🙏🏻Ricomincio❗️🌻🌹🍀

Don Gigi

LA PREGHIERA DI GIGI

Grazie al vostro coraggio di vedere la luce nella notte. Ci sono segni poveri, piccoli, che ci permettono di sperare. Segni che, come si dice, “vengono al mondo mansueti come colombe!”

A cosa servirebbero queste nostre celebrazioni, se non fossimo uomini e donne che ogni giorno alimentano la vita, ricercandone il senso?

Uomini e donne che amano ciò che gli viene richiesto di fare, uomini e donne che hanno un profondo rispetto per la vita, uomini e donne che ogni giorno dicono:

Ricomincio!”

Possa la via crescere con voi, il vento essere le vostre spalle, il sole scaldare il vostro viso, e possa Dio tenervi nel palmo della Sua mano. Prendetevi tempo per amare, perché questo è il privilegio che Dio vi da; prendete tempo per essere amabili, perché questo è il cammino della gioia; prendetevi tempo per ridere, perché il sorriso è la musica dell’anima; prendetevi tempo per amare Dio e le persone che avete accanto a voi, con molta, molta tenerezza, perché la vita è troppo corta per essere egoisti!

Don Luigi Verdi

www.romena.it

OMELIA DI ROMENA DEL 7 LUGLIO

L’ho detto tante volte: Io a questo mondo salverei solo i bambini e gli innamorati!

Mi dispiace tanto! Abbiamo tirato sù una chiesa vecchia, ma non perché ci son tanti anziani, loro forse sono i meglio, ma proprio perché è vecchia! Il cristianesimo io l’ho sempre pensato come roba da bambini, roba da innamorati: non così moralista, non così rigido, non così lento nei modi di muoversi. Vorrei un cristianesimo fatto di bambini, fatto di innamorati.

Gesù lo dice di continuo: “Tornate bambini! Tornate leggeri, creativi sensibili!”

Qual’è la bellezza degli innamorati? Quando uno è innamorato, sembra un imbecille! Non mangia più, non sa dov’è! Cosa vuol dire? Che tutta la testa, tutto il corpo, tutta l’anima è su quella ragazza o su quel ragazzo.

E allora, io vorrei un cristianesimo così! Più leggero! Ed è bello il Vangelo di oggi, perché ci dice che è un Vangelo fatto per le strade e non per i palazzi, per le case, a cielo aperto! E da una sensazione di leggerezza, di fiducia, di freschezza. Vedete, in questa Pieve, anche chi non crede in Dio, ci crede. Perché qui è tutto normale, perché non ti chiede nulla, perché c’è bellezza, armonia, leggerezza.

All’inizio, quando Gesù chiamava questi amici, non c’era niente e si camminava per le strade, si entrava nelle case.

Noi abbiamo accumulato pesantezza, siamo noiosi e pesanti da morire. È aumentata l’organizzazione. Son cresciute le complicazioni e quando ti strutturi, tutto deve tornare.

Io ho paura per Romena, perché siamo diventati grandi: tanta roba.

E tutte le comunità crollano, l’ho detto tante volte, perché per primo, il fondatore vuoi fare il ganzo e pensa di essere Dio, secondo perché quando ti allarghi, ci vogliono più soldi, più organizzazione, più regole, tutto deve rientrare.

Io non vorrei cascare in questa roba qui!

In principio, quando abbiamo cominciato, quando Gesù ha cominciato, non c’erano schemi, c’era fantasia, scioltezza. Le parole erano semplici come quando siamo innamorati, come quando siamo bambini, quando siamo così semplici, con fantasia, leggeri. All’inizio le parole venivano dal cuore e arrivano al cuore, come quando sei innamorato, quando le parole partono dal cuore e arrivano nel cuore di chi ami.

Forse vorrei davvero un cristianesimo così, dove le parole partono dal cuore e arrivano al cuore. Si è dimenticato che lo spazio di Gesù è la normalità, non c’è da inventare nulla per vivere, c’è solo da abitare questa vita.

Gesù dice: Andate per le strade, incontrate la gente, aprite gli occhi guardate, guardate i volti della gente, guardateli negli occhi, ascoltate il cuore delle persone! Questo è l’invito di Gesù.

Gesù prima viveva e poi parlava. Noi invece siamo tutta una chiacchiera! Queste riunioni a bischero fatte di continuo, dove si chiacchiera e non si vive nulla.

Gesù amava la strada di tutti i giorni e accettava anche rifiuti: “Qualcuno non vi accoglierà? Scuotete la polvere dai sandali, andate a diritto, lasciate fare, non vi arrabbiate.” Allora è proprio la normalità della casa, hai bisogno di trasformare la casa in una chiesa.

La chiesa si è inventata che la famiglia è una chiesa domestica! Ma che c’era bisogno di rimetterci a tutti i costi questa parola, sapendo quello che vuol dire oggi? Devi andare all’origine di quella parola che vuol dire stare insieme, vuol dire casa, vuol dire amore.

La chiesa è una casa dove si tiene le porte aperte. E allora si può lasciare ad ogni casa il sapore della casa, il suo calore, senza diventare troppo spiritualisti. Si può mangiare e bere quello che ti danno. Tutto è dentro quella bellezza, quella semplicità, dentro quel modo di vivere normale. Perché Gesù oltre alla bellezza della strada, ci ha insegnato anche il valore dello sguardo. Mi garba Gesù, perché è leggero! Non aveva un posto dove posare la testa; in un posto stava al massimo due giorni e poi andava via, era sempre a camminare. Ma l’altra cosa che mi garba di Gesù, erano gli occhi, il suo modo di vedere.

Per esempio dice: ” La messe è molta, ma gli operai sono pochi.” Molti preti invece ci dicono che il mondo è diventato un deserto, che sta crollando tutto! No! Gesù qui ci dice che la messe è molta, c’è tanta roba bona al giro, c’è tanta roba buona!

Io non sopporto più la parola “accogliere”.

Avete visto: tutte le comunità accolgono, ma accogliere vuol dire che noi siamo i più bravi e voi siete degli sciagurati che venite a pigliare qualcosa qui.

Io amo un’altra parola: “raccogliere”.

Io godo da morire della vostra bellezza! Perché ognuno ha una storia, ha dei sentimenti, ha delle cose bellissime nella testa e nel cuore. E allora bisogna pensare con gli occhi di Dio! In questo mondo dove si dice che fa tutto schifo, Gesù risponde “No! Non fa tutto schifo, è più difficile vedere le cose belle, ma ce ne son tante!”

E allora concludo, mi piace lo stile di Gesù. Io tutte le mattine, quando salgo qui a Romena, chiedo a Dio due cose: la prima, che io rimanga piccolo, che io non faccia il ganzo. La seconda, che io possa vedere con gli occhi di Dio. Mi garberebbe da morire avere gli occhi di Dio!

Lui vede le persone in modo diverso, vede questa cosa di oggi in modo diverso. E allora chiediamo tutti di avere gli occhi di Dio. Sono convinto che se tu avessi gli occhi di Dio, guarderesti la tua donna o il tuo uomo in modo diverso, tuo figlio in modo diverso.

Mi piace lo stile di Gesù! Vedete io non mi sono innamorato dell’idea di Gesù, ma mi sono innamorato di come si muoveva, di come camminava, di come piangeva, di come lavava i piedi agli amici, di come toccava la bara di un bambino morto.

Questa è la roba che mi garba di Lui. Mi piace il suo modo di vivere. Gesù dirà un giorno: “Imparate una cosa sola da me, che sono mite ed umile di cuore”.

Questa è l’unica cosa da chiedere a Dio: la mitezza è l’umiltà.

Queste sono il fondamento di tutte le cose. Ma come era lo stile di Gesù? Sentite cosa dice: “Andate come agnelli in mezzo ai lupi”

In un mondo che vi aggredisce ed urla, pieno di violenza, te vai verso di loro senza violenza, vacci disarmato, e vinci te.

“Non portate né borsa, né bisaccia, né sandali”, come dire “Non accumulate roba, non vi mettete addosso troppa roba, andateci leggeri, liberi, perché dopo un po’ ti stanchi e non cammini più.

Terza cosa dice: “Non vi fermate a salutare nessuno!” Qui sembra una cosa egoista, sembra un Dio che se ne frega della gente. In realtà vuol dire: “Non trovare scuse per non camminare!”

Per ultimo dice “Quando entrate in una casa, dite Pace a voi!” Guardate è più importante in una famiglia andare d’accordo, che vincere. Noi invece siamo sempre in conflitto, ognuno che vuole vincere sull’altro. E allora sono buffi gli uomini e le donne che dicono “Questa è la mia verità!” E questi due imbecilli stanno a litigare per far vincere una delle due verità. L’intelligenza sarebbe invece che ciascuno mette il suo pezzo di vero, si mettono assieme e si trova una verità attuale.

E allora chiediamo a Dio quelle tre cose: la leggerezza, rimanere piccoli e avere i suoi occhi.

Come comportarsi nella società di oggi.

NON UN CROCIFISSO MA IL VUOTO, IL RISORTO, L’INFINITO. UNICA EREDITÀ: L’ORO NELLE FERITE

OMELIA DI ROMENA DEL 30 GIUGNO

Da leggere.

Diventa difficile definire la nostra società di oggi. Quello che mi sembra più vicino alla definizione giusta è “la società del risentimento”. Risentimento vuol dire quello della rabbia, della violenza, quello del rancore. Oggi ci sono degli imbecilli che dicono di mettere dei muri; io gli risponderei metteteli! Mettetene più che potete, ma attento! Se metti un muro, è vero che gli altri non entrano, ma te non esci!

Avete visto che oggi si ammazzano tutti dentro casa, sempre di più! Perché con più chiudi le porte, con più manca l’aria e più ti distruggi, e più la violenza aumenta.

Oggi c’è tanto smarrimento! Dietro lo smarrimento ci sono sempre dei padri e delle madri occulte che cercano sempre di comprarti, c’è sempre qualcuno che ti vuoi comprare. E allora è bello questo Vangelo di oggi: i discepoli in un villaggio della…

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«Cari ragazzi, la Resistenza non è finita»

Carola Rackete durante la fase dell’arresto da parte della guardia di finanza

Vaticano: “Salvare vita è stella polare”. Francia accusa: “Chiusura porti vìola leggi del mare”, ma il vicepremier leghista: “Non prendiamo lezioni da Parigi”. Lussemburgo: “Rilasciatela”.  Zingaretti: “Finita la sceneggiata del ministro dell’Interno”. Saviano: “Grazie Carola per aver messo il tuo corpo in questa battaglia di civiltà”. Partigiani: “Violata Costituzione”. Sea-Wacht: “Vera violenza insulti e divieto attracco”. E Conte: “Non mi pronuncio”

di ALBERTO CUSTODERO e MONICA RUBINO

www.repubblica.it/politica/2019/06/29/news/sea_watch

SEA WATCH, IL SACRIFICIO DELLA CAPITANA SALVA I NAUFRAGHI

La comandante della nave è stata arrestata, i migranti hanno potuto sbarcare e ora sono in un centro di accoglienza. Carola Rackete rischia dieci anni di carcere. Un atto di disobbedienza civile e di disperazione pagato con coraggio di fronte alla chiusura dell’Europa intera.

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http://m.famigliacristiana.it/articolo/sea-watch-il-sacrificio-della-sbruffoncella-salva-i-naufraghi.htm

La lezione di padre Turoldo agli studenti:

“Non tradire più l’uomo”

Estratto dell’intervento che padre David Maria Turoldo tenne il 31 maggio 1985 all’Itis «Castelli» di Brescia per il ciclo di conferenze su «La lotta di liberazione in Italia», pubblicato dalla Fondazione Clementina Calzari Trebeschi.

Vi dirò proprio che io, rispetto a voi, ho due stati d’animo, uno uguale, uno contrario all’altro: non so mai se invidiarvi, oppure se compiangervi; e vi dirò proprio perché: sono portato a invidiarvi, per la ragione stessa della vita – voi siete nella giovinezza e io sono nel declino – ma, più che per questo, per la storia che io ho vissuto, e mi auguro molto diversa dalla storia che, dovreste, almeno spererei, vivere voi (…) invidiarvi, perché almeno voi, io spero, non vivrete quello che noi abbiamo vissuto: una guerra interminabile!

Pensate: avevamo il lezzo dei cadaveri nelle narici; io ho svuotato, insieme con le commissioni pontificie di liberazione, e le truppe di liberazione, 29 campi di concentramento, cominciando da Dachau, a Flossemburg, a Swabach Altenburg, a Mauthausen. Pensate voi, e si camminava – vi dico subito, allora si avevano le scarpe di caucciù.

Mi ricordo, arrivo a Dachau: entro nel recinto dei forni crematori: un giardino bellissimo; nel centro del giardino queste bocche di forni crematori che andavano giorno e notte, giorno e notte, e si bruciava ogni cadavere nello spazio di quattro-cinque minuti, perché altrimenti i cadaveri si ammucchiavano, e si buttava la cenere nei viali del giardino! (…)

Mi ricordo che da allora, guardate, per anni e anni, ogni volta che avevo quel tipo di scarpe e camminavo, magari, sulla sabbia, e faceva quello scricchiolio, mi veniva come freddo, e pensavo: non sarà mica cenere di morti!? (…)

Sapete che dopo, per anni, io non riuscivo a salire su una Volkswagen, perché era una macchina tedesca. Per anni, ogni volta che vedevo un tedesco, mi domandavo: quanti anni avrà? Capite? Quanti anni avrà! Per sapere quanti morti c’eran dietro! (…)

Non so appunto se invidiarvi o compiangervi, perché non avendo avuto queste esperienze, non vorrei che aveste la tentazione di fare quello che abbiamo fatto noi, di commettere gli stessi orribili errori, che abbiamo commesso noi! (…)

Per questo – ringrazio Iddio – appena mi invitano nelle scuole vado subito, perché sono i semenzai della coscienza, sono le oasi dove si forma o deforma la coscienza (…). Vi dirò come e perché ricordare (…).

Il motto con cui noi abbiamo fatto la Resistenza era questo: «Non tradire più l’uomo» (…).

Resistenza era la scelta dell’umano contro il disumano, quale presupposto di ogni ideologia e di ogni etica personale – ciò che valeva, e che dovrebbe sempre valere, è da che parte stare; se si è, appunto, dalla parte giusta.

In certe situazioni storiche, come quelle del fascismo e della guerra, io ho sempre stimato «beati coloro che avevano fame e sete di opposizione», giudizio che ritengo ancora valido, riscontrando il perdurare di sistemi altrettanto disumani.

E perciò io mi auguro che la Resistenza come valore possa diventare l’anima ispiratrice delle nuove generazioni.

Se fossero… ecco qui: qui è il mio problema più grande, rispetto ai giovani – se fossero educate, queste nuove generazioni, al costo della libertà, ad esempio – e anche al costo di questo malvissuto benessere – non saremmo certo al punto in cui siamo (…).

Oggi abbiamo giovani senza ricordi! Giovani astorici! (…). Non sanno nulla del primo Piazzale Loreto: in quel giorno io ho chiesto perdono di vivere – era nell’agosto 1944. Perché tutti sanno del secondo Piazzale Loreto, ma non sanno del primo (…) quando quindici poveri operai son presi da San Vittore e vengono presi, caricati su un camion, girata la città, sono scaricati in Piazzale Loreto, e vedono il plotone di esecuzione già schierato (…). Son morti tutti in un mucchio.

Ed io ricordo quel mucchio, tutto il giorno custodito dalle ausiliarie (…). E queste donne, con il fucile in spalla, la sigaretta in bocca, a custodire questo mucchio di cadaveri, e di tanto in tanto a pulirsi le scarpe sui cadaveri, mentre il sangue scorreva! (…)

Il 25 aprile, quando è venuto il secondo Piazzale Loreto, e i corpi pendevano da quegli artigli, da quelle travi del distributore di benzina, ho detto:

«Abbiamo fatto la Resistenza; oggi io non predico Vangelo di nessuna sorte; si stacchino quei cadaveri! Perché il cadavere, comunque, è sacro: non si gioca sui cadaveri! Staccate quei cadaveri!».

Anche se era il cadavere della Claretta e di Mussolini. E, ricordo, la sera stessa sono stati staccati. E tuttavia, si sa del secondo Piazzale Loreto: ma non si sa del primo Piazzale Loreto! (…)

Tra i morti della Resistenza vi erano seguaci di tutte le fedi – questa è cosa che dovreste tramandare, voi!

Ognuno aveva il suo Dio, ognuno aveva il suo credo, e parlavano lingue diverse, e avevano pelle di diverso colore, eppure nella libertà e nella dignità umana si sentivano fratelli. Volevano costruire un mondo giusto, dove tutti gli uomini vivano del proprio lavoro, dove ogni uomo conti veramente per uno. (…)

Ecco, io vorrei che questo fosse il vero messaggio:

la Resistenza non è finita; è stata frutto di pochi precursori, che avevano seminato durante un ventennio, ma è stata anche una più vasta semente per l’avvenire. E non dobbiamo scoraggiarci.

Non tradire più l’uomo. Resistenza fu la scelta dell’umano contro il disumano.

FB Marina Marcolini

Mentre Dormi

Vivere la vita | Mannarino

 

Mi sentivo vuoto,
Non potevo scrivere,
Né pensare né sentire.
Se mi avessero chiesto chi ero,
La mia risposta sarebbe stata:
– Sono uno specchio in frantumi -.
A. Jodorowsky

ANOTHERSEA

“Mentre dormi…”

ed io non vorrei svegliarmi …

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Da Cristicchi a Amara, nel segno della bellezza e della poesia


Simone Cristicchi e Amara – Che Sia Benedetta – Fiesole 2019

Prendi il largo

“Che sia benedetta”, Amara. Che sia benedetta lei, e la sua magnifica canzone, una delle tante, splendide, che ha scritto. Amara sarà con noi, a Romena, la ser di sabato 13 luglio, nell’ambito del nostro convegno “Ti insegnerò a volare”,  e se avevamo già voglia di conoscerla e ascoltarla, ora questa voglia è decollata, è diventata un’attesa fremente, viva.

E’ successo che giovedì scorso Amara è stata ospite del nostro caro amico Simone Cristicchi in occasione del suo concerto al teatro romano di Fiesole. Simone ha voluto che Amara cantasse con lui “Che sia benedetta” per fare il suo omaggio a una delle più belle canzoni d’autore degli ultimi anni.
Simone ha idealmente abbinato in scaletta la canzone di Amara a “Abbi cura di me”  facendo così  abbracciare idealmente due meravigliosi inni alla vita. Tutti in piedi, di scatto, alla fine, a celebrare questo dono di…

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