Questi giorni a Natale è come venisse di nuovo Gesù e con Gesù per me arriva la svolta. È il cambiamento del mondo.

❄ C’è un invito per te.

Sarà una sorpresa.

Si festeggia una nascita, da lungo attesa.

Non ti preoccupare per il regalo:

lo farà lui, il festeggiato!

Semplifichiamo le presentazioni:

ci guarderemo negli occhi. Saranno lucidi.

Niente brindisi e nessun discorso.

Forse ti verrà la voglia di cantare

o di danzare: non sono necessarie le prove.

Tranquillo per l’abito: va benissimo

quello di tutti i giorni.

E’ richiesto solo il cuore. Spalancato

al mistero, alla gioia, al giubilo

perché nasce il Dio con noi.

Egli viene da noi, viene in noi, ancora, ancora ancora. ❄

Antonella Fratenità di Romena

🎄🎄🎄Buon 🎄Natale🎄🎄🎄

ROMENA

Omelia del 22 dicembre

Questi giorni a Natale è come venisse di nuovo Gesù e con Gesù per me arriva la svolta. È il cambiamento del mondo.

Gesù non è da sottovalutare, è il più grande rivoluzionario mai esistito nella storia del mondo. È colui che ha dissacrato tutto, è colui che ha spezzato ogni schema vecchio di razza, di nazione, di religione e addirittura di sangue. Per questo erano tutti arrabbiati con lui, perché erano legati a questa nazione contro un’altra nazione, un popolo contro un altro popolo, una religione contro l’altra religione, il sangue di una famiglia contro il sangue di un altra famiglia. Quando Gesù dice “Chi è la mia mamma? Chi sono i miei fratelli? Chiunque mi vuole bene è il mio babbo e la mia mamma” e se mia mamma di sangue non mi vuole bene non è più mia mamma, anche se ho quel sangue lì. E lui spezza tutto e allora in ogni vero cambiamento, come quello dell’entrata in scena di Gesù, si scatena il peggio.

Avete visto il Papa quando cerca di cambiare qualcosa? Il peggio si scatena. Son tutti addosso, perché la paura più grossa del mondo e della vita, è cambiare. Fa tanta fatica cambiare, perché bisogna lavorare, bisogna rialzarsi, bisogna trovare la responsabilità.

E avete visto quando nasce Gesù si scatena il peggio, si scatena la violenza e l’odio: Erode che fa uccidere i bambini. Si scatena il rifiuto e non lo vogliono nell’albergo, si scatena l’egoismo e la pigrizia, con Erode che dirà: “Andate voi e poi riferite”

A me mi garba, di questo Natale, queste figure così normali dei pecorai, dei pastori, dei contadini, dei viandanti, dei nomadi.

Mi piace questa figura della Madonna, questa figura di Giuseppe, questa figura dei magi che si scomodano ad andare a piedi per cercare, attraverso una stella, questo cambiamento del mondo.

E mi piace tanto Giuseppe. Questo uomo discreto, umile, questo babbo che non rompe le scatole, che non interferisce mai, che non ingombra, che sta al suo posto.

Vedete, abbiamo dimenticato il compito di una mamma e di un babbo. Io lo dico sempre a questi genitori che hanno perso i figli: quando ti muore un figlio, lo sai bene cosa vuol dire, perché il babbo è il custode. E allora se ti muore un figlio, non sai più cosa custodire, sembra quasi di aver fallito; non ce l’ho fatta a salvarlo.

E la mamma è il cuore, gli si spezza il cuore in mille pezzi.

E così erano Giuseppe e Maria.

Maria era il cuore e Giuseppe era il custode. E questo babbo e mamma vivono il parto di ogni genitore. Ci sono due parti: il primo è fare un figliolo, il secondo parto è pigliallo come viene. E questa è la cosa più dura, perché lo vorresti come lo sognavi. E poi un figliolo ti viene come viene, in un altro modo. Non lo puoi ingabbiare.

E così questo Gesù. Lo sognavano in un modo e invece questo Gesù scappa da tutte le parti, non ha una logica, non ci si capisce nulla, non lo tieni fermo.

E purtroppo i genitori che hanno perso i figli devono fare tre parti: non solo il parto di partorirlo, non sono il parto di prenderlo come viene, ma il parto nuovo di prendere questo figlio e metterlo da qualche parte, di ricercarlo e dover portarlo ancora in vita.

Vedete, il cuore di Giuseppe è più forte della mente. È innamorato di Maria e sente che il suo compito è quello di proteggere, di custodire questo figlio e questa madre. È difficile amare così. Pensate a San Giuseppe che non ci capisce nulla: questo figlio dello Spirito Santo.

All’inizio la butta fuori Maria: “Non ti voglio, non so di chi è questo figliolo”.

E poi, da quanto la ama, lui rimani lì. È un amore pazzo quello lì.

Chiunque di noi sarebbe scappato via. È un amore che non ha una logica.

Io credo che bisognerebbe imparare ad amare le persone così. Amare le persone come se tu non sapessi da dove vengono e dove vanno.

Te non sai da dove viene la tua donna, e dove va, non sai da dove viene tuo figlio, non sai dove va. Però stai lì e ti fidi.

È molto bella la fede di Giuseppe, che chiude gli occhi e si fida, non ci ragiona perché è rimasto lì, perché era innamorato, solo perché era innamorato è rimasto lì. Perché voleva così bene a questa Maria, che non si è messo a ragionare troppo.

E allora Giuseppe ha la stessa nostra crisi di fede, i nostri conflitti, i nostri scandali, la nostra umana speranza disperata.

Noi invece prima di fare una cosa si pretende sempre di sapere dove va a finire. Siamo tutti a ragionare “Io voglio sapere dove va a finire e poi mi fido”.

Qui è l’opposto. Io mi fido anche se non so dove si va a finire.

E gli uomini come Giuseppe accettano di non sapere, non si scandalizzano del buio, dell’incertezza. Noi invece abbiamo bisogno di capire.

Vedete, questo bambino Gesù è nato per farci tornare umani, farci riscoprire l’umanità; e ciò che rende umani è essere sensibili; più siamo umani e più siamo sensibili.

Perché oggi siamo tutti disumani? Perché abbiamo ucciso la sensibilità, il sentire. Ed è bello quando nasce un figlio, perché i genitori tornano bambini, perché risentono la sensibilità di questo bambino. Le trasformazioni avvengono da piccoli cambiamenti che maturano e il cambiamento non è la soluzione di tutto, ma è l’inizio per tornare all’essenzialità, alla sobrietà di tutto.

Io credo che in mezzo a voi, in mezzo a noi qui stasera, ci sono persone che lottano per crescere, ci sono persone che lottano per dominare se stessi, dalla loro rabbia, dal loro odio. Ci sono persone stasera qui, che combattono per portare avanti con dignità la vita, anche se abbandonati, anche se traditi, anche se ti muore un figlio, anche se ti hanno tolto il lavoro.

Qual’è la cosa più bella che abbiamo tutti noi? La dignità.

Io amo la dignità, come queste persone, che sono qui, che hanno perso i figli che dovrebbero maledire la vita, per come gli è andata male, e che invece provano ad alzarsi la mattina per portare avanti la vita anche per il loro figlio.

E allora forse il Natale è tutto qui: il coraggio di non scoraggiarsi.

Il regalo più bello che potreste fare al tuo uomo, alla tua donna, a tuo figlio ed anche a Dio, è di non scoraggiarsi mai e ritrovare la fiducia. Perché noi siamo infinitamente più grandi, siamo infinitamente più preziosi, di quanto noi pensiamo. Non siamo un numero, perché la cosa che mi mette i brividi, è pensare che nessuno come me tornerà su questa terra, nessuno come Giorgio tornerà su questa terra, nessuno come questi ragazzi che sono morti, tornerà su questo terra. E mi viene i brividi, perché mi fa capire che queste persone non sono un numero, come ci hanno detto. Sono uniche, irripetibili e la bellezza, anche se nessuno è perfetto, è di essere così unici.

E allora vi auguro, in questi giorni prima di Natale, di aprire il cuore, perché scenda la luce dal cielo.

Luigi Verdi

Romena … una vecchia carriola di legno privata della ruota è diventata luogo della natività, dove don Gigi ha voluto aggiungere tanti cuoricini che Giorgio aveva custodito nel laboratorio di Giosuè. Buon Natale a tutte e tutti🤗

Fraternità di Romena

Un anno fa, come oggi, Giorgio ci donava la sua orazione di lode al Signore e ci invitava a continuarla …

a condividerla con lui …

Vogliamo continuarla e condividerla insieme a lui anche oggi?

Dal luminoso persempre dove ora vive, Giorgio l’abbraccerà con gioia:

“Benedetto il Signore, Dio d’Israele…” inizia così la più bella preghiera di Zaccaria, ed oggi voglio imitarlo e provare a far mia questa orazione di lode.

“Benedetto il Signore… mio Dio, Padre della storia, Fratello della vita, Spirito sempre presente, che hai posto la tua dimora in me: desidero riconoscerti nelle storie più semplici, nella vita di tutti i giorni, presente più che mai.

Grazie delle tue infinite grazie: grazie dell’incanto dell’alba di stamane, della luna piena che dice dell’abbondanza del tuo amore, del sole che abbraccia, del vento che sussurra vita. Grazie per madre terra che si fa calpestare e continua ugualmente a offrire, che produce semi di vita per insegnarci a donare, gratuitamente. Grazie per la varietà dell’umanità che ci fa aprire gli occhi su infinite bellezze. Grazie per i profeti di libertà, per le parole che costruiscono ponti, che danno pace. Grazie alla fatica di crescere facendoci amici i nemici. Grazie per esserti fatto uno di noi per manifestare la tua completa fiducia in noi nonostante le nostre fragili mani, i nostri pensieri poveri, il nostro sguardo zeppo di pregiudizi, la violenza delle nostre parole… ma anche capaci di mani aperte, di pensieri di tenerezza, di sguardi incantati, di parole amorevoli.”

Benedire e ringraziare. Oggi proverò ad avere solo pensieri di questo sapore che diventino parole ricche di misericordia.

Prenditi qualche minuto oggi anche tu e continua questa preghiera così bella, e se vorrai condividerla, l’abbraccerò con te e con tutti gli altri amici.

Oggi il social mi avvisa che devo festeggiare quattro anni di amicizia e mi ricorda che tutti gli amici sono importanti ma qualcuno è speciale….ricordo di aver pensato perché mai un frate mi chiedesse l’amicizia virtuale alle ventidue della vigilia di Natale e in che modo fosse arrivato a me….ricordo di aver pensato che, essendo un frate, forse il motivo aveva a che fare con i misteri del Cielo, quelli belli e profondi, tutti colorati di azzurro, che si accettano come un regalo gradito, senza carta colorata e fiocco d’oro ma dal contenuto prezioso….e ancora mi chiedo perché io, forse era che avevi bisogno di me? o sapevi che io avevo bisogno di te e di tutte quelle persone che hai portato nella mia storia?…. o forse era perché dovevano passare tra noi, io, te e gli altri, quelle migliaia di parole e riflessioni sulle nostre vite e i nostri sogni e le nostre fatiche e i nostri affanni e le nostre gioie?….ancora mi chiedo, ma con serenità mi accorgo che non ho più bisogno di risposta, così è stato, e così sono felice sia stato, un pezzo di strada camminato insieme. Forse anch’io ti ho regalato,senza saperlo, qualcosa che ti è servito per sorridere una volta di più, così com’è stato per me ,che ho sorriso tante volte,con il cuore pieno di tenerezza e allegria, di questa amicizia nata alle ventidue della vigilia di Natale….io ho festeggiato, amico mio, e sono certa che in qualche modo lieve lieve l’hai fatto pure tu, e come allora di dico ” è quasi Natale, non c’è momento migliore per incontrarsi ” e come allora sento che rispondi ” Sì, è così “.

Buon Natale.♥️

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