Il lato oscuro…

Premetto che Non guardo quasi mai le iene

No comment

Filippo Roma (Le Iene)

Mia inchiesta sul padre di Di Maio? Ho ricevuto minacce di morte sui social, anche se chi ti vuole ammazzare sul serio non ti minaccia su Facebook, ma si fa trovare direttamente sotto casa e t’accoppa”. Sono le parole dell’inviato de Le Iene, Filippo Roma, nel corso della trasmissione “Un giorno da ascoltare”, su Radio Cusano Campus.
“Mi sono arrivati due o tre messaggi brutti” – continua – “ma questo è un grande classico ogni volta che si fanno inchieste sul M5s. Di solito, parte una valanga di messaggi anche variopinti e coloriti, a parte quelli minacciosi che sono pochissimi. C’è chi mi ha dato del drogato, chi del servo di Renzi, chi del servo di Berlusconi, chi mi ha definito ‘pezzo di merda’, chi ha detto che sono ‘figlio di una grande escort’. Mi sono anche un po’ divertito a leggere questi messaggi”.
E aggiunge: “Una minaccia di morte mi era arrivata lo scorso anno, a seguito del mio servizio su Rimborsopoli, cioè sulle false restituzioni che coinvolgevano alcuni parlamentari del M5s. C’è un fideismo a volte un po’ cieco e ottuso, che spinge alcune persone. Non so se definirli simpatizzanti, tifosi o attivisti. E questi arrivano a scrivere cose che non stanno né in cielo né in terra. Le le minacce mi sono arrivate solo quando ho preso di mira i Cinque Stelle. Perché? Il M5s ha acceso molte emozioni e speranze negli italiani e quindi ha creato una massa di simpatizzanti, di tifosi che hanno un attaccamento morboso verso il loro partito. Il movimento ha toccato la pancia del Paese e ha smosso anche i sentimenti e le speranze della gente”.
Roma sottolinea: “Tutto questo non mi è successo neanche quando ho parlato delle case popolari di Roma in cui era rimasta coinvolta la Società di Totti. Ricordo anche che io ho perseguitato per anni Renzi quando era al governo.Purtroppo la gente se ne dimentica, perché pensa solo al presente. E’ ovvio che non guardo solo al M5s. Ho fatto inchieste su Renzi, su Letta e sul suo rapporto con le lobby del gioco d’azzardo, sulle tangenti a Palazzo Chigi quando c’era Berlusconi.Purtroppo la gente per via della troppa ottusità si scorda delle inchieste passate, ma sono tutte reperibili su internet, basta cercare. E soprattutto deve stare più calma prima di sparare accuse pesanti”.
E chiosa: “Io dormo con la coscienza a posto. Accetto le critiche serenamente, perché so che si può sbagliare facilmente facendo questo lavoro. Tuttavia, io cerco sempre di essere chiaro e trasparente nella vita e nel mio lavoro”.

www.ilfattoquotidiano.it/2018/12/05/di-maio-filippo-roma

🌲BUON AVVENTO 🌲

QUOTIDIANITÀ

“Se la vostra quotidianità vi sembrerà povera, 
non date ad essa la colpa.
Accusate invece voi stessi di non essere abbastanza poeti 
per scoprire tutte le sue ricchezze.
Per il Creatore, infatti, niente è povero”.
Rainer Maria Rilke

NON UN CROCIFISSO MA IL VUOTO, IL RISORTO, L’INFINITO. UNICA EREDITÀ: L’ORO NELLE FERITE

Riporto un celebre video con l’omelia di don Tonino Bello per augurare a tutti Buon Avvento

https://youtu.be/P8lLAQ0Dl1k

https://alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com/?m=1

A volte abbiamo uno stato d’animo negativo. Tutto ci appare sbagliato, siamo sempre polemici e ci lamentiamo di tutto. Gigi ci spiega che la colpa di questo è spesso la nostra:

“Vicino alla Pieve c’è un caco.

È l’ultimo albero che lascia frutti!

Tutti gli anni cogliamo i cachi bassi e lasciamo quelli in alto, perché vedete tutti gli uccellini durante l’inverno, che non sanno dove battere il capo, vanno lassù a mangiare, almeno passano l’inverno.

Perché non si può tenere tutto pr noi, bisogna lasciare uno spazio anche per gli altri, anche per “l’altro”.

Dobbiamo pensare che in tutto quello che si fa, occorre una grande responsabilità, almeno metterci un po’ di cuore.

Rilke, poeta tedesco, dice: Se le nostre quotidianità vi sembrano povere, non date la colpa alle quotidianità. Prendetevi…

View original post 52 altre parole

Ma che cos’è il Cristianesimo?

E’ uscito il nuovo #Tracce di dicembre.

Leggi qui l’editoriale goo.gl/sX28h4

Chi legge Tracce abitualmente, lo ha presente. Non solo perché quel testo era allegato al giornale, ma anche perché negli ultimi tempi ha segnato il cammino del movimento di CL in maniera molto netta. Era una straordinaria lezione di don Giussani tenuta a un gruppo di giovani del Centro Péguy, riuniti a Varigotti nel 1968. Parole distanti nel tempo – esattamente mezzo secolo –, ma attuali come poche, perché capaci di tracciare una strada per affrontare la confusione di oggi. 
Bene, in quella lezione – che nel frattempo è stata ascoltata e letta in mezzo mondo e in tante lingue, ovunque è presente Comunione e Liberazione – c’è un passo che ha colpito tutti, indistintamente. Perché condensa in due parole una diversità sottile, ma decisiva: «Non può più essere né la storia, né la dottrina, né la tradizione, né il discorso a muovere l’uomo di oggi. Tradizione e filosofia cristiana, tradizione e discorso cristiano, hanno creato e creano ancora la cristianità, non il cristianesimo». Il cristianesimo, insiste don Giussani, «è ben altro»: è «un annuncio», qualcosa di «vivente» e «presente». 
Difficile trovare una forma più sinteticamente efficace per marcare l’irriducibilità della fede a qualsiasi fattore culturale, valore etico o impeto naturalmente umano, per quanto buoni e veri. La fede è un’altra cosa. Ma come si può scoprire questa diversità, oggi? Come nasce, come viene a galla nella nostra esperienza?

Tracce, stavolta, parla proprio di questo. Anzi, cerca di farlo vedere, sorprendendolo là dove questa differenza strana, questa presenza, affiora. Che sia tra le pieghe della società occidentale (nel Primo Piano abbiamo testimonianze imponenti) o nelle “periferie” dell’Africa nera, tra gli studenti di un liceo di Miami o nel lavoro di uno degli architetti più famosi del mondo. Lo facciamo in giorni che non sono uguali al resto del tempo, perché stiamo andando verso il Natale. Ovvero il punto sorgivo, il momento in cui questa diversità si è affacciata nella storia per la prima volta, nella modalità più semplice: un bambino. Nessuna traduzione culturale, nessun sistema di pensiero o di valori. Il «solco socio-storico» della cristianità, come lo chiama don Giussani, era ancora tutto – letteralmente – da inventare, nei duemila
e rotti anni che ci hanno portato qui. Eppure lì il cristianesimo c’è già tutto.
 
Perché con quel Bambino entra nel mondo qualcosa di inaudito, «una Presenza con una proposta carica di significato» mai vista né sentita prima. Il cuore di tutto, in fondo, è lì. Lo si vede bene nell’immagine che CL ha scelto per il suo Volantone di Natale, in quel Mago così colpito dall’annuncio da prostrarsi davanti al Bimbo; da piegare se stesso, la sua storia, la sua regalità umana di fronte alla presenza più inerme che possiamo immaginarci. Doveva veramente essere un «povero di spirito», quell’uomo. Ma l’augurio più vero che possiamo farci per Natale è di esserlo anche noi, ora. Per riconoscere quella Presenza.

https://it.clonline.org/tracce

Avvento…voglio vivere questi giorni con voi.

Gigi le Ragioni

Non sono gli anni che contano nella vita, è la vita che metti in quegli annI…

twitter.com/romenapieve/status

Per capire la vita non c’era bisogno di andare in India a fare meditazione, silenzio, yoga; forse bastava camminare in un campo, bastava guardare negli occhi tuo figlio, bastava fare una carezza alla tua donna, bastava andare nel bosco, inginocchiarci e guardarlo da vicino per capire la vita.

Questa verità pone in noi un bisogno di umiltà. Potessimo tornare normali! Tornare umani! Che ognuno possa avere una faccia sola.

Mi piace la semplicità, l’assenza di cose pensate in anticipo, mi piace chi si libera dalle maschere.

Luigi Verdi

http://www.facebook

NON UN CROCIFISSO MA IL VUOTO, IL RISORTO, L’INFINITO. UNICA EREDITÀ: L’ORO NELLE FERITE

– Non sono gli anni che contano nella vita, è la vita che metti in quegli ann –

Abraham Lincoln

#buongiornoromena

Festeggiare l’Avvento significa saper attendere: attendere è un’arte che il nostro tempo impaziente ha dimenticato. Esso vuole staccare il frutto maturo non appena germoglia; ma gli occhi ingordi vengono soltanto illusi, perché un frutto apparentemente così prezioso è dentro ancora verde, e mani prive di rispetto gettano via senza gratitudine ciò che li ha delusi. Chi non conosce la beatitudine acerba dell’attendere, cioè il mancare di qualcosa nella speranza, non potrà mai gustare la benedizione intera dell’adempimento.

Chi non conosce la necessità di lottare con le domande più profonde della vita, della sua vita e nell’attesa non tiene aperti gli occhi con desiderio finché la verità non gli si rivela, costui non può figurarsi nulla della magnificenza di questo momento in cui risplenderà la chiarezza; e chi vuole ambire…

View original post 216 altre parole

“A sua immagine”: da dicembre don Luigi condurrà il commento ai Vangeli su Rai Uno

002 pieve esterno illuminata

OGGI alle 16:15 (in replica la domenica alle ore 6:20)

Da Romena  don Gigi

gigi-Bimbi2

>>> GUARDA LA PUNTATA

DEL 1/12/18

Ecco ciò che conta in ultima analisi:
lasciar entrare Dio.
Ma lo si può lasciar entrare
solo là dove ci si trova,
e dove ci si trova realmente,
dove si vive,
e dove si vive una vita autentica.” 

Martin Buber

giro blogando nel Web...

  Sabato 1-8-15-22-29 dicembre – ore 16:15
(Domenica – replica ore 6:20)

raiPieve2

Dal prossimo 1 dicembre, il nostro don Luigi Verdi sarà il conduttore de “Le ragioni della speranza”, il consueto appuntamento di commento al Vangelo della domenica inserito nel programma “A sua immagine”. Ogni sabato pomeriggio alle 16:15 (in replica la domenica alle ore 6:20) don Luigi sarà dunque su Rai Uno per condurre una trasmissione che, nel recente passato, è stata curata anche da molti amici di Romena, come Ermes Ronchi, Luigi Ciotti e Matteo Zuppi. La conduzione di don Luigi durerà per tutto il periodo natalizio: 1, 8, 15, 22 e 29 dicenbre…un periodo speciale, di ‘rinascita’ interiore, che quest’anno potrà essere vissuto, per il pubblico televisivo, con l’accompagnamento di riflessioni e pensieri nello stile di Romena.

raiQuorlewww.romena.it/15-news/news-da-romena

View original post

State attenti a voi stessi, che il cuore non diventi pesante! Verrà un momento in cui ci sentiremo col cuore pesante….

Il dono dell’Avvento è un cuore leggero come la fiducia, quanto la speranza; non la leggerezza della piuma sbattuta dal vento, ma quella dell’uccello che fende l’aria e si serve del vento per andare più lontano

NON UN CROCIFISSO MA IL VUOTO, IL RISORTO, L’INFINITO. UNICA EREDITÀ: L’ORO NELLE FERITE

S.Maria del Cengio – Isola Vicentina

www.smariadelcengio.it

images-8 sANTAmARIA DEL CENGIO

Ho provato anch’io il morso dello sconforto, per me e per il mondo, ma non gli permetterò più di sedersi alla mia tavola e di mangiare nel mio piatto. Perché so che la storia è, nonostante tutte le smentite, un processo di salvezza.

Lc 21,25-28.34-36

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze…

View original post 517 altre parole

Incapace di percepire la tua forma, ti ritrovo ovunque intorno a me. La tua presenza mi riempie gli occhi con il tuo amore, e commuove il mio cuore, perché sei ovunque

Questi Versi sono tratti da una poesia orientale…

E l’acqua che avvolge tutto è metafora di un diluvio che distrugge e, al contempo, salva ciò che c’è da salvare consegnandolo all’eternità.

sciameinquieto.blogspot.com

giro blogando nel Web...

”La vita è il naufragio di tutti i tuoi piani”

“Incapace di percepire la tua forma, ti ritrovo ovunque intorno a me. La tua presenza mi riempie gli occhi con il tuo amore, e commuove il mio cuore, perché sei ovunque”

cultura.biografieonline.it

“l’acqua che avvolge tutto è metafora di un diluvio che distrugge e, al contempo, salva ciò che c’è da salvare consegnandolo all’eternità”

La forma dell’acqua

View original post

La mia prima fine del mondo.
Inseguendo Fratel Ettore dei poveri.

La mia prima fine del mondo.

 

La mia prima fine del mondo. Inseguendo Fratel Ettore dei poveri

UN NOBEL PER FANT

DI COSTANZA MIRIANO

EF
di Costanza Miriano
Chiedo con voce ferma e decisa l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura a Emanuele Fant. Il suo libro mi ha folgorata, come non mi succedeva da non ricordo più quanto (con Houellebecq, direi). Poiché però vedo piuttosto improbabile e comunque non prossima l’assegnazione del Nobel a un libro profondamente evangelico, non convenzionale e per niente ammiccante, proporrei l’istituzione del premio Quaglia ghiacciata*, e ne sancirei l’assegnazione insindacabile a La mia prima fine del mondo, editore Monti.

cover_lamiaprimafinedelmondo

La nostra famiglia è già titolare di cinque copie distribuite in giro, e credo che il totale aumenterà, perché quello di Emanuele è uno di quei libri che ti viene voglia di regalare a caso a pacchi, facendo volantinaggio per strada, o lanciandolo come faceva Fratel Ettore con i malloppi di rosari fluorescenti. A rendere più acuta la sindrome devi-assolutamente-leggere-questo-libro c’è l’aggravante che Emanuele ancora non lo conosce nessuno (quasi), e quando il mondo si accorgerà di lui uno potrà dire “te lo avevo detto io”, che è sempre una bella soddisfazione.
La mia prima fine del mondo racconta l’incontro di tre punk con un santo, e finalmente parla di fede con il passo della grande letteratura, non è il solito librino religioso piatto e sciatto che ti fa venire voglia di qualsiasi cosa tranne che di assomigliare a quello lì che scrive, non ti fa pensare che “va bene, ci credo, prego e vado a messa, ma se devo leggere qualcosa di bello mi butto su un bel libro, scritto magari da un narciso relativista ateo, che almeno però sa fare il suo mestiere”.
C’è da dire, come attenuante per chi non scrive libri così belli, che Fratel Ettore fornisce materiale potente. Mica tutti hanno la fortuna di incontrare gente così. C’è chi frequenta gente come (inserire nome di persona mediatica a propria scelta, anche il mio purtroppo va bene). Se lo avesse inventato uno sceneggiatore, Fratel Ettore, avrei detto che aveva esagerato: un sacerdote alto e grosso che piallava con i calli invece che accarezzare, che tirava i barboni fuori dalla strada a colpi di rosario, togliendo i vermi dalla loro carne senza dormire mai, portando in giro una statua della Madonna sopra il tettuccio dell’auto da cui pregava molestando tutti col megafono, e un’altra Madonnina al posto del passeggero, con tanto di cintura di sicurezza, a cui rivolgersi come a una persona in carne ed ossa, per ringraziarla di non essere morti pur avendo inchiodato in mezzo alla strada, fatto acrobazie ed essersi lanciato in mezzo a risse di spacciatori.
Emanuele – sì, lo so, un altro problema è che a leggerlo ti viene istintiva la familiarità che ti indurrebbe a chiamarlo per dirgli che sei contenta che piove, ma non lo puoi fare, perché lo scrittore ha una sua vita, e non ti può appartenere – ha aperto una strada, o meglio ne sta percorrendo una poco battuta. Ha detto a noi cattolici che si può parlare di Dio scrivendo bene, che si può sedurre con la nostra bellezza, anche quando è tagliente, evangelizzare lasciandosi inseguire, perché si è fatta intuire una luminosità nuova.
E infine, qualità per me preziosissima, Fant non fa il piacione, non ammicca, non bariccheggia, non si compiace della sua maestria: è sincero e accurato, la sua prosa mi fa pensare alle sculture di marmo lungamente piallate. Come in tutto questo riesca anche a far morir da ridere, è un mistero.
 
*p.s. Il motivo del nome del premio, Quaglia ghiacciata, si scopre leggendo del folgorante primo incontro dei tre punk con Fratel Ettore, che si mette a svuotare il frigo pieno di quaglie lanciandole per aria, perché “se il frigo è pieno la Provvidenza non ha niente da fare e si ferma”. Una logica da manicomio. La logica di Dio.
 

leggi anche:  L’ultimo dei testimoni (con anteprima del libro)    e    I punk, il santo e i santi punk