U. ECO e IL NOME DELLA ROSA intervista di V. Messori

QUANDO MESSORI INTERVISTÒ ECO: «DIO? È UN FILOSOFO NON UN INGEGNERE»

Vittorio Messori intervistò Umberto Eco nel 1982 per le pagine del mensile Jesus. Con il grande studioso, che da giovane, fu dirigente nazionale di Azione Cattolica, parla del successo de Il nome della Rosa il celebre romanzo “teologico”: ogni verità si confonde con il suo opposto, la virtù equivale al vizio, Dio si dissolve nel Caos. 

http://m.famigliacristiana.it/articolo/dio-e-un-filosofo-non-un-ingegnere.htm

U. ECO e IL NOME DELLA ROSA (stralci dall’intervista di V. Messori)

“Il nome della rosa, libro mirabile nel senso etimologico della parola: libro tanto più “velenoso” (sarà lo stesso autore a suggerirmi l’aggettivo) quanto più abile, colto, bello;.. L’eccellente riuscita del libro è proprio nella felicità narrativa, nella consumata astuzia del mestiere, che permette anche alla casalinga di arrivare alla fine appassionandosi alla trama, assorbendone gli umori maliziosi senza neppure accorgersene.

“La reazione dei critici “cattolici” ha stupito lo stesso Eco. “Se fossi ancora credente, sarei stato ben più severo, ben più intollerante”, mi dice.

Ma il teologo e critico letterario G. Sommavilla ha invece reagito, e Messori riassume così il suo articolo: “lo sforzo del libro sarebbe tutto teso a dimostrarci che non c’è nulla di vero tranne la sua (di Eco) personale verità e la sua ironia; Eco vorrebbe convincerci che non c’è alcuna differenza tra Gesù e Giuda, tra santo e delinquente, mancando ogni termine sicuro di confronto”. Ma allora, dice Sommavilla, “Se la verità è che tutto è da ridere, è da ridere anche la teoria che afferma che tutto è da ridere, tutta da ridere è dunque anche l’idea centrale di questo libro. È dunque ridicolo sostenere che tutto è ridicolo”.

“Ho l’impressione che il padre abbia visto giusto” risponde Eco, “ha ben individuato la boccetta di veleno del libro, anche se poi ha forse pestato un po’ troppo il pedale…”.

Diceva lo psicanalista Carl Gustav Jung che è da curare l’uomo che non pensi ogni giorno alla morte e non ne avverti il dramma. Uomo profondo, intelligente e sensibile com’è, Eco non è certo da curare. Il pungolo della morte lo vive nella carne , da quando il padre morì all’improvviso…. “Eco, dov’è suo padre? Dove sono gli altri morti? Dove saremo noi stessi? Cosa c’è dietro quelle porte?”. Disse: “C’è il caos. Oppure c’è il deserto piatto. Di certo è un luogo dove Cristo non regna. E neanche Buddha. Né alcun altro”.

“Ma la morte è scommessa per eccellenza… e se avessero ragione coloro che dicono che sarà proprio Gesù a venirci incontro?

“Guardi – rispose Eco – se per caso il Cristo come giudice c’è davvero e vuole imbastirmi un processo, gli dico più o meno le cose che sto dicendo a lei: ho ragionato così e così e sono arrivato alla conclusione che non avresti dovuto esserci tu ad aspettarmi. Credo che in questo modo potremmo arrivare a patti ragionevoli. Se invece ragionevole non è, se è un Dio crudele e vendicativo che ha già deciso in anticipo il mio destino, allora non voglio avere nulla a che fare con lui. Mi mandi pure all’inferno, dove almeno c’è gente per bene. Ma sono sicuro che, se Dio c’è, è il Dio di S: Tommaso, e con lui si può ragionare. Abbiamo studiato sugli stessi libri”.

“Tesi de Il nome della rosa è che la fede in Dio si basa sulla paura, soprattutto sulla paura della morte, del diavolo, dell’inferno; ma l’ironia, il riso possono sciogliere quelle paure; dunque per liberarsi dalla fede basterebbe ridere.

Eppure continuammo a muoverci sotto l’ombra inquietante della morte e del suo mistero intatto, impenetrabile ai tentativi di demitizzazione a colpi di humour.

Mi disse che a lui, filosofo, più che la morte sua interessava quella dell’umanità. Ma, umanissimamente, sembrò contraddirsi. Quella morte del padre, anzitutto. “L’evento più traumatico della mia esistenza. Quando morì non avevo più la fede, dunque la possibilità di sperare in una sopravvivenza eterna”. Mi parlò poi del “culto dei morti, così tipico degli atei: il culto disperante di un’assenza”. E ancora: “è chiaro che con il mio tipo di scommessa, il vivere cioè come se Dio non ci fosse, vivo molto più tragicamente di quando ero credente: ora mi è assai più faticoso fare i conti con la morte. Io devo lavorare di più per dare un senso al mio passaggio. E questo mi secca moltissimo”.

V. Messori , Inchiesta sul cristianesimo, 1987, pgg31-43

Le differenze tra “Il nome della rosa” di Umberto Eco e il film

In cosa sono diversi il film trasmesso Rai Tre e il famosissimo romanzo dello scrittore italiano morto ieri a 84 anni

www.ilpost.it/2016/02/20/nome-della-rosa-film-libro-umberto-eco/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...