“Faber” 🎼🎵🎶Fabrizio De André

faber

NON SI RISENTA LA GENTE PER BENE
SE NON MI ADATTO A PORTAR LE CATENE.

(Il fannullone Fabrizio de Andrè)

Fabrizio De André (Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999), soprannominato anche con l’appellativo “Faber”, datogli dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio, è considerato uno dei più grandi cantautori italiani di tutti i tempi.

FB Paolo Yogananda

“E l’amore ha l’amore come solo argomento”

giro blogando nel Web...

>>> www.amica.it/2019/01/10/anniversario-fabrizio-de-andre-donne

Faber: in un libro Fabrizio De André raccontato da colleghi e amici >>>

www.msn.com/it-it/video

#BuongiornoRomena con un verso di Fabrizio De Andrè

“E l’amore ha l’amore come solo argomento”

Raitre, per la serie ”Ritratti” di Giancarlo Governi, ”Fabrizio De Andre’ – Questa di Fabrizio e’ una storia vera”

Fabrizio De Andre’ era un personaggio speciale, una persona che, a distanza di anni dalla sua morte, fa sentire di aver lasciato un grande vuoto culturale. Soprattutto e’ venuto a mancare un punto di riferimento per i giovani che dalla canzone vogliono qualcosa di piu’ di un semplice momento di relax o di esaltazione ritmica.

E’ venuto a mancare colui che con modi colti ma allo stesso tempo popolari faceva arrivare al pubblico un messaggio di poesia alta e di contenuti precisi. La produzione di Fabrizio De Andre’ e’ vastissima: ha lasciato 16…

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Via della Resurrezione 🙏🏻 La prima tappa è L’UMILTÀ

NON UN CROCIFISSO MA IL VUOTO, IL RISORTO, L’INFINITO. UNICA EREDITÀ: L’ORO NELLE FERITE

Oggi iniziamo una serie di otto video dove Gigi spiega cos’è la “Via della Resurrezione” di Romena. Un percorso di circa un chilometro in otto tappe ognuna delle quali rappresenta un tema, una parola, su cui si può riflettere… ma ve lo spiega lui che è meglio.

😊 La prima tappa è L’UMILTÀ


Siamo Noi Don Gigi Verdi

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Prezioso

Gianmaria Testa, il 18 gennaio esce l’album di inediti “Prezioso”

La copertina dell’album è un’opera originale dell’artista Valerio Berruti

 

Gianmaria Testa è stato il più “francese” dei cantanti italiani, amatissimo e rispettato in Francia e poi scoperto, accolto e mai abbandonato in Italia. Un uomo “diritto”, com’è stato definito, un artista onesto fino alla ritrosia, un talento purissimo.

Autore, compositore, cantante e per sempre anche capostazione, profondamente radicato alle sue Langhe piemontesi eppure con lo sguardo sempre verso l’altro e l’altrove, avrebbe compiuto 60 il 17 ottobre. Scomparso nel 2016, ha lasciato un vuoto incredibile.

“Prezioso” è il nono album dopo l’uscita di “Montgolfières”, il primo lavoro uscito in Francia nel 1995 e solo dopo in Italia, quando oltralpe era ormai un caso discografico. Come un dono finale di Gianmaria Testa, “Prezioso” si compone di undici nuove canzoni registrate per lo più in forma di appunti sonori per voce e chitarra. Tracce pensate fra le mura della casa di Castiglione Falletto o di Alba per album futuri o per altri artisti che spesso chiedevano la sua collaborazione.

“Prezioso” è frutto di un raffinato lavoro in studio di registrazione e ha richiesto un notevole sforzo di post-produzione per esaltare e mettere in evidenza l’autenticità e la purezza delle ultime interpretazioni di Gianmaria, pur mantenendo l’intensità e l’emozione di quei momenti così intimi, emozionanti e potenti nei quali per la primissima volta si piantavano i semi di una nuova canzone.

Paola Farinetti, moglie di Gianmaria, e Roberto Barillari, ingegnere del suono, presentano questo materiale proprio come se stessimo assistendo, accanto a Gianmaria Testa, alla gestazione di un nuovo disco, come se fossimo testimoni e compagni di un lavoro meticoloso, quotidiano, intimo.

Il risultato travolge con la sua poesia e quella che resta è una emozione profonda, il ritrovare un artista dove lo si aveva lasciato che si mescola ad un commiato pieno di affetto.

Non c’è sovraincisione, non ci si è lasciati tentare dalla possibilità di arricchire queste annotazioni sonore con sovraincisioni o una produzione invadente: la scelta è stata quella di condividere il lascito di poesia e musica di Gianmaria nella sua versione minimale e potentissima, nella bellezza in fieri di qualche cosa che sarebbe stato.

La copertina dell’album è un’opera originale di Valerio Berruti, amico di Gianmaria, celebrato in Italia per i suoi dipinti che riproducono con tratto lieve il mistero del mondo dell’infanzia: per “Prezioso” una bambina guarda indietro, come se guardasse Gianmaria in lontananza, ma i suoi passi sono rivolti al futuro. Perché anche nella malinconia dell’assenza dobbiamo andare avanti, nutrirci del passato per abbracciare il futuro.

A partire dal brano che apre il disco, “Povero tempo nostro” i registi Silvia Luzi e Luca Bellino, autori, tra le altre cose, di “Il Cratere”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2017 con grande successo, nonché molto legati a Gianmaria, hanno realizzato un cortometraggio girato al cosiddetto “cimitero delle barche” di Fiumicino che illustra, in immagini e secondo il loro linguaggio artistico, il senso della canzone.

“Prezioso” è disponibile in cd e in due diverse versioni vinile molto raffinate con una stampa particolare tridimensionale che finisce per regalare una vera opera d’arte, da conservare e magari da appendere in casa come fosse un quadro. Una delle versioni vinile è realizzata in edizione de luxe a tiratura limitata da collezione (1000 copie che non saranno più ristampate) con copertina diversa e vinile bianco.

c.s.

www.ideawebtv.it

Il dono «Prezioso» di Gianmaria Testa: il saluto dell’amico Erri De Luca

Il prossimo 18 gennaio uscirà l’album postumo di Gianmaria Testa, «Prezioso», che si compone di undici nuove canzoni registrate per lo più in forma di appunti sonori per voce e chitarra. Tracce pensate fra le mura della casa di Castiglione Falletto o di Alba per album futuri o per altri artisti che spesso chiedevano la sua collaborazione. “Prezioso” è frutto di un grande lavoro in studio di registrazione e ha richiesto un notevole sforzo di post-produzione per esaltare e mettere in evidenza l’autenticità e la purezza delle ultime interpretazioni di Gianmaria Testa scomparso tre anni fa per una brutta malattia. Erri De Luca era suo grande amico e lo omaggia con un video saluto

video.corriere.it

Gianmaria Testa, il 18 gennaio arriva il disco di inediti “Prezioso”: VIDEO

A poco meno di tre anni dalla scomparsa di Gianmaria Testa, scomparso il 30 marzo del 2016, è in arrivo un disco di canzoni inedite. L’album postumo del cantautore piemontese si intitola “Prezioso” e verrà pubblicato il 18 gennaio: contiene 11 registrazioni inedite, incise soprattutto per chitarra e voce. Alcune canzoni erano state scritte per altri cantanti (come “Anche senza parlare” data a Mauro Ermanno Giovanardi che la incise ne “Il mio stile” nel 2015). Il progetto è stato curato da Paola Farinetti, moglie di Gianmaria, e Roberto Barillari, senza aggiungere sovraincisioni.

E’ stata diffusa una prima canzone,  “Povero tempo nostro”, con un video di Silvia Luzi e Luca Bellino. La copertina del disco è di Valerio Berruti.

TRACKLIST
1    Povero tempo nostro
2    Questa pianura (LE PLAT PAYS)
3    La tua voce
4    Anche senza parlare
5    Una carezza d’amor
6    Alichino
7    Dentro la maschera di Arlecchino
8    Post-moderno rock
9    Sotto le stelle il mare
10    MERICA MERICA
11    X Agosto

 

‘Povero tempo nostro’

INEDITO. IL VIDEO IN ANTEPRIMA

povero tempo nostro
e povere fatiche
povera la Terra intera
che tutte intere le patisce
povero tempo nostro
e poveri questi giorni
di magra umanità
che passa i giorni e li sfinisce

lascia che torni il vento
e con il vento la tempesta
e fa che non sia per sempre
il poco tempo che ci resta

lascia che torni il vento
e dentro al vento la stagione
di quando tutto appassirà
per chi bestemmia le parole

di quando tutto appassirà
per chi bestemmia
le parole

parole e musica di Gianmaria Testa
Gianmaria Testa, voce e chitarra

‘Povero tempo nostro’ 

 

Quasi due anni dopo la morte arriva un disco di inediti di Gianmaria Testa, ‘Prezioso’. Pensate fra le mura della casa di Castiglione Falletto o di Alba per album futuri o per altri artisti, undici nuove canzoni registrate per lo più in forma di appunti sonori per voce e chitarra, formano un racconto che si mescola a un commiato pieno di affetto. Paola Farinetti, moglie di Gianmaria, e Roberto Barillari, ingegnere del suono, presentano questo materiale proprio come se stessimo assistendo, accanto a Gianmaria Testa, alla gestazione di un nuovo disco, come se fossimo testimoni e compagni di un lavoro meticoloso, quotidiano, intimo. A partire dal brano che apre il disco, ‘Povero tempo nostro’ i registi Silvia Luzi e Luca Bellino, autori, tra le altre cose, di ‘Il Cratere’, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2017 con grande successo, nonché molto legati a Gianmaria, hanno realizzato un cortometraggio girato al cosiddetto “cimitero delle barche” di Fiumicino che illustra, in immagini e secondo il loro linguaggio artistico, il senso della canzone. Ve lo mostriamo in anteprima. ‘Prezioso’ sarà in vendita dal 18 gennaio.

Video: Incipit Records

video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/gianmaria-testa

 

Dentro la tasca di un qualunque mattino – GIANMARIA TESTA 

Il cratere, l’anteprima è albese in onore di Gianmaria Testa

“Prezioso”, album postumo di Gianmaria Testa

Ricordo di Zygmunt Bauman

“La luce in fondo al tunnel. Dialoghi sulla vita e la modernità” di Zygmunt Bauman

A due anni dalla sua morte, ricordiamo Zygmunt Bauman, uno dei più importanti sociologi e pensatori del nostro secolo, che partecipò ai Dialoghi nel 2012 con la meravigliosa e preveggente conferenza dal titolo:

“La solidarietà ha un futuro?”

❝ Il grande interrogativo, che può condizionare il futuro dell’Europa più di qualsiasi altro dilemma, è quale dei due “fatti” contrapposti finirà per prevalere (in un tempo non lontano): il ruolo di salvatori ricoperto dagli immigrati nell’Europa sempre più anziana che pochi politici finora hanno osato ricamarsi sugli stendardi, o l’ascesa (che gode di forti complicità) dei sentimenti xenofobi, alacremente riciclati in consensi elettorali? Le dichiarazioni ufficiali dei ministeri e le statistiche sulle intenzioni di voto sembrano additare una tendenza, mentre le abitudini quotidiane della gente e i cambiamenti “sotterranei”, lenti ma inesorabili, del contesto e della logica di vita sembrano puntare in un’altra direzione…❞

>>>Fahrenheit – Il ricordo di Zygmunt Bauman – del 10/01/2017

Salutiamo Zygmunt Bauman che è morto ieri a Leeds. Il grande filosofo e sociologo polacco è scomparso all’età di 91 anni. Tra i massimi intellettuali contemporanei, era noto in tutto il mondo come il teorico della postmodernità e della cosiddetta “società liquida”.

www.raiplayradio.it/audio/2017/01/Fahrenheit—Il-ricordo-di-Zygmunt-Bauman

.. E vi sono quelli che danno senza rimpianto né gioia e senza curarsi del merito.

Essi sono come il mirto che laggiù nella valle effonde nell’aria la sua fragranza.

Attraverso le loro mani Dio parla,

e attraverso i loro occhi sorride alla terra.

E’ bene dare quando ci chiedono,

ma meglio è comprendere e dare quando

niente ci viene chiesto..

Kalhil Gibran

da Il Profeta.

A Sanremo con Simone: un grande amico di Romena al festival 

“Abbi cura di me”
Simone Cristicchi

https://youtu.be/5wGUtju46LM
lo chiederemo agli Alberi

Prendi il largo

Ci saremo anche noi al festival di Sanremo. Sì, ci saremo col cuore, per accompagnare un grande amico di Romena: Simone Cristicchi.
Simone ormai è parte del nostro cammino: ci ha regalato la sua vicinanza, ci ha offerto i suoi spettacoli, ha dato voce alle nostre emozioni. Non sappiamo che effetto farà “Abbi cura di me” sul pubblico italiano: ma sappiamo che ciò che esce dall’ispirazione  e dal talento di Simone  trova sempre la strada del nostro cuore.
Faremo il tifo per lui perchè la sua arte possa arrivare a tante persone, perchè i suoi messaggi di vita si facciano largo in questo Paese litigioso e un po’ depresso.
E allora, cominciamo da subito a stare vicino a Simone in questa nuova avventura artistica pubblicando il testo con cui, su Facebook, ha annunciato il suo ritorno a Sanremo…


ABBI CURA DI ME
☘️
Manca poco meno di un mese al…

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L’invito alla festa

❄️Dovevo postarlo un mese fa…

All’inizio dell’inverno.❄️❄️❄️

Poi sono arrivata le Feste e…

Riparto da una frase del poeta Rabindranath Tagore:

«Ho ricevuto il mio invito alla festa di questo mondo; ho fatto come meglio potevo la parte che mi era stata assegnata. ».

Rabindranath Tagore

È VENUTO IL MOMENTO

Gianfranco Ravasi

Ho ricevuto il mio invito alla festa di questo mondo; la mia vita è stata benedetta. I miei occhi hanno veduto, le mie orecchie hanno ascoltato. In questa festa dovevo solo suonare il mio strumento musicale: ho fatto come meglio potevo la parte che mi era assegnata. Ora chiedo: è venuto il momento di entrare, o Signore, di guardare il tuo volto e di offrirti il mio silenzioso saluto? 

Affidiamo la nostra riflessione in questa prima giornata di Avvento alle parole di un poeta indiano tanto amato in Occidente, Tagore (1861-1941). È una meditazione sulla vita e sulla morte. Una vita accolta e consumata con “intensità”, vedendo e ascoltando, con la consapevolezza di avere una parte da adempiere, una musica da suonare perché l’armonia generale non avesse smagliature. Quella di Tagore è un’interpretazione positiva dell’esistenza, concepita come una festa che talora può essere turbata dalle prove ma che non cessa di essere un itinerario gioioso e fiducioso. È con questa prospettiva che anche la morte acquista un altro profilo. Non è il baratro del nulla ma un incontro. Si apre una soglia, ed ecco venirci incontro il Signore: noi finalmente lo guardiamo faccia a faccia e non più per immagini o riflessi, lo contempliamo coi nostri occhi e lo ascoltiamo non più per sentito dire, come diceva Giobbe nel momento dell’abbraccio finale con Dio (42, 5). Lo salutiamo con la nostra invocazione ed egli ci risponde: «Vieni, Signore Gesù” Sì, verrò presto!» (Apocalisse 22, 20). È con questo spirito che il nostro cammino verso la fine del nostro tempo e il cammino dell’intera umanità verso la meta ultima della storia non sono una corsa fatale ma un approdo sereno, nella pace e nella luce di Dio.

www.avvenire.it/rubriche/pagine/eegrave;-venuto-il-momento

Tagore, una voce in mano a Dio 

Gianfranco Ravasi

«Ho ricevuto il mio invito alla festa di questo mondo; la mia vita è stata benedetta. I miei occhi hanno veduto, le mie orecchie hanno ascoltato. In questa festa dovevo solo suonare il mio strumento musicale: ho eseguito come meglio potevo la parte che mi era stata assegnata. Ora ti chiedo, Signore: è venuto il momento di entrare e di vedere il tuo volto?». Era ormai al tramonto della vita quando Rabindranath Tagore scriveva questa sorta di testamento, convinto però che la morte non era una soglia spalancata sull’abisso del nulla, ma un portale aperto sull’infinito e sull’eterno, per un incontro ultimo e definitivo con Dio: «Là le vecchie parole muoiono e nuove melodie sgorgano dal cuore, i vecchi sentieri si perdono e appare un nuovo paese meraviglioso».

Settant’anni fa, il 7 agosto 1941 nella cittadella dello spirito da lui fondata a Santiniketan in Bengala, moriva questo celebre poeta e guru o maestro spirituale, che era nato centocinquant’anni fa a Calcutta, il 6 maggio 1861.
Commemoriamo questi due anniversari non certo con un profilo compiuto di questo personaggio popolarissimo anche in Occidente: in verità, è quasi impossibile, valicare l’oceano testuale che ha lasciato dietro di sé, una distesa di 150.000 versi, 300.000 righe di prosa, 3.000 canti musicali, senza contare articoli e discorsi. Infatti, egli ha scritto romanzi e racconti, migliaia di poesie, drammi e testi teatrali, saggi di filosofia e di teologia e persino un’autobiografia. Discepolo di una comunità teistica per l’adorazione di Dio (Brahma-Samaj), fondò a sua volta una corrente mistico-sociale, fu riformatore agrario, originale pedagogista, combattente politico, creatore di università, edificatore di ponti ideali tra Occidente e Oriente, messaggero instancabile in viaggio in tutto il mondo. Non è neppure facile raccogliere spunti tematici dai suoi versi perché essi sono una efflorescenza inesauribile di simboli, immagini, intuizioni, emozioni; talora egli s’avvia sui percorsi d’altura della contemplazione e dell’astrazione, altre volte scende nelle piazze impolverate della tradizione popolare; non di rado cede alla tentazione dell’erudizione e della maniera, spesso opta invece per la trasparenza luminosa dell’essenzialità e della folgorazione mistica.
«Dio si stanca dei grandi regni, mai dei piccoli fiori», scriveva, evocando le teofanie silenziose: «Oggi lungo i sentieri nascosti, / attraverso l’ombrosa selva / invisibile a tutti, / silenzioso come la notte sei venuto, Signore… », così cantava in una delle sue opere più celebri, Gitanjali del 1913-14 (tradotta in italiano come Canti di offerta, San Paolo Edizioni 1993). Purtroppo, però, l’uomo «affonda nelle sabbie mobili della noia… / intristito in pareti strette, senza cielo aperto… / perso nelle molte strade / tra grattacieli di inutili cose». E invece dovrebbe abbandonarsi all’abbraccio divino, come egli invoca: «Lasciami solo quel poco con cui possa chiamarti il mio tutto. / Lasciami solo quel poco con cui possa sentirti in ogni luogo / e offrirti il mio amore in ogni momento». E ancora la temperie mistica di questa «piccola canna di flauto» suonata da Dio – come ama definirsi Tagore, che era anche musicista – affiora in un’altra confessione di lode: «Hai fatto prigioniero il mio cuore / nelle infinite reti / del tuo canto, o mio Signore».
Eppure la sua religiosità non si astrae dalla quotidianità che gronda di sofferenze e di ingiustizie. Citatissima è la preghiera, sempre del suo capolavoro Gitanjali, che suona così nel suo centro tematico: «Dammi la forza, o Signore, di non rinnegare mai il povero, / di non piegare le ginocchia di fronte al l’insolenza dei potenti».

Esemplare è la parabola dell’aspirante asceta che decide di lasciare la sua famiglia per l’eremo e che si chiede: «Chi mi trattenne a lungo nell’illusione della vita familiare?». Dio gli sussurra:

Io! «Ma l’uomo aveva le orecchie turate. Col suo bimbo addormentato al seno, la moglie dormiva placidamente. L’uomo disse: Chi siete voi che mi ingannate coi sentimenti? Una voce misteriosa mormorò: Essi sono Dio! Ma egli non intese. Allora Dio comandò: Fermati, sciocco, non abbandonare la tua casa! Ma l’aspirante asceta ancora non udì. Dio, allora, tristemente sospirando disse: Perché il mio servo mi abbandona per andare in cerca di me?».
Scriveva, infatti, Tagore: «Sognavo che la vita fosse gioia. Mi svegliai: la vita è servizio. Ho, allora, servito e nel servizio ho trovato la gioia». L’incontro con l’altro è fondamentale per ritrovare se stessi: «Il nostro vero valore è in noi stessi, ma è sparso in tutte le persone del mondo. Dobbiamo camminare per unirci, altrimenti non ritroviamo noi stessi». Questa “incarnazione” della fede ha fatto sì che il poeta si avvicinasse a Cristo, non di rado evocato nelle sue pagine al punto tale che un suo studioso, il missionario saveriano Marino Rigon ha raccolto tutte queste testimonianze cristologiche in un volume Il Cristo secondo Tagore (Paoline 1993). Scriveva: «Dal giorno che Cristo offrì la sua vita immortale nel calice della morte per i disprezzati e i dimenticati sono passate centinaia d’anni. Eppure egli oggi scende ancora dalle dimore immortali a quelle mortali. Vede l’uomo fustigato dal peccato, colpito da frecce e lance. S’affilano lame, nuove e più tremende armi di morte sono pronte per essere impugnate dalle mani dell’uomo omicida. Cristo si stringe le mani al petto: ha capito che non è finito il momento perenne della sua morte».
Ecco la sua riflessione sull’Incarnazione: «Cristo ha sopportato tutte le ingiurie dalle mani dell’uomo e le sue sofferenze risuonano alla radice del peccato umano. Il Dio degli uomini è dentro l’uomo, opporsi a lui è peccato, unirsi a lui è cancellare il peccato. Quel grande Uomo, offrendo continuamente la sua vita, ha dato vita al piccolo uomo». Siamo partiti con un suo ideale testamento alle soglie della morte, concludiamo con una replica tematica desunta da un’altra sua celebre raccolta, Il Giardiniere (1913): «Pace, cuor mio, che il tempo del l’addio sia dolce. / Che non sia morte ma pienezza. / Che l’amore si sciolga nel ricordo e il dolore in canzone… / Fermati un istante, o Bellissima Fine, / e in silenzio dimmi le tue ultime parole».

parole chiave 

Mistico 

La parola mistico deriva dal greco mystikòs che significa misterioso e definisce colui che pratica il misticismo e/o scrive opere di mistica. Per misticismo si intende l’atteggiamento spirituale o la dottrina religiosa o filosofica in base a cui l’intima unione col divino, ottenuta con l’ascesi e la mediazione interiore, porta alla conoscenza perfetta.
Rabindranath Tagore nacque a Calcutta il 6 maggio 1861 e morì a Santiniketan il 7 agosto 1941. Personalità poliedrica, fu scrittore, poeta, drammaturgo e filosofo. Figlio di un ricco Bramino, studiò in Inghilterra per poi tornare in India e dedicarsi alle arti e alle sue terre. Con le sue opere cercò di fare da ponte tra la cultura orientale e quella occidentale. Nel 1913 l’accademia di Svezia di assegnò il premio Nobel per la letteratura. Tagore è stato tradotto praticamente in tutte le lingue europee. Oltre alle arti, si impegnò a costruire strade, ospedali e anche una scuola,  che oggi è università.

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Fonte:

www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-05-01/tagore-voce-mano

Tenerezza

In principio era la Tenerezza che si è fatta volto,occhi di donna,sorriso di bambino.Dio tenerezza si è fatto tenda e casa,dove essere amati. io tenerezza è arrivato su un barcone da padre e madre profughi.Dio è la dolce rivoluzione della tenerezza-

@ErmesRonchi #buongiornoromena

È iniziato oggi il tempo di fraternità dedicato ai giovani:

quattro giorni per vivere insieme il calore e l’energia del nuovo anno appena iniziato in un clima di semplicità, libertà e creatività.

Buon cammino

www.romena.it