un mondo giusto, dove tutti gli uomini vivano del proprio lavoro, dove ogni uomo conti veramente per uno. (…)

Ecco, io vorrei che questo fosse il vero messaggio:

la Resistenza non è finita; è stata frutto di pochi precursori, che avevano seminato durante un ventennio, ma è stata anche una più vasta semente per l’avvenire. E non dobbiamo scoraggiarci.

Non tradire più l’uomo. Resistenza fu la scelta dell’umano contro il disumano.

FB Marina Marcolini

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