“notte notte notte sola, sola come il mio fuoco / piega la testa sul mio cuore e spegnilo poco a poco”.

Canto del servo pastore – Fabrizio De Andrè

1981 Fabrizio De Andrè (Indiano)
Il Canto del servo pastore è, insieme, una storia e un’invocazione….

Il protagonista non si crogiola nel proprio destino di solitudine e discendenza ignota; invece assorbe ogni particolare della natura – assunta come madre adottiva – e vi identifica le tappe del percorso della propria vita.

Nella prima e nella terza strofa evidenzia le mancanze che lo rendono isolato (ignora il proprio nome, la direzione, l’amore delle case ) e chiude con la richiesta a madre natura di una fine serena:

“notte notte notte sola, sola come il mio fuoco / piega la testa sul mio cuore e spegnilo poco a poco”.

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Fabrizio_De_Andre(1981)

State buoni se potete… State calmi adesso bambini, facciamo un po’ silenzio, Se cercate di essere buoni vi canterò una storia. Sarà una di quelle serene che vanno a finire bene, non ci saranno gli uomini neri che turbano i pensieri. State buoni adesso bambini, venite più vicini. La storia di questa sera la canto sottovoce per non svegliare le cose strane che dormono nel buio… Così anche la notte nera non ci fa più paura. E non verranno uomini neri né cose sconosciute Così anche la notte nera non ci fa più paura.

Un giorno credi – 15-02-2001

Un giorno credi di essere giusto
E di essere un grande uomo
In un altro ti svegli e devi
Cominciare da zero.
Situazioni che stancamente
Si ripetono senza tempo
Una musica per pochi amici,
Come tre anni fa.
A questo punto non devi lasciare
Qui la lotta è piu’ dura ma tu se le prendi di santa ragione insisti di piu’.
Sei testardo, questo è sicuro,
Quindi ti puoi salvare ancora metti tutta la forza che hai nei tuoi fragili nervi.
Quando ti alzi e ti senti distrutto
Fatti forza e va incontro al tuo giorno
Non tornare sui tuoi soliti passi
Basterebbe un istante.
Mentre tu sei l’assurdo in persona
E ti vedi gia’ vecchio e scadente
Raccontare a tutta la gente
Del tuo falso incidente.
Mentre tu sei l’assurdo in persona
E ti vedi gia’ vecchio e scadente
Raccontare a tutta la gente
Del tuo falso incidente.
Compositori: Edoardo Bennato / Patrizio Trampetti


Edoardo Bennato

giro blogando nel Web...

Angelo Branduardi 🙏🏻 State buoni se potete…👣

|Branduardi – Vecchioni: Samarcanda

http://www.branduardi.info | Un curioso video di un vecchio successo di Roberto Vecchioni: Samarcanda. Vecchioni e Branduardi come Stanlio ed Ollio, anzi, nel videoclip si alternano con i veri Stan Lauren e Oliver Hardy, e il risultato è davvero esilarante! Guardare per credere…

A very funny video of Angelo Branduardi and Roberto Vecchioni. The song id an old Hit of Vecchioni: Samarcanda.

Vanità di Vanità

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La mia Festa della Misericordia

Ovunque proteggi…

Vincenza63's Blog

due-stradde

 

Amici miei,

Per i credenti cristiani oggi è la festa della DivinaMisericordia. Bella occasione per riconoscere e ricordare che esiste – la Misericordia – e che siamo perdonati e vogliamo perdonare per coerenza, voglia di guarigione del cuore e gratitudine a Dio.

È il perdono ricevuto e donato che trasforma il deserto in terreno fertile. È lui il ponte che avvicina alla gioia.

Non è questo però che desidero condividere con voi. Non solo almeno.

Stamattina molto presto mi sono svegliata sconvolta a causa di alcuni sogni strani in cui ero particolarmente arrabbiata con alcune persone presenti nei suddetti sogni. Qualcuno è vivo, altri non più.

Per questo motivo, mentre mi facevo aiutare a prepararmi per uscire e andare a Messa, ero seria e silenziosa.

Il più delle volte mi chiedono se sono arrabbiata. Non lo sono. Soltanto ho bisogno di silenzio e solitudine

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“Io vado a pescare!” (Gv 21,1-14)

 

Che la vita vi doni numerose albe nel cielo, e tutte le insperate e necessarie rinascite dell’anima.

🌞🌙🌙🌞🌞🌔🌞🌞🌙🌙🌞

Letta da Fabio Volo – Parole|Note Short

Dobbiamo fare:

dell’interruzione un nuovo cammino,

della caduta un passo di danza,

della paura una scala,

del sogno un ponte,

del bisogno un incontro.”

http://www.romena.it

NON UN CROCIFISSO MA IL VUOTO, IL RISORTO, L’INFINITO. UNICA EREDITÀ: L’ORO NELLE FERITE

Buongiorno mondo! Oggi il Vangelo ci racconta di un Pietro che dopo i fatti di Gerusalemme esclama: “Io vado a pescare!” (Gv 21,1-14). La delusione, la morte subita dal Maestro lo portano a ritornare indietro, a riprendere la sua vecchia vita. Succede anche a noi quando imputiamo al Maestro o al Padre la colpa dei nostri insuccessi, o le cose che vanno storte nel mondo, i lutti improvvisi, le catastrofi, e via discorrendo. Tutto dipende dall’immagine di Lui che ci siamo fatti e che adattiamo con estrema facilità alla varie situazioni che il mestiere di vivere ci fa affrontare. La rete da pesca è sempre lì, la tentazione di tornare indietro o quella di cercare un “maestro” più in linea con le tue idee, un “maestro” che, obbediente, non ti aiuti a crescere ma sposi le tue idee e le tue visioni è sempre presente… sta a te decidere…

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“Tutte le parole sono logore e l’uomo non può più usarle”

lAlbero

Il vaccino efficace
che ci libera dalle parole logore

L’Osservatore Romano – 4 novembre 2010

QUOTIDIANITÀ

“Se la vostra quotidianità vi sembrerà povera,
non date ad essa la colpa.
Accusate invece voi stessi di non essere abbastanza poeti
per scoprire tutte le sue ricchezze.
Per il Creatore, infatti, niente è povero”.
                                                                                Rainer Maria Rilke

MATTUTINO –

QUOTIDIANITÀ

Il poeta austriaco Rainer Maria Rilke è uno degli autori a me molto cari, anche se sono consapevole che non lo si può consigliare come lettura riposante e lieve, essendo ogni suo verso denso, allusivo, persino gravoso. Oggi, però, propongo una sua osservazione più immediata e trasparente: è “prosa” non solo per il genere con cui è scritta, ma anche nel senso più feriale e quotidiano del termine. Ed effettivamente il tema che propone è appunto quello della quotidianità, un vocabolo che deriva dal latino quotidie che significa «ogni giorno». L’impressione immediata che si associa a questa esperienza è quella dell’abitudine, dello scontato, della routine oppure del trantran, per usare un termine onomatopeico, destinato a illustrare una ripetizione monotona. Certo, alzarsi ogni mattina con la consapevolezza che tutto sarà più o meno uguale al giorno prima, per approdare a sera a un sonno che riporterà la ruota della vita l’indomani al punto di partenza, non è per nulla esaltante. Eppure Rilke ci ricorda che il poeta, cioè chi ha uno sguardo capace di perforare il grigiore della superficie, riesce a intravedere iridescenze colorate anche nell’esistenza più uniforme. Tra le crepe di un muro sbrecciato può sbocciare un fiore; in ogni azione si annida una scintilla che può brillare. Ma lo scrittore aggiunge una nota ulteriore religiosa: per Dio nulla è povero o misero. Anche il semplice gesto quotidiano fatto con amore, pur nella sua umiltà materiale, può custodire un seme di eternità. Non è forse vero che Cristo ha segnalato che in atti così modesti come curare un malato, saziare un affamato, visitare un carcerato si cela già la ricompensa piena ed eterna?

FONTE: http://www.avvenire.it

…per Ogni Giorno

Copertina anteriore

Le parole del mattino

 Di Gianfranco Ravasi

Per molti di noi le prime parole del mattino sono quelle dei giornali, importanti perché, come diceva Hegel, permettono all’uomo moderno di situarsi quotidianamente nel mondo. D’altra parte, dai mezzi d’informazione apprendiamo per lo più cattive notizie: guerre, delitti, crisi economica e politica sono i tratti che più sembrano caratterizzare la nostra società. Gianfranco Ravasi ci propone di distaccarci per un attimo da questa atmosfera malsana per respirare invece l’aria cristallina del mattino generata da quelle parole, antiche o recenti, che ci permettono di iniziare la giornata con anima purificata e limpidezza interiore. E, nello spirito del precedente Le parole e i giorni , seleziona 366 citazioni letterarie, poetiche, filosofiche, musicali da cui prende spunto per brevi e illuminanti commenti, uno per ogni giorno dell’anno, uno per ogni mattino. Goethe, Molière, Maria Montessori, Enzo Biagi, Oscar Wilde, Gianni Rodari, Pascal, Don Milani. Uomini e donne intelligenti ma soprattutto «sapienti», ci spiega il cardinal Ravasi, a cui accostarsi con umiltà: «Non saprò dare soluzioni o risposte decisive; non potrò incidere nell’esistenza di chi mi leggerà; non riuscirò ad asciugare lacrime e a riportare sorrisi. Potrò essere solo – per i pochi minuti di lettura di queste righe – un compagno di viaggio che condivide le stesse domande, che partecipa alle stesse esperienze di dolore e di gioia, che dubita, teme, spera e talora forse dispera». Con questo spirito, Ravasi ci accompagna in un percorso intessuto dei fondamenti del cristianesimo, capace però di parlare in maniera laica e universale, di provocare un fremito nell’anima, un sussulto nella coscienza, spezzando o almeno increspando la calma piatta dei luoghi comuni e delle banalità che ci circondano. Per imparare a isolarci in una piccola riserva, anche se solo per pochi minuti, godendo di una preziosa opportunità di riflessione intima prima di affrontare gli innumerevoli impegni quotidiani.

 

                      Fraternità di Romena

NON UN CROCIFISSO MA IL VUOTO, IL RISORTO, L’INFINITO. UNICA EREDITÀ: L’ORO NELLE FERITE

Presentata l’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura

Il vaccino efficace
che ci libera dalle parole logore

Nella mattinata di mercoledì 3 novembre è stata presentata in conferenza stampa l’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura che si svolgerà dal 10 al 13 novembre sul tema “Cultura della comunicazione e nuovi linguaggi”. Oltre all’arcivescovo presidente – del quale anticipiamo quasi integralmente l’intervento – erano presenti anche monsignor Pasquale Iacobone, responsabile del Dipartimento arte e cultura del Pontificio  Consiglio della Cultura, Richard Rouse, responsabile del Dipartimento comunicazione e linguaggi dello stesso dicastero, e il vescovo di Regensburg, monsignor Gerhard  Ludwig, curatore dell’Opera omnia di Joseph Ratzinger. Nell’occasione infatti è stato presentato anche il dodicesimo volume in lingua tedesca – Künder des Wortes und Diener eurer Freude(Herder) – dell’opera del Papa.

di Gianfranco Ravasi

“Tutte le parole sono logore e l’uomo non può più usarle”. Con sorprendente “modernità” Qohelet…

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Viva la libertà

Viva la libertà

Viva la primavera

che viaggia liberamente

di frontiera in frontiera

senza passaporto,

con un seguito di primule,

mughetti e ciclamini

che attraversando i confini

cambiano nome come

passeggeri clandestini.

Gianni Rodari

#25aprile

Wolfgang Fasser e don Luigi concludono la festa di Romena.

“Quando c’e un passaggio – ci dice Wofgang – proviamo a capire la misura nuova della nostra vita, quella misura che ci fa vivere sufficientemente sereni, anche nelle relazioni. Dobbiamo vivere con gioia e convinzione, non sopravvivere!

Possiamo spogliarci ancora del troppo. Più semplice significa più vivibile, significa una vita che reggiamo, che non ci stanca.

Tre i simboli che abbiamo usato all’eremo per concludere l’esperienza di questi giorni: una coperta rossa, simbolo di iniziazione (è avvenuto un cambiamento); una candela, la luce, l’angelo che ci accompagna…da guardare anche nel buio; un pezzo di pane, simbolo della semplicità che ci basta”.

Mi piace l’idea di Wolfgang di “farci bastare la vita che abbiamo” – aggiunge don Luigi.

“Anche per noi qui a Romena la sfida é rimanere semplici pur accogliendo tanta gente. Ogni mattina salendo alla pieve chiedo a Dio due cose: rimanere piccolo e avere gli occhi di Dio; lo sguardo, gli occhi sono una piccola porticina, ma ci puó passare il mondo intero.

Che cos’è la solitudine se non assenza di sguardo?

Lo sguardo é attesa, è tendere verso qualcosa/qualcuno che arriva, ma ci vuole molto silenzio per fare questo…il silenzio, compagno indissolubile di ogni attesa.

Vigilare significa essere aperti alla vita e i luoghi santi (come Romena) non sono statici, ma sono sempre alla deriva come noi, sono sempre ubriachi di spazio, di vento, di luce e di speranza. Se impari lo sguardo di Dio, la vita é vita davvero e Dio da dovere diventa stupore!

Lo sguardo e gli occhi sono il filo conduttore di questi miei anni: non possiamo certo cambiare la vita, ma l’unica cosa che possiamo fare è cambiare lo sguardo, usare gli occhi come prolunga del nostro cuore per guardarla”.

Conclude Wolfgang, non vedente, benedicendo gli occhi di tutti i presenti: una benedizione per guardare con amore, che ci da coraggio, ci consola, ci da fiducia, ci permette guardando di portare il tesoro nascosto nell’altro alla luce!

Le esperienze di Romena e dell’eremo non finiscono con questi giorni; portiamole nella nostra vita con occhi rinnovati…

www.romena.it

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