Adesso è forse il tempo della cura. Dell’aver cura di noi, di dire noi…

Adesso di Mariangela Gualtieri

Adesso è forse il tempo della cura. Dell’aver cura di noi, di dire noi. Un molto largo pronome in cui tenere insieme i vivi, tutti: quelli che hanno occhi, quelli che hanno ali, quelli con le radici e con le foglie, quelli dentro i mari, e poi tutta l’acqua, averla cara, e l’aria e più di tutto lei, la feconda, la misteriosa terra. È lì che finiremo. Ci impasteremo insieme a tutti quelli che sono stati prima. Terra saremo. Guarda lì dove dialoga col cielo con che sapienza e cura cresce un bosco. Si può pensare che forse c’è mancanza di cura lì dove viene esclusa l’energia femminile dell’umano. Per quella energia sacrificata, nella donna e nell’uomo, il mondo forse s’è sgraziato, l’animale che siamo s’è tolto un bene grande. Chi siamo noi? Apriamo gli occhi. Ogni millimetro di cosmo pare centro del cosmo, tanto è ben fatto tanto è prodigioso. Chi siamo noi, ti chiedo, umane e umani? Perché pensiamo d’essere meglio di tutti gli altri? Senza api o lombrichi la vita non si tiene ma senza noi, adesso lo sappiamo, tutto procede. Pensa la primavera scorsa, son bastati tre mesi – il cielo, gli animali nelle nostre città, la luce, tutto pareva ridere di noi. Come liberato dall’animale strano che siamo, arrivato da poco, feroce come nessuno. Teniamo prigionieri milioni e milioni di viventi e li maltrattiamo. Poi ce li mangiamo, poveri malati che a volte non sanno stare in piedi tanto li abbiamo tirati su deformi – per un di più di petto, per più latte. Chi siamo noi ti chiedo ancora. Intelligenze, sì, pensiero, quelli con le parole. Ma non vedi come non promettiamo durata? Come da soli ci spingiamo fuori dalla vita. Come logoriamo lo splendore di questo tiepido luogo, infettando tutto e intanto confliggiamo fra di noi. Consideriamo il dolore degli altri e delle altre specie. E la disarmonia che quasi ovunque portiamo. Forse imparare dall’humus l’umiltà. Non è un inchino. È sentirsi terra sulla nobile terra impastati di lei. Di lei devoti ardenti innamorati. Dovremmo innamorarci, credo. Sì. Di ciò che è vivo intorno. E in primo luogo vederlo. Non esser concentrati solo su noi. Il meglio nostro di specie sta davanti, non nel passato. L’età dell’oro è un ricordo che viene dal futuro. Diventeremo cosa? È una grande avventura, di spirito, di carne, di pensiero, un’ascesa ci aspetta. Eravamo pelo musi e code. Diventeremo cosa? Diremo io o noi? E quanto grande il noi quanto popolato? Che delicata mano ci vuole ora, e che passo leggero, e mente acuta, pensiero spalancato al bene. Studiamo. Impariamo dal fiore, dall’albero piantato, da chi vola. Hanno una grazia che noi dimentichiamo. Cura d’ogni cosa, non solo dell’umano. Tutto ci tiene in vita. Tutto fa di noi quello che siamo. Mariangela Gualtieri

Abbiamo chiesto ad alcuni amici e amiche di scrivere delle parole a questo futuro, al “noi” che vive già ora la grande avventura di ciò che diventeremo, il futuro di un anno nuovo, il 2021. Un dono che ci hanno fatto e che noi condividiamo con voi su queste pagine che vogliono essere “spazio che cura” in vista del diffondersi di “una cultura della cura”. Iniziamo oggi con un testo inedito scritto per tutti noi da Mariangela Gualtieri.
Buon futuro che inizia adesso!
I fratelli e le sorelle del Monastero di Bose
www.monasterodibose.it/ospitalita
monastero di bosepoesiaascolto


noncerosasenzaspine.wordpress.com/2020/03/10

Ludovico Einaudi

3 thoughts on “Adesso è forse il tempo della cura. Dell’aver cura di noi, di dire noi…

  1. Adesso
    Adesso è forse il tempo della cura.
    Dell’aver cura di noi, di dire
    noi. Un molto largo pronome
    in cui tenere insieme i vivi,
    tutti: quelli che hanno occhi, quelli
    che hanno ali, quelli con le radici
    e con le foglie, quelli dentro i mari,
    e poi tutta l’acqua, averla cara, e l’aria
    e più di tutto lei, la feconda,
    la misteriosa terra. È lì che finiremo.
    Ci impasteremo insieme a tutti quelli
    che sono stati prima. Terra saremo.
    Guarda lì dove dialoga col cielo
    con che sapienza e cura cresce un bosco.
    Si può pensare che forse c’è mancanza
    di cura lì dove viene esclusa
    l’energia femminile dell’umano.
    Per quella energia sacrificata,
    nella donna e nell’uomo, il mondo
    forse s’è sgraziato, l’animale
    che siamo s’è tolto un bene grande.
    Chi siamo noi? Apriamo gli occhi.
    Ogni millimetro di cosmo pare
    centro del cosmo, tanto è ben fatto
    tanto è prodigioso.
    Chi siamo noi, ti chiedo, umane e
    umani? Perché pensiamo d’essere
    meglio di tutti gli altri? Senza api
    o lombrichi la vita non si tiene
    ma senza noi, adesso lo sappiamo,
    tutto procede. Pensa la primavera scorsa,
    son bastati tre mesi – il cielo, gli animali
    nelle nostre città, la luce, tutto pareva
    ridere di noi. Come liberato
    dall’animale strano che siamo, arrivato
    da poco, feroce come nessuno.
    Teniamo prigionieri milioni e milioni
    di viventi e li maltrattiamo.
    Poi ce li mangiamo, poveri malati
    che a volte non sanno stare in piedi
    tanto li abbiamo tirati su deformi –
    per un di più di petto, per più latte.
    Chi siamo noi ti chiedo ancora.
    Intelligenze, sì, pensiero, quelli con le
    parole. Ma non vedi come non promettiamo
    durata? Come da soli ci spingiamo fuori
    dalla vita. Come logoriamo lo splendore
    di questo tiepido luogo, infettando
    tutto e intanto confliggiamo fra di noi.
    Consideriamo il dolore degli altri
    e delle altre specie.
    E la disarmonia che quasi ovunque portiamo.
    Forse imparare dall’humus l’umiltà. Non è
    un inchino. È sentirsi terra sulla nobile terra
    impastati di lei. Di lei devoti ardenti innamorati.
    Dovremmo innamorarci, credo. Sì.
    Di ciò che è vivo intorno. E in primo luogo
    vederlo. Non esser concentrati
    solo su noi. Il meglio nostro di specie
    sta davanti, non nel passato. L’età
    dell’oro è un ricordo che viene
    dal futuro. Diventeremo cosa? È una
    grande avventura, di spirito, di carne,
    di pensiero, un’ascesa ci aspetta.
    Eravamo pelo musi e code.
    Diventeremo cosa?
    Diremo io o noi? E quanto grande il noi
    quanto popolato? Che delicata mano
    ci vuole ora, e che passo leggero, e mente
    acuta, pensiero spalancato al bene. Studiamo.
    Impariamo dal fiore, dall’albero piantato,
    da chi vola. Hanno una grazia che noi
    dimentichiamo. Cura d’ogni cosa,
    non solo dell’umano. Tutto ci tiene in vita.
    Tutto fa di noi quello che siamo.
    Mariangela Gualtieri

    "Mi piace"


  2. Elisa, Francesco De Gregori – Quelli Che Restano
    Quelli che anche voi chissà quante volte ci avete preso per dei coglioni
    Ma quando siete stanchi e senza neanche una voglia
    Siamo noi quei pazzi che venite a cercare

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...