27 gennaio: Giorno della memoria ( La Memoria rende liberi)


La mia marcia della morte cominciò intorno al 20 gennaio 1945. I tedeschi furono obbligati a lasciare Auschwitz dall’arrivo dell’armata rossa che aveva rotto il fronte orientale e procedeva velocemente verso ovest.
Ci dissero che saremmo state evacuate. Capimmo che la Germania su quel fronte stava perdendo, sennò non ci sarebbe stata ragione di spostarci.
I tedeschi stabilirono di far sparire ogni traccia del lager e quindi, non solo portarono via tutti i documenti che avrebbero potuto comprometterli, ma fecero anche saltare alcune strutture all’interno del campo. Lasciandoci il lager alle spalle dopo pochi chilometri lo vedemmo bruciare, ma non fecero in tempo a far esplodere tutti crematori perché i russi arrivarono prima.
Cominciò così un’enorme, micidiale trasferimento di massa verso la Germania dal quale pochi uscirono vivi.
Fu una decimazione programmata, il momento più nero della prigionia. Pensavo di aver visto tutto, credevo di essermi abituata al peggio e invece mai prima di allora ci eravamo ridotti a un simile stato di abbrutimento. Facevamo i bisogni per strada, avevamo il volto incrostato di muco, mangiavamo nei letamai.
In quelle giornate senza tempo, attraversammo diversi paesi segnati dalla guerra. Se incrociavamo una persona, o qualcuno si affacciava dalla finestra, le guardie che ci scortavano intimavano “Non date niente a questi che hanno più di voi!”
Percorremmo quasi 700 chilometri fino al nord della Germania, fermandoci nel sinistro campo di Ravensbrück…
Ricordo un giorno in cui c’era una grande ressa intorno al bidone della minestra ed io, affamatissima, pensai che l’unica possibilità per riuscire ad avere la mia razione, fosse di sgattaiolare carponi tra le gambe delle prigioniere.
C’erano delle russe, grosse donne fortissime, e una di loro, sentendomi passare tra le sue gambe, come uno schiaccianoci strinse con una tale forza le ginocchia contro la mia testa, che senti il cranio scricchiolare.
Il colpo fu così violento, che dovetti rinunciare a mangiare. Al dolore fisico si unì una amara sensazione di sgomento per essere stata colpita da un’altra prigioniera.
Sempre in preda ad una fame disperata, in quei giorni uscii dalla baracca aggirandomi per il campo in cerca di una cosa qualsiasi da mangiare. Vidi una porta e sperai che fosse l’accesso a un magazzino, magari incustodito. La aprii e mi si presentò uno spettacolo atroce: un numero infinito di morti accatastati, ancora sfigurati dalla sofferenza. Corpi deturpati, contorti, verdastri, giallognoli.
Fu così che, a quattordici anni, vidi per la prima volta una camera mortuaria.
(Estratto da: “La memoria rende liberi” di Liliana Segre)

L'immagine può contenere: natura
#giornatadellamemoria
#pernondimenticare
Quanto dolore sotto la pelle,
sentivo il freddo gelido dell’anima,
e una coperta calda copriva il mio cuore ferito.
Quanto dolore nascosto sotto letti a castello, paure, sogni, infranti dietro un filo spinato.
Quanto dolore sotto un cielo squarciato dal grido dell’umanità.
Mi inginocchiai
davanti ai miei occhi
infreddoliti, nudi,
e lasciai andare la mia anima nell’infinito tuo disegno…
Quanto dolore…. per non dimenticare…
Pina

One thought on “27 gennaio: Giorno della memoria ( La Memoria rende liberi)

  1. L’ha ripubblicato su giro bloggando …e ha commentato:

    “C’è una bambina di cui non ricordo il nome che ha disegnato una farfalla gialla che vola sopra ai fili spinati. Che la farfalla voli sempre sui fili spinati”. È questo il messaggio di pace che la senatrice Liliana Segre ha voluto dare ieri al Parlamento Europeo: un augurio ai suoi futuri nipoti ideali, a tutti noi

    "Mi piace"

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