DOMENICA 28 FEBBRAIO 2021 commenti al Vangelo …

Gianmaria Testa
Gianmaria Testa – Povero tempo nostro
RIFLESSIONE DI FRANCESCO FIORILLO
Monastero San Magno

Gesù non immobilizza, non ci rinchiude in una bolla di grazia, non ci fa distaccare totalmente dal reale, non ci fa fuggire e rinchiudere in qualche santuario di pace per sempre, ci fa assaporare la bellezza della grazia, della pace, della rivelazione ma poi ci scaraventa nella vita quotidiana, perché è lì che dobbiamo stare e far germogliare semi di autenticità e costruire il sogno di Dio nell’umanità.

2 thoughts on “DOMENICA 28 FEBBRAIO 2021 commenti al Vangelo …

  1. L’ha ripubblicato su Vieni, vieni chiunque tu sia, sognatore, devoto, vagabondo, poco importa. Vieni …e ha commentato:

    Gesù non immobilizza, non ci rinchiude in una bolla di grazia, non ci fa distaccare totalmente dal reale, non ci fa fuggire e rinchiudere in qualche santuario di pace per sempre, ci fa assaporare la bellezza della grazia, della pace, della rivelazione ma poi ci scaraventa nella vita quotidiana, perché è lì che dobbiamo stare e far germogliare semi di autenticità e costruire il sogno di Dio nell’umanità.

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  2. IL FASCINO DI DIO

    Vangelo di domenica 28 febbraio 2021.

    Riflessioni di
    Padre Ermes Ronchi

    “In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!» (…)”.

    Mc 9, 2-10

    _________________________

    Dalla domenica del deserto al Vangelo dell’estasi. Il mondo è imbevuto di luce, lo sanno tutte le religioni, lo sanno gli innamorati, gli artisti, i puri.
    La montagna è la terra che penetra nel cielo, il luogo dove si posa il primo raggio di sole e indugia l’ultimo. E’ il mondo che si innalza nella luce, che la cerca, la vuole.
    Quella che Dio sceglie per parlare e rivelarsi.
    Dalla domenica del deserto al Vangelo dell’estasi. Il mondo è imbevuto di luce, lo sanno tutte le religioni, lo sanno gli innamorati, gli artisti, i puri.
    Le prime due domeniche di Quaresima sono sintesi del percorso che noi credenti dobbiamo affrontare: evangelizzare le nostre zone d’ombra e di durezza, liberando la luce sepolta in noi. Il Vangelo di domenica scorsa chiedeva: convertiti.
    Il Vangelo di questa domenica ne offre il risultato: mi giro e sono irradiato, mi illumino, mi imbevo e mi immergo nel sole, simbolo primo di Dio.
    Gesù porta i tre discepoli sopra un monte alto, e le sue vesti diventano splendenti e luminose, come il volto.
    Inevitabile, quando si è vicini a Dio.
    Anche la materia è travolta dalla luce. Pietro ne è sedotto, ed esplode: che bello essere qui, Rabbì! Non scendiamo! Mai più! La sua foga dice che il pane nutriente della fede, per saziare, deve discendere da un innamoramento incontenibile, che tracima.
    Guardano i tre, si emozionano, sono storditi: davanti a loro ecco un padre che in ogni figlio semina la sua grande bellezza.
    Vedono il volto di Gesù come il volto ultimo dell’uomo, come il presente del futuro.
    E come tante cose intense, la visione non fu che un attimo.
    «Una nube li coprì e venne una voce: ascoltate Lui». Il Padre prende la parola, ma per scomparire dietro quella del Figlio.
    Bellissimo questo Onnipotente che si fa da parte. “Ascolta. Il Signore è nostro Dio. Signore, solo Lui”. Ma il Suo mistero è ormai tutto dentro Gesù: con Mosè, dal volto intriso di luce, con Elia, rapito su un carro di fuoco, ora tutta la bibbia tende a Cristo.
    Sali sul monte per vedere e sei rimandato all’ascolto. Scendi, e ti rimane nella memoria l’eco dell’ultima parola: ascoltate Lui.
    Nostalgia infinita.
    La nostra via lucis è l’ascolto, luce che è ancora qui, nella Parola, nei sacramenti, nella bontà delle persone, nella bellezza delle cose, talvolta una scintilla breve, talvolta fiume di fuoco.
    La forza del cuore di Pietro è la scoperta della bellezza di Gesù, che lo spinge ad agire (facciamo, qui, subito…). Succede anche a me: la vita avanza per seduzione nata da una bellezza almeno intravista, anche solo come freccia di un istante. Non certo da divieti.
    È sbirciare dentro il Regno, vederlo come forza possente che preme con urgenza per trasformarci, per spalancare infinite finestre di cielo.
    Nostra vocazione è liberare, con gioiosa fatica, tutta la bellezza di Dio nascosta in noi. Guardarla. Ascoltarla. Riconoscerla.
    Lo potremo fare attraverso l’ascolto della Parola,
    memoria della luce, e come lei leggera.

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